Roma: La rivolta delle commesse

30/05/2001

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Roma

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La rivolta delle commesse
Stop alle aperture festive, appello al presidente Ciampi
L’ultimo atto del commissario Mosino per il 2 giugno diventa un caso: in via del Corso nasce una nuova associazione

ROMANA LIUZZO


Commesse sul piede di guerra. L’ordinanza del commissario Enzo Mosino che dà facoltà di aprire i negozi sabato prossimo, festa della Repubblica, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E ha riaperto la questione del lavoro nei giorni domenicali. Dopo mesi di proteste silenziose, anche perché la paura di essere licenziate in tronco è tanta, le «signorine del bancone» hanno deciso di unirsi. E di fondare un’associazione, Commesse Insieme, capitanata da una di loro, Roberta che lavora a via del Corso.
Ieri poi, mosse dall’esasperazione, le centinaia di lavoratrici dei negozi del centro storico, hanno fatto di più che riunirsi in una sorta di sindacato che le tuteli. Hanno preso carta e penna, e si sono rivolte direttamente al Presidente della Repubblica. «Egregio Presidente si legge nella missiva siamo un gruppo di commesse del centro storico romano. Siamo mamme, mogli, figlie, sempre troppo assenti, stanche di non essere tutelate e vogliose di far sentire le proprie ragioni». E ancora le commesse: «Rendendo facoltativa l’apertura del 2 giugno il Comune ci ha penalizzato, obbligandoci indirettamente a lavorare in un giorno di rilevanza nazionale e limitando anche la nostra libertà di cittadini. Continuando di questo passo resteremo aperti anche a Natale. Può una festività diventare un privilegio?».
Un bel dilemma. Certo è che attorno alle aperture domenicali (o festive) c’è sempre stato un gran fermento. Da un lato, l’Associazione Quelli della Domenica, guidata da Gianni Riposati, battagliero fornaio di Fontana di Trevi, da anni schieramento aperturista, che vede d’accordo turisti e cittadini contenti di avere un servizio. Dall’altra le associazioni dei commercianti, Confcommercio e Confesercenti, spesso contrarie alle aperture domenicali, ma concordi nel voler aprire il 2 giugno. C’è poi il Vaticano, che più volte si è pronunciato sulla questione, lanciando anatemi contro chi decide di lavorare nel Giorno del Signore. Ma è stato un deterrente troppo lieve se commisurato agli incassi milionari. Perciò avanti tutta.
E infine loro, le commesse, parte davvero in causa della vicenda. «Dire che l’apertura è facoltativa è un imbroglio fa sapere la portavoce del gruppo tutti restano aperti è chiaro. Ma siamo noi che dobbiamo lavorare otto ore al giorno, lontane da casa, e per una paga che non arriva nemmeno a centomila lire. Secondo noi vale più una domenica passata in famiglia, anche perché l’unico nostro riposo, poi resta il lunedì mattina». Protestare apertamente con i datori di lavoro, trattare personalmente la questione, è un’impresa impossibile. «Chi ci ha provato spiegano ancora dietro i banconi di via del Corso è stato licenziato con una scusa qualsiasi». L’unica speranza ad oggi, con il nuovo sindaco Walter Veltroni appena insediato, resta la protesta clamorosa con la lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica. «Roma ci ha messo degli anni a conquistare le aperture domenicali dei negozi tuonano all’associazione Quelli della Domenica è giusto rispettare il riposo delle commesse, ma è altrettanto giusto fare in modo che città turistiche come Roma offrano servizi all’altezza delle aspettative». Primo problema per il nuovo sindaco.