Roma. Mezzo milione di euro per salvare il turismo

28/03/2003

          1 – Mezzo milione di euro per salvare il turismo
          2 – «Dagli Enti locali un investimento non il “solito" assistenzialismo»


          Venerdì 28 Marzo 2003

          Come anticipato dal Messaggero, dall’inizio della guerra l’occupazione nel settore è scesa del 15% rispetto al 2002. La Cgil accusa: «Difficoltà facilmente prevedibili»
          Mezzo milione di euro per salvare il turismo
          Provincia ed Ente bilaterale creano la cassa integrazione per i lavoratori del settore in crisi

          di FABRIZIO VENTURINI

          Cinquecentomila euro – ma giusto come primo stanziamento di quel che diventerà presto un Fondo rifinanziato annualmente – messi a disposizione dei lavoratori del settore turistico romano per integrarne i redditi. Ma pure per riqualificarne la professionalità, nella malaugurata eventualità che l’uno e l’altra vengano colpiti da un peggioramento di questa già preoccupante congiuntura dell’industria romana dei viaggi e delle vacanze. Si può dire, in pratica, che la Provincia di Roma e l’Ente bilaterale del Turismo ieri hanno fondato una vera e propria Cassa integrazione guadagni per i lavoratori della categoria. Facendo i dovuti scongiuri stiamo parlando infatti di 15.000 addetti al comparto alberghiero, di 5.000 impiegati delle agenzie di viaggio, di un migliaio circa di “tour operator", delle centinaia di camerieri di ristoranti di lusso del centro storico, che già avvertono sul collo il fiato caldo di una crisi del settore provocata dalla guerra all’Iraq. Senza badare ai nemici della concertazione, da un lato gli imprenditori ed i sindacati confederali di settore (alleati nell’Ente bilaterale) e dall’altro la Provincia di Roma hanno concordato con uno specifico Protocollo d’intesa la storica costituzione di un fondo destinato ad evitare il licenziamento dei lavoratori da imprese turistiche in crisi e l’azzeramento delle loro ricche competenze professionali. Per iniziativa del neoassessore al Lavoro Antonio Paris, la Provincia ha stanziato 200.000 euro. Altrettanti e qualcosa di più l’Ente bilaterale li ha impegnati prelevandoli da un fondo cumulato da decenni con versamenti dei lavoratori. Il Campidoglio giorni fa ha contribuito con 103 mila euro. Una metà dei 500.000 euro rimpingueranno le economie famigliari di lavoratori in esubero nelle aziende. Con l’altra metà si finanzieranno invece i corsi di riqualificazione per quelli dei lavoratori giudicati in esubero anche perchè inadeguati professionalmente. Nel pur fondamentale settore turistico – che a Roma produce un buon 35% della ricchezza locale – non sono previsti “ammortizzatori sociali" pubblici come quelli che con i denari della collettività integrano i redditi dei lavoratori chimici o di quelli metalmeccanici esclusi dalla produzione giacchè in esubero. Ciò consente un’affermazione di legittimo orgoglio all’assessore: «La Giunta provinciale di Roma – spiega Paris – è la prima d’Italia che si impegna tanto concretamente per questo settore». Ma lo stesso Paris tiene pure a precisare con una punta d’italica scaramanzia: «Sono orgoglioso della nascita di questo fondo nella misura in cui spero che i lavoratori non ne abbiano bisogno…».
          Come infatti anticipato dal nostro giornale tre giorni fa, l’industria turistica romana proprio negli ultimi giorni ha subìto un peggioramento delle sue prestazioni, scese fino a un 13% in meno di quelle fornite, in questo stesso periodo, nel 2002. I contraccolpi occupazionali di questa situazione – sempre secondo l’Ente bilaterale del turismo di Roma – si sono già fatti sentire con una diminuzione delle assunzioni pari ad un 15%. E da qualche azienda alberghiera pare siano affiorati i primi segni di dolorosa insofferenza per alcuni dei tanti adempimenti contrattuali assunti nei riguardi dei dipendenti. Giustificate ed inevitabili, quindi, sull’altro fronte, le preoccupazioni dei sindacati. Durissimo, l’altro giorno, il segreterio generale della Cgil romana e laziale, Stefano Bianchi: «Questa crisi era largamente prevedibile e ciononostante sono mancati il confronto e la programmazione politica necessari a dar stabilità al settore». Non a caso, l’obiettivo della stabilità è forse quello che il sindacato ha perseguito con più determinazione nell’intesa siglata da Paris ieri con i segretari confederali della categoria Gigi Corazzesi (Cgil-Filcams), Amedeo Meniconi (Cisl-Fisascat) e Bartolo Jozzia (Tucs-Uil). Spiegano infatti all’Ebt: «Oltre agli stipendi dei lavoratori, l’eventuale crisi del settore turistico romano metterebbe a rischio di sopravvivenza pure qualche impresa, nonchè quel ricco patrimonio di competenze e di professionalità anche dirigenziali che equivale ad una partecipazione culturale al capitale turistico romano…».
          Dal canto suo l’assessore Paris spezza una lancia a favore del rigore e della trasparenza dei contributi ai lavoratori turistici eventualmente in esubero. «Il Protocollo d’intesa – spiega – è chiaro: i lavoratori interessati devono essere dipendenti di aziende in regola con il Contratto collettivo nazionale, con il Contratto integrativo territoriale, con i contributi al Fondo». Sindacati e Provincia sperano così di stabilizazzare il lavoro in questo settore facendo emergere il lavoro nero e il sommerso anche attraverso i lavoratori. Già sono convinti invece di poter riqualificare con i corsi finanziati dal Protocollo di intesa di ieri professionalità rozze, incomplete o già superate, che una crisi spazzerebbe via in un battibaleno, con conseguenze sociali drammatiche.


          Venerdì 28 Marzo 2003

          I SINDACATI

          «Dagli Enti locali un investimento

          non il “solito" assistenzialismo»

          A Roma la concertazione tra parti sociali funziona e i lavoratori del turismo ne hanno raccolto il frutto con il Protocollo d’intesa tra la Provincia e l’Ente bilaterale (organo paritetico sostenuto da imprenditori e lavoratori come strumento previdenziale e di sostegno al reddito), per evitare i licenziamenti nel settore qualora i problemi attuali precipitassero in una crisi. «Diamo atto al Comune di Roma e alla Provincia – dice il segretario generale della Cgil-Filcams romana e laziale, Gigi Corazzesi – di aver capito la situazione e i rischi per i lavoratori e le imprese». Corazzesi tiene a chiarire però che l’intesa di ieri tra sindacati e Provincia non contiene elementi di assistenzialismo vecchio tipo.
          «In primis – dice – i lavoratori contribuiscono al Fondo con risorse maggiori di quelle impegnate dalla Provincia. Inoltre, gli stanziamenti dei due enti locali vanno considerati investimenti e non assistenza pagata dalla collettività. Diversamente da altre situazioni, il contribuente in questo caso non è un Pantalone chiamato a pagare lo stipendio a chi fino al giorno prima con il suo lavoro arricchiva qualcun altro. Qui, invece, la collettività investe sulla competitività di un settore come quello turistico che mantiene mezza Roma…».


          F. Vent