Roma. Colf, paura dell’espulsione: condono a rischio

26/07/2002

Venerdì 26 Luglio 2002

CRONACA DI ROMA

Saranno 14 gli sportelli unici in città. Il prefetto Del Mese: «I primi appuntamenti per i permessi di soggiorno già ad ottobre». Obiettivo di 40 mila domande
Colf, paura dell’espulsione: condono a rischio

L’allarme lanciato durante il vertice in Prefettura per organizzare la regolarizzazione dei clandestini

di DAVIDE DESARIO
e GIUSEPPE MARTINA

Secondo le stime della questura e dell’ufficio provinciale del lavoro saranno tra le 25 mila e le 40 mila le domande di sanatoria che saranno presentate nella Capitale. Per le associazioni di volontariato e sindacati, invece, saranno molte meno: «La legge è molto rigida – dice Daniela Pompei di Sant’Egidio – E a Roma è altissimo il numero di clandestini non in possesso dei requisiti richiesti. Per questo in molti non usciranno allo scoperto per il rischio di essere espulsi».
L’allarme è stato lanciato proprio ieri durante il primo vertice che il Prefetto Emilio Del Mese ha convocato a Palazzo Valentini per organizzare l’imminente sanatoria. Intorno al tavolo si sono riuniti davvero tutti: il direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro Giuseppe Antonio Cela, il dirigente dell’ Ufficio Immigrazione della Questura Nicola Calipari, i rappresentanti della Provincia e dell’ Inps; ma anche le organizzazioni sindacali (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil) e le associazioni di categoria tra cui la Caritas Diocesana, la Comunità di S. Egidio, l’Arci Solidarietà, Acli Migrantes, la Federcolf, la Fidaldo, l’Assindatacolf, il Forum delle Comunità Straniere in Italia, l’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere e Senza Confine.
Molti gli interrogativi, soprattutto sui requisiti necessari per poter ottenere il permesso di soggiorno: cosa si intende per precedenti penali? Qual è l’orario di lavoro settimanale e lo stipendio minimo? Tutte domande a cui i responsabili dei vari uffici hanno dato una risposta anche se si attendono alcune spiegazioni dal Ministero degli Interni. Come sulla questione delle colf che lavorano in più famiglie: «Anche loro possono essere regolarizzate – è stato spiegato durante la riunione – Purchè uno dei datori di lavoro si assuma le responsabilità come se fosse l’unico».
Definito, invece, l’iter burocratico e il calendario per ottenere il permesso di soggiorno. La legge, con ogni probabilità, sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale entro agosto ed entrerà in vigore dopo 15 giorni. Nel frattempo il Ministero dell’Interno metterà a punto il kit (modulo, bollettino e busta) da consegnare agli uffici postali ai quali si dovranno rivolgere i datori: «Entro due mesi dall’entrata in vigore della legge dovranno compilare un modulo prestampato e pagare un conto corrente per i contributi degli ultimi tre mesi – spiegano dalla prefettura – Poi la pratica passerà (in via telematica) alla Prefettura che effettuerà un primo controllo. Successivamente entrerà in azione la Questura che verificherà che lo straniero non abbia problemi con la legge. Quando la prassi sarà conclusa la Prefettura, sempre tramite posta, darà appuntamento al datore di lavoro e al suo dipendente allo sportello unico dove, davanti ad una commissione, verrà siglato il rapporto di lavoro e rilasciato il permesso di soggiorno».
I primi appuntamenti? Presumibilmente a ottobre e andranno avanti per almeno sei mesi. E’ tutto pronto anche per gli sportelli unici: «L’Inps che ha un’ottima dislocazione sul territorio ci ha messo a disposizione le sue sedi – assicura il prefetto – Sono nove in città e tre nell’hinterland. Mentre il Campidoglio è disposto a darci un grande ufficio centrale».
Un ruolo fondamentale secondo la prefettura lo avranno tutte le associazioni di volontariato e i sindacati da sempre molto vicini agli extracomunitari: «Ho chiesto loro la massima collaborazione per informare al meglio gli stranieri – ha detto Del Mese – E per questo ci saranno riunioni ogni 15 giorni per fare il punto della situazione e studiare, se necessario, immediate correzioni al piano-sanatoria».
Sull’imminente sanatoria è intervenuto anche il presidente della Provincia: «Dobbiamo attivarci per far conoscere la legge Bossi-Fini nei paesi extracomunitari – ha detto Silvano Moffa – Chi viene in Italia deve essere consapevole che può rimanerci solo se sussistono le basi per un inserimento basato sul lavoro».