Roma. Fumava sul posto di lavoro: licenziata

23/03/2005

    mercoledì 23 marzo 2005

      Fumava sul posto di lavoro: licenziata

        Davide Sfragano

          Dal 5 di febbraio la signora Vincenzina Di Biase ogni mattina si reca davanti la sede dell’Enea di Lungotevere Thaon de Ravel con un cartello con su scritto: «Lesa nei diritti fondamentali della persona perché ho svolto attività sindacale onestamente». E dall’altro ieri la signora Vincenzina ha scelto una forma di protesta ancora più forte: si incatena ogni giorno davanti la sede dell’ente. Dicendo: «Continuerò a farlo fin quando non mi reintegreranno nel mio posto di lavoro. E sono pronta ad andarmi ad incatenare anche davanti il Tribunale del lavoro». La signora Vincenzina ha 51 anni, è da 1974 che lavora all’Enea come donna delle pulizie, cambiando di tanto in tanto datore di lavoro a seconda della ditta che vince l’appalto per le pulizie nell’ente, come previsto dal contratto di lavoro. È sindacalista della Ficams-Cgil, è vedova, ha un figlio di 14 anni, aveva un contratto per il quale a fronte di 15 ore settimanali di lavoro riceveva 350 euro mensili, ed è diabetica. Ma soprattutto, è stata licenziata perché sorpresa sul posto di lavoro a fumare. Almeno questa è la versione dell’azienda. Una versione che lei nega totalmente. «E no che non fumavo – dice la signora Vincenzina – Sì io sono una fumatrice, ma le multe sono così salate che non posso permettermi di pagarle con quella miseria che guadagno. La verità è che due caporali dell’azienda alle 6 di mattina, quando non c’è nessuno, possono fare quello che vogliono. E con me l’hanno fatto. Quando me l’hanno detto io sono caduta dal cielo.
          Io non l’ho proprio visti quei due quel giorno, ed infatti, non c’è nessun verbale che dice che io sono stata sorpresa a fumare». La signora Vincenzina ha però un’idea precisa del perchè l’azienda per cui lavorava, l’Edil pulizie, l’ha prima sospesa e dopo cinque giorni licenziata in tronco: «L’hanno fatto per un’altra causa che io avevo con l’azienda per una cosa che risale a due anni fa, il cui processo si è tenuto lo scorso 9 marzo. Affinchè io accettassi la loro proposta di conciliazione, ossia un altro lavoro da un altra parte. Ma io non l’ho accettato. Io voglio lavorare all’Enea, dove presto servizio da 31 anni». E poi c’è anche un altro motivo, sempre secondo la signora Vincenzina, che ha portato l’Edil pulizie al suo licenziamento: «Mi vogliono fare fuori anche perché ho scoperto che l’azienda non rispetta l’appalto per il quale l’Enea la paga.

          Avendo bisogno di lavorare di più, ho chiesto di poter fare degli straordinari che mi sono stati negati. È stato allora che ho scoperto che il capitolato d’appalto prevede che l’azienda debba prestare un servizio più ampio». Ad ogni modo, a prescindere dal fatto se la signora Vincenzina quella mattina del 4 di febbraio fumasse o meno, il provvedimento appare comunque spropositato. Spiega Claudio Ricci, della Filcams-Cgil: «Il provvedimento è senza alcun ombra di dubbio eccessivo. Ci sono anche altre sanzioni prima del licenziamento. Crediamo piuttosto che la signora sia stata presa di mira dall’azienda perché in qualità di rappresentante sindacale, ha rifiutato un accordo in una precedente trattativa per aumentare i parametri dell’appalto». Fatto sta che adesso la signora Vincenzina ha anche un problema di sostentamento. Dice: «Ho la pensione di reversebilità, prendo gli assegni familiari per il mio bambino, ed ho appena chiesto un prestito in banca. Ma io voglio solo il mio posto di lavoro».