Roma. Licenziata dal market perché era ammalata

22/03/2005
    martedì 22 marzo 2005

      Licenziata dal market perché era ammalata
      «Accusata di indisciplina, ma dovevo fare un’ecografia»
      La Cgil: «Decisione illegittima e condotta antisindacale»

        Wanda Marra

          «Mi ha detto: “È inutile che perdi il fiato perché ti ho licenziata”. Testuali parole». A raccontare come ha perso il suo lavoro in un supermercato, il franchising Gs di via della Pisana, dopo un anno e mezzo di malattie e di calvario personale è Debora (la chiameremo così, per proteggere la sua privacy). Classe 1974, separata con una figlia di 2 anni e mezzo, Debora lavorava nel supermercato dal 1994. Era responsabile amministrativa di secondo livello. «Ero entrata come commessa per riempire gli scaffali, ma in realtà stavo in ufficio da subito. E poi ho fatto carriera, perché si sono accorti che ero sprecata per mettere a posto i documenti». I suoi problemi di lavoro cominciano nell’estate del 2003, a luglio. «Dovevo rientrare dalla maternità. E una settimana prima mi hanno chiesto telefonicamente di fare la cassiera. Dicendo che molte ragazze erano in ferie, e che c’era bisogno di una mano».

            Questo per lei è chiaramente, un passo indietro. E i mesi seguenti sono difficilissimi. «Avevo problemi personali. Dopo un mese e mezzo sono tornata in malattia. Mi ero separata da mio marito e ho sofferto di depressione – racconta –. Dovevo rientrare a lavorare a febbraio del 2004, ma mi hanno detto che avevo ferie e permessi arretrati. Così, sono tornata il 15 marzo. E ho lavorato ininterrottamente per un anno». I problemi di Debora però non sono finiti. «Il 3 febbraio di quest’anno mi sono rimessa in malattia. Infatti, l’8 febbraio mi hanno tolto dei noduli al seno destro. Per fortuna gli esami istologici hanno detto che si trattava di due tumori benigni».

              Una risonanza magnetica rivela che Debora ha anche un problema all’ipofisi: per capire come risolverlo deve fare un’ecografia e alcuni esami. Così, anche se il 3 marzo finisce il periodo di malattia, Debora chiede altri giorni: «Volevo riprendere a lavorare. Ne avevo bisogno. Così ho chiesto dei permessi e delle ferie, piuttosto che la malattia. Ho telefonato alla responsabile casse e ho chiesto a lei: è questa la prassi del supermercato. Dovevo rientrare lunedì 14. Il sabato ho telefonato, chiedendo quale fosse il mio orario. C’era solo quello di lunedì, il pomeriggio. Ma io dovevo fare un altro esame. Così ho parlato direttamente con il mio datore di lavoro: “Oggi non ce la faccio. Ma domani o massimo dopodomani sono alla base”. In realtà, lui aveva già firmato la raccomandata con il mio licenziamento». Un licenziamento in tronco: «Hanno detto che non avevo avvertito che non sarei tornata dopo la malattia. Ma io ho i tabulati della Telecom. Mi hanno accusata di comportamento indisciplinato».

                Adesso Debora ha impugnato il licenziamento, mettendo tutto nelle mani della Cgil. A sostegno della sua causa c’è già stato uno sciopero venerdì e una manifestazione fuori dal supermercato sabato. «I titolari di quel supermercato hanno idee molto antiquate. Danno ai propri dipendenti poche possibilità di esprimere i loro diritti, come ferie o turni di lavoro adeguati», spiega Concetta Di Francesco, Segretaria generale Cgil Filcams Roma Ovest. E racconta: «Il sindacato è entrato nel supermercato 4 o 5 mesi fa. L’argomento più sentito era proprio quello degli orari: si arrivava anche a 12 ore lavorative. Con il coinvolgimento dei lavoratori abbiamo tentato di risolvere il problema facendo le prime iniziative di sciopero. La società si è detta disponibile a trattare sui temi dell’orario. Ma in realtà l’esercizio del diritto di sciopero non veniva visto di buon occhio».

                Infatti, in occasione del primo sciopero, il 21 gennaio, dichiara la Di
                Francesco «hanno portato dentro personale di altri supermercati». La battaglia comunque va avanti: «Oltre a richiedere l’intervento della magistratura su questo licenziamento illegittimo stiamo considerando la possibilità di un altro intervento della magistratura per repressione di condotta antisindacale. E anche se si tratta di un franchising, crediamo che anche la Gs abbia interesse a difendere il suo marchio, che ha sempre garantito l’esercizio dei diritti sindacali».