Roma. Consumi: i 12 mesi più neri

24/02/2005

    Giovedì 24 febbraio 2005

      Pagina II – Roma

      Bilancio drammatico della Confesercenti: "Neppure a dicembre si è registrata una ripresa"
      Consumi, i 12 mesi più neri
      "Perdita del sette per cento"
      La boccata d´ossigeno del turismo (più 6 per cento nel 2004) non è servita a incrementare gli acquisti. Unico successo per discount e offerte speciali

      GIOVANNA VITALE

      un anno nero per le vendite al dettaglio. Una gelata dei consumi che, mai come negli ultimi dodici mesi, ha confermato la crescente difficoltà delle famiglie a far quadrare i bilanci, stretti fra una progressiva perdita del potere d´acquisto degli stipendi e un aumento dei prezzi lento ma costante. E a nulla è valsa la boccata d´ossigeno arrivata dal turismo: il 6% in più rilevato a Roma nel 2004 non è bastato a risollevare le sorti dello shopping.

      Sconsolante il consuntivo. «Persino dicembre, che nelle attese di tutti doveva essere un´occasione di rilancio dei consumi grazie alle festività natalizie, alla fine si è rivelato un mese disgraziato», mastica amaro Walter Giammaria, segretario della Confesercenti capitolina. «La degna conclusione di un anno terribile», insiste, «chiuso con un crollo delle vendite per le imprese della piccola distribuzione cittadina che si aggira intorno al 6-7% rispetto alla flessione più contenuta registrata dalle grandi imprese». Il saldo complessivo è dunque un po´ meno negativo, ma resta comunque pesante: bilanciato – segno evidente di questo tempo gramo – dal comportamento virtuoso dei romani che ormai si sono fatti furbi e al negozio sotto casa preferiscono le offerte promozionali, i "prendi 3 e paghi 2", i prodotti scontati proposti in grandi magazzini e ipermercati. Per non parlare degli hard-discount, il cui giro d´affari cresce, anno dopo anno, a ritmi vertiginosi: lo dimostra il numero di nuove aperture, che nell´arco di due lustri hanno fatto raddoppiare la rete commerciale regionale. E non è dunque un caso se, per la prima volta da quando la lira è stata convertita in euro, cala anche la spesa dal droghiere: fra il 3 e il 5%, sostiene Confesercenti.

      Se non è una Caporetto, poco ci manca. Di sicuro per i negozi di vicinato, ché i grandi hanno tenuto grazie soprattutto a una politica di contenimento dei prezzi pressoché obbligata. Lo sottolinea Giuseppe Codispoti, responsabile grande distribuzione per il Lazio della Lega Cooperative: «I dati parlano chiaro. In molti casi i negozi di piccole dimensioni hanno performance molto distanti dai supermercati dello stesso marchio: significa che i consumatori, anche quelli fidelizzati, si sono ormai spostati». Le cifre sembrano dargli ragione: «L´anno scorso, a parità di punti vendita, abbiamo registrato un incremento del 3% in Conad e una sostanziale tenuta in Coop». Va peggio, secondo la Confesercenti, nel settore non alimentare: dal 10 al 15% in meno per abbigliamento e calzature; -10% per la profumeria; altrettanto per cartoleria e libri.

      Ma, archiviato l´annus horribilis, è il futuro a preoccupare. «In questi primi due mesi», sottolinea Codispoti, «è accaduta una cosa mai vista: un decremento sull´intera rete della Lega Coop pari al 3-4%, che non si spiega neppure calcolando i due giorni di apertura in meno avuti a gennaio 2005 rispetto allo stesso mese del 2004». Un calo che non tocca solo i piccoli negozi, ma per la prima volta anche gli ipermercati. «Ancor più preoccupante», conclude Codispoti, «se consideriamo che ormai vendiamo centinaia di prodotti a prezzi bloccati. Allora mi chiedo: fino a quando la distribuzione organizzata riuscirà a tenere, contenendo i listini, visto che da tempo industria e produttori ci chiedono ritocchi?».