Roma. Centro storico, la piaga del lavoro nero

24/05/2006
    mercoled� 24 maggio 2006

    Pagina 3 – Cronaca di Roma

    Risultati choc da un’inchiesta sul lavoro nero in 325 ristoranti e negozi

      Centro storico, la piaga del lavoro nero

        L’Inps: fuorilegge l’87 % degli esercizi commerciali. Nel 2005 evasi 3.700.000 euro

          Ilaria Sacchettoni

            Tre milioni e settecentomila euro di contributi evasi solo in centro, nel 2005. Se agli ispettori della Guardia di Finanza era andata bene (irregolarit� sul 47,3% degli esercizi commerciali ispezionati), a quelli dell’Inps � andata meglio. E se l’indagine dei finanzieri (febbraio 2006) era stata a colpo sicuro (un negozio su due era debitore al fisco) quello dell’Inps si � avvicinata all’en plein. Su 325 attivit� commerciali ispezionate (ristorazione, negozi, artigiani) dagli uomini della previdenza sociale di Roma Centro, le irregolarit� accertate sono state 285. Una percentuale pari all’87,69% Per un milione e seicentomila euro addebitati e ora in via di recupero dall’Istituto di previdenza sociale.

            Mentre gli uffici centrali di vigilanza di via Ciro il Grande, elaborano nuove campagne estive per accertare l’impiego di lavoro nero nei settori che beneficiano dell’afflusso turistico, il direttore centrale della vigilanza ed economia sommersa, Francesco Sparagna, fa un bilancio del risultato 2005, benedice le nuove metodologie informatiche che con settecento ispettori in meno in organico (a livello nazionale e in proporzione nel Lazio) gli hanno permesso di portare a casa risultati importanti e dice: �Non � semplice monitorare il lavoro in una citt� come Roma con bancarelle, bar, pensioni, ambulanti, ristoranti e una miriade di negozi e negozietti, eppure � quello che dobbiamo fare costantemente�.

            Monitoraggio assiduo con risultati non scontati. Gli uomini di Sparagna devono combattere ostacoli noti e trovate ingegnose. La legge sull’iscrizione dei dipendenti agli uffici del lavoro (mai riformata: permette al datore di lavoro di iscrivere il dipendente il giorno stesso in cui ha iniziato) ha mutato in sconfitta parecchie ispezioni.

            E bench� la disparit� di aliquote – al 15% per i lavoratori autonomi, al 37% per i dipendenti – continui a produrre un boom di lavoratori autonomi irregolari, l’unificazione della percentuale d’imposta ancora non � all’orizzonte.

            Non bastasse questo, ci sono gli espedienti. Il grande magazzino della Roma Sud, che impiega commesse nel fine settimana (paga giornaliera) quando le ispezioni sono improbabili. L’azienda di servizi informativi che trasforma i dipendenti in Co.co.co.

            Malgrado ci� Sparagna nutre un cauto ottimismo: �La collaborazione con Inail e forze dell’ordine ci permette di lavorare sempre pi� su dati sicuri e la dotazione informatica degli ispettori, la famosa "valigetta" computerizzata, aumenta le possibilit� di intervenire rapidamente�.

            Algoritmi e collaborazione tra istituti ed enti hanno permesso l’emersione a colpo sicuro di 284 aziende in nero (ristorazione e negozi) tra la Roma dei pellegrinaggi (via della Conciliazione, via Traspontina, Prati), quella monumentale (tra piazza Venezia e Campo de’ Fiori) e quella residenziale del quartiere Trieste e Salario (sul totale di 18 mila imprese attive di cui 14 mila del terziario).

              Scovate anche 571 altre con irregolarit� dal punto di vista dei versamenti contributivi per i dipendenti. L’alta percentuale di contratti di collaborazione continuativa e l’estensione del lavoro precario anche nel centro storico confermano la fotografia scattata dall’Osservatorio della Provincia nel suo "Rapporto sul mercato del lavoro". Un anno e mezzo fa la Filcams Cgil, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche del Commercio, port� in giro il "Camper dei diritti". Un furgone che sostava nelle piazze importanti dello shopping turistico e nelle maggiori vie commerciali per informare sui diritti contrattuali e rilevare eventuali irregolarit�. Il risultato fu che tra commesse, baristi, camerieri, aiutanti e vari addetti alla vendita, la quota di iscritti all’ufficio provinciale del lavoro non arrivava al 40% .