Roma. I turisti cinesi fanno paura, «non li vogliamo in hotel»

04/04/2003


          Venerdì 4 Aprile 2003

          Psicosi della polmonite atipica. Gli stranieri avevano regolarmente riservato le stanze al Beverly Hills che all’ultimo momento ha disdetto la prenotazione
          I turisti cinesi fanno paura, «non li vogliamo in hotel»

          Per timore di un contagio della Sars un secondo albergo nega l’ospitalità a comitive di orientali

          di FABRIZIO VENTURINI

          Caccia agli “untori cinesi". Rischiano il tracollo e danni di miliardi le aziende turistiche romane specializzate nella accoglienza agli escursionisti compatrioti di Mao. E’ la seconda volta in pochi giorni che un hotel romano rifiuta l’ospitalità a una comitiva di cinesi con regolari prenotazioni per paura di contagi di polmonite atipica. Ieri, è stato il “Beverly Hills" a riferire questa scelta al tour operator “AZ Turismo". «Siamo allarmati – spiega il dirigente Antonio Giovannelli – così si distruggono le aziende. Il Ministero dica chiaro e tondo se ci sono rischi di contagio frequentando i cinesi…».
          Intanto, il direttore del primo albergo ad aver imboccato questa strada accetta, a condizione di restare anonimo, di dire la sua. «Mi possono multare, arrestare, denunciare, far pagare penali e mettermi alla gogna con le accuse più assurde e offensive tipo quella di razzismo. Ma rifarei ciò che ho fatto. Negando ospitalità nell’hotel che dirigo ad un gruppo di cinquanta cinesi (con cui mi sono scusato, dicendo che non ce l’avevo con loro), ho fatto il mio dovere. Quello di tutelare la salute di clienti e dipendenti in condizioni di disimpegno delle autorità sanitarie nazionali e regionali relativamente ai rischi di contagi da polmonite atipica in alberghi frequentati da cinesi. Sebbene in Italia si tenda ad evitare l’assunzione di responsabilità rivendico la giustezza della mia scelta. Ho inteso tutelare altre centinaia di clienti (molti stranieri), l’azienda che dirigo e i lavoratori».
          Non polemizza Mister X –
          chef d’auberge di un hotel a tre stelle con insegna in francese che opera al Trullo – per giustificare un comportamento insolito per un albergatore romano: negare l’ospitalità a turisti con valide prenotazioni. Dapprima, questa condotta gli è valsa severe censure da parte del tour operator interessato, di “Assotravel" (associazione di agenzie turistiche legata a Confindustria) e del sindacato di categoria Filcams-Cgil. Ma – dopo il suggerimento del ministro della Salute Sirchia di evitare viaggi in Oriente per sottrarsi a rischi di contagio – è destinata a far rumore. Almeno, come stimolo di ulteriori precisazioni e di iniziative profilattiche più tranquillizzanti di quelle attivate.
          «Se il Ministero sconsiglia di raggiungere i
          focolai orientali del virus – dice Mister X – non credo consideri vettori di infezione pagode, risciò e lumini in carta di riso. Evidentemente sconsiglia contatti con chi può essere portatore del virus. Allora, se in questi giorni i dipendenti di Fiumicino hanno levato lamentele e proteste chiedendo più tutele da tali rischi, non sono più esposti ad essi lavoratori che toccano ogni giorno bagagli, biancheria, piatti, posate, vestiti e mani di gente proveniente dai posti dove il virus è più diffuso? Perciò ho fatto bene a respingere con garbo quei signori cinesi. E preciso, che se fossero stati liguri, veneti o sardi invece che cinesi, in quelle condizioni avrei fatto la stessa cosa».
          Il problema non si è chiuso. Nella Filcams-Cgil si discute. Dice il segretario Gigi Corazzesi: «Una prenotazione alberghiera va onorata come un contratto senza direttive ministeriali contrarie». Ribatte il compagno Otello Belli: «Quell’albergatore ha torto e Corazzesi ha ragione. Ma chi lavora in quell’hotel e negli altri merita tutele sanitarie più efficaci di quelle attivate a Fiumicino. Per i lavoratori del turismo Ministero ed enti locali devono fare di più a livello profilattico e informativo. Non possono lasciare ad un albergatore la soluzione di questi problemi».
          Il caso è aperto. Se a febbraio sono arrivati 79 turisti cinesi a Roma, per marzo se ne aspettavano molti di più oltre i 50 che dall’albergo del Trullo sono stati dirottati in un hotel all’Eur. E’ una catena americana con quattro alberghi romani ad aspettare il maggior numero di cinesi a breve scadenza: centinaia. Secondo i sindacalisti aziendali lo staff sarebbe già fuori dalla grazia di Dio: «Non sanno che pesci pigliare…».