Roma e Parigi, joint venture di idee

11/02/2004

    mercoledì 11/2/2004

    Roma e Parigi, joint venture di idee

    DAL NOSTRO INVIATO

    PARIGI – Sede del ministro Nicole Ameline, delegato alla Parità ed Eguaglianza professionale. Sono le nove del mattino a Parigi e cominciano le strette di mano tra dirigenti ed esperti italiani e colleghi francesi. L’appuntamento è organizzato da tempo: uno scambio tra Paesi su tutto l’universo del lavoro sommerso e illegale, dal nero totale, alle finte collaborazioni coordinate e continuative, ai falsi subappalti. A guidare la delegazione italiana, il ministro del Welfare Maroni che spiega brevemente la nuova riforma del mercato del lavoro. Poi, passa la parola ai tecnici del ministero che iniziano a rispondere alle domande dei francesi, alle prese con il fenomeno dell’illegalità che si sta diffondendo sempre più in alcuni settori – edilizia e agricoltura – e attraverso alcune forme come le finte collaborazioni, le ditte individuali e i subappalti illegali. «Come affrontate il problema della fornitura illegale di manodopera e dei falsi subappalti visto che in Francia sono molte le aziende italiane che lo fanno?». Vanno dritto al punto i dirigenti ministeriali d’Oltralpe che vogliono valutare se copiare o meno il modello italiano nel combattere una piaga che ora è diventata anche francese. Caro Lucrezio Monticelli e Giuseppe Pagliuca spiegano una delle novità della riforma del mercato del lavoro: «Abbiamo voluto che le imprese giocassero a carte scoperte. Dunque, abbiamo reso legale la somministrazione di manodopera, a tempo determinato e indeterminato, in casi previsti dalla legge e dopo aver avuto l’autorizzazione ministeriale. Un’impresa quindi può scegliere: o pagare di più il costo del lavoro ma senza assumersi il rischio del personale, che viene affittato; oppure pagare meno (cioè solo i costi previsti dalla legge, ndr) ma gestire i rapporti di lavoro. Sapete, in Italia licenziare è complicato, da noi vige la tutela reale con l’articolo 18». Per i francesi è una vera novità: è infatti previsto il lavoro interinale ma la somministrazione di manodopera può essere fatta solo senza fini di lucro. «Stiamo a guardare la risposta del mercato. Al momento – rispondono gli italiani – la norma non è operativa, stiamo ancora mettendo a punto il regime autorizzatorio». Si cambia capitolo: le false collaborazioni, il moltiplicarsi di ditte individuali per eludere gli alti costi del lavoro. Anche qui corre in soccorso la legge Biagi. «Abbiamo introdotto il lavoro a progetto proprio per svuotare questa forma di elusione: ora chi è collaboratore deve avere un contratto scritto in cui la sua prestazione viene legata a un progetto dell’impresa», spiegano gli italiani. Ma i francesi incalazano. «Le ragioni obiettive del lavoro nero sono evidenti: alti costi e la complessità del diritto del lavoro. A questo si aggiunge che ormai la nozione di lavoro dipendente non è più omogenea, è diventata più complessa. Nei prossimi anni ci si dovrà porre questo problema. E introdurre criteri nuovi come la qualificazione professionale oltre che affrontare il tema della responsabilità collettiva nella lotta all’illegalità». Poco più tardi, altro ministero, si cambia copione. Questa volta sono gli italiani che vogliono copiare il sistema francese. Roberto Maroni incontra il ministro francese della Famiglia, Christian Jacob, per creare dei gruppi di lavoro sul "reddito familiare". È questo il nuovo target del ministro che punta a introdurre, nella riforma fiscale del Governo, anche questa norma del tutto inedita per noi, il reddito della famiglia. In pratica, si divide il reddito per il numero dei componenti della famiglia abbassandone il carico fiscale. La premessa di questa joint-venture è già scritta: né l’Italia, né la Francia pagheranno royalties sulle idee dell’altra.

    LI.P.