Roma. Grandi alberghi, divieto di insulto

10/10/2002


Mercoledì 9 Ottobre 2002

LA CORTE DI CASSAZIONE

Grandi alberghi, divieto di insulto

Più gli alberghi sono di lusso e maggiormente il personale che ci lavora deve tenere un comportamento pari allo standard dei servizi. Altrimenti rischia il licenziamento in tronco. Così la Cassazione ha confermato la perdita del posto di lavoro al cameriere di uno dei migliori alberghi di Roma, che aveva insultato un cliente perchè voleva pagare una cena di lavoro con un assegno. Invano, infatti l’ex cassiere dell’hotel «Hassler» ha fatto ricorso contro il licenziamento inflittogli dal datore di lavoro – e confermato in primo e secondo grado – per aver tenuto un comportamento «gravemente ingiurioso» nei confronti di un cliente particolarmente apprezzato dall’hotel». In sostanza le parolacce scappate dalla bocca del cameriere costituivano «violazione di specifici livelli di diligenza rapportati all’elevato standard qualitativo dei servizi offerti dalla struttura alberghiera, così da giustificare il provvedimento espulsivo». Invece secondo il lavoratore il suo comportamento era giustificato dal fatto che lui «nella sua qualità di cassiere, e nell’interesse del datore, si era preoccupato di non accettare mezzi di pagamento non affidabili». In pratica aveva mandato al quel paese un cliente di riguardo dell’Hassler che, alla fine di una cena di lavoro svoltasi nella rinomata terrazza dell’albergo, voleva pagare il conto – peraltro salato – a mezzo assegno. Del resto, il cliente in questione, pagava sempre i suoi conti in questo modo. Dopo essere stato insultato così pesantemente, il cliente protestò con la direzione dell’albergo. E per lo sguaiato Giancarlo C. arrivò il licenziamento su due piedi. Nel caso in questione la giusta causa del licenziamento «è stata identificata non solo nel tono scorretto del dipendente, nelle gravi offese alla dignità e nel grave pregiudizio degli interessi della clientela, ma anche nella violazione degli specifici livelli di diligenza rapportati all’alto standard qualitativo dei servizi notoriamente offerti al pubblico dell’hotel ‘Hassler’, con grave lesione dell’immagine aziendale». Aggiunge, infine, Piazza Cavour che prendere a parolacce i clienti costituisce «violazione dell’ulteriore obbligo di usare modi cortesi con il pubblico, espressamente prescritto dall’art.92 del contratto collettivo alberghiero».