Roma: Negozi, il ponte delle polemiche

22/04/2001


Domenica 22 Aprile 2001

Lettera a Mosino di 600 esercenti e albergatori: chiedono le saracinesche alzate il 25 aprile e il 1° maggio
Negozi, il ponte delle polemiche

«Pur di aprire, pronti alla disobbedienza». È scontro tra i commercianti

di CARLO ROMANO

Non ci stanno a chiudere anche mercoledì prossimo, giorno di festa, di turisti e shopping. Per questo, promettono che – disobbedendo alle normative comunali in vigore – apriranno ugualmente i loro negozi sfidando i vigili urbani dei gruppi circoscrizionali. Commercianti ed albergatori reclamano infatti una giornata di apertura facoltativa delle botteghe per il 25, Festa della liberazione. «Per non offrire ai turisti il desolante spettacolo di una città con le serrande abbassate», hanno scritto in una lettera le associazioni "Quelli della domenica" (che dichiara circa 600 negozianti iscritti) e "Antea" (che rappresenta i 180 albergatori a quattro stelle aderenti all’Unione industriali). La lettera è anche un appello rivolto al commissario straordinario, Enzo Mosino.
Gianni Riposati, presidente dell’associazione che fu antesignana delle aperture festive dei negozi, inviterà dunque i suoi iscritti – negozianti di abbigliamento, artigiani, baristi, pasticceri, gioiellieri – «a una disobbedienza civile, nonostante il rischio di pagare una multa dai 2 ai 6 milioni: Non poco, soprattutto per un artigiano o per un piccolo esercente». "Quelli della domenica" hanno già collezionato parecchie multe nei passati giorni festivi in cui vigeva il riposo obbligatorio.
«Ma – spiegano – sono già state tutte contestate al sindaco». E aggiungono che, alla seconda multa, il negoziante inadempiente rischia una disposizione dirigenziale circoscrizionale con una chiusura forzosa fino a 15 giorni.
Esiste infatti un’ordinanza comunale – emessa a gennaio scorso dall’allora assessore al Commercio Franco Cioffarelli e sottoscritta all’unanimità da sindacati e associazioni di categoria – che riconosce la facoltà di apertura ogni domenica da aprile a giugno in tutta Roma, dal centro alla periferia, fatti salvi i giorni del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 e del 29 giugno. «Faremo ricorso all’Antitrust – obietta Riccardo Conte, vicepresidente dell’Associazione – per “disparità di trattamento", perchè altre categorie commerciali possono aprire anche in quei giorni: fiorai, negozi di libri e di dischi, souvenir, stampe, cartoline e ovviamente tutto il settore della somministrazione».
Confesercenti e Confcommercio replicano sottolineando il «doveroso rispetto di quell’ordinanza, che è uguale per tutti. Del resto, un calendario dei festivi a serrande alzate più
aperturista di quello romano non esiste in Italia». Il dirigente della Confesercenti Cesare Tirabasso aggiunge: «Finchè resterà in vigore l’ordinanza faticosamente sottoscritta da categorie e sindacati, grande distribuzione compresa, il candendario va rispettato da tutti. Anche perchè i giorni di chiusura obbligatoria sono pochissimi».
Diversa, la posizione della Uil-Tucs: «I casi sono due – dice il segretario generale localee Luigi Scardaone -. O il Comune vara un provvedimento che libera il mercato da vincoli e rendite di posizione cambiando l’ordinanza di gennaio, o applica sanzioni da due giorni di chiusura forzosa per i negozianti che nei festivi con riposo obbligatorio aprono comunque violando le norme. L’anarchia, invece, non deve esistere».
Ma i negozianti "della domenica" (gran parte dei quali con negozi in centro) ribadiscono il valore dell’apertura facoltativa pure in quei festivi, «come a Parigi e a Londra. Con una buona collaborazione tra amministrazione e operatori turistico-commerciali lì riescono a richiamare più turisti». E citano ila legge Bersani: L’articolo 12 comma 1 – dice Riposati – stabilisce che gli esercenti di una città d’arte decidano liberamente aperture e chiusure dei negozi, pure derogando dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva». «Ma Roma, che ha più della metà dei beni culturali – sostiene Conte – non ha ancora recepito la legge perché la Regione dal ’98 non ha fatto l’elenco che riconosce la capitale città d’arte».
Per il candidato vicesindaco del centrosinistra, Enrico Gasbarra, «a Roma è in vigore un calendario dei festivi a serrande abbassate sottoscritto a gennaio all’unanimità da tutte le componenti del commercio romano. E’ improponibile rimetterlo in discussione senza il necessario preavviso. Nel prossimo futuro, magari, si potrà anche riaffrontare questa questione con il consenso delle categorie, dei sindacati e dei consumatori. E la nostra posizione è a favore di soluzioni che rendano godibile la città a tutti».