Roma. Confcommercio, candidato unico

26/10/2001


Giovedì 25 Ottobre 2001

Confcommercio, candidato unico
Finito il commissariamento, Pambianchi in pole position per la presidenza

di FABRIZIO VENTURINI

Questione di giorni e forse solo di ore – giusto il tempo per chiudere gli ultimi conti – e dopo due anni di regime commissariale gestito per conto dei vertici nazionali dal gentiluomo pavese Aldo Poli e da Marcello D’Alfonso quale segretario generale riconfermatissimo, a via Properzio la Confcommercio-Roma ritornerà ad un assetto dirigenziale e organizzativo ordinario. Come si ricorderà, era l’autunno del ’99 quando l’associazione romana di categoria (allora era presieduta da Francesco Fabbi) fu commissariata dalla Giunta nazionale per problemi interni d’ordine economico, per una rappresentatività giudicata molto più bassa delle potenzialità ed a rischio di corrosione da parte di sigle concorrenti. La normalizzazione non comincerà subito dopo la conclusione ufficiale della gestione commissariale – i risultati della quale sono giudicati molto diversamente a seconda delle cordate e delle fazioni interne – bensì nei giorni seguenti. Cioè quando Sergio Billè, forte di tutte le prerogative statutarie d’un presidente nazionale della “Confederazione generale del commercio, del turismo e dei servizi" (la Confcommercio), avrà indicato un candidato – difficilmente una coppia in ballottaggio, ma men che meno una terna di nomi – da proporre in Assemblea dei soci con un’investitura di durata appena biennale. Questo incarico ridotto è ritenuto necessario per riportare piano piano e senza strappi al motore l’ente associativo di Roma da una parte a una compiuta democrazia interna, dall’altra parte ad una maggiore rappresentatività sindacale e da un’altra parte ancora a una presenza molto più forte e qualificata nei consigli di amministrazione di organi economici della città a partecipazione imprenditoriale (la Fiera di Roma, la Camera di commercio, il Centro agroalimentare “Car", i nuovi Mercati dei fiori e il Centro carni ormai in via di privatizzazione). Senza contare un’esigenza primaria come quella di coltivare relazioni istituzionali soddisfacenti con enti locali, partiti ed altre sigle imprenditoriali.
Il momento – nella sede federale romana di via Properzio come in quella nazionale di piazza Trilussa – ieri pareva dunque teso ed intenso per i commercianti romani iscritti all’associazione nata nel 1944 come Unione Commercianti e che, prima di Poli e D’Alfonso, è stata guidata in questi venti anni da Fabbi, da
Sergio D’Amico, da Piero Morelli, da Paolo Trani, da Luciano Lucci. Le tensioni vengono non tanto dai giudizi difformi sui risultati ottenuti nei due anni gestiti dal Commissario (man mano si sono susseguite emorragie di associati da categorie molto importanti come gli albergatori, i panificatori, la grande distribuzione, gli operatori su aree pubbliche, i pubblici esercenti, le associazioni di strada). Quanto dal legame (sia politico, sia solo tempistico) fra la fine del commissariamento ed i preparativi della nomina-con-elezione a presidente. Nelle ultime settimane, a questo proposito, la candidatura alla presidenza che ha preso più “corpo", sostanza e vantaggio rispetto ad ogni altra è quella di Cesare Pambianchi: non soltanto commercialista di grido e come tale protagonista di megatransazioni finanziarie e immobiliari romane negli ultimi anni. Ma pure imprenditore in proprio. E in quanto tale re dei centri sportivi, delle piscine, dei complessi per il fitness, nonchè titolare della holding di famiglia “Profit Spa" con la quale controlla imprese commerciali e turistiche, immobiliari e edilizie, sanitarie e sportive, metalmeccaniche e dei servizi. «Ma anche a prescindere da chi sarà “Il Prescelto" – sorride un anziano dirigente di settore di via Properzio quale Enrico Tedeschi – speriamo che Billè lo designi presto, cosicchè si possa iniziare a lavorare a testa bassa con lui per il benessere di Roma e per gli interessi della categoria».