Roma. Babbo Natale dà lavoro a 25mila persone

22/11/2002


Venerdì 22 Novembre 2002

Con il nuovo contratto integrativo del terziario i sindacati si aspettano un aumento, seppur temporaneo, del 25% dell’occupazione
Babbo Natale dà lavoro a 25mila persone

Durante le feste una pioggia di impieghi brevi, per un mese o solo nei week-end

di FABRIZIO VENTURINI

Tutti insieme – chi per un mese, chi appena per quattro weekend con un minimo di 16 ore di impegno settimanale, chi per circa 2.000 euro e chi per meno di 500 – formeranno una squadra di pronto impiego da 20/25 mila persone. Soprattutto giovani, ma non solo. Festa per tutti i romani, a Natale. Ma anche e innanzitutto lavoro per questi romani che – dato il maggiore bisogno di commessi nei negozi – da fine novembre ai primi dell’anno verranno assunti a tempo determinato dalle aziende commerciali per fronteggiare l’abituale e attesissima impennata natalizia della “domanda". Domanda di generi alimentari e di bottiglie, di giocattoli, di capi di abbigliamento invernale, di articoli da regalo e tecnologie di consumo, che negli esercizi romani quest’anno riceverà a Natale un’insolita accoglienza. «Si tratta di un aumento di posti di lavoro valutabile intorno a un 20% e assolutamente trasparente sotto ogni aspetto contrattuale, previdenziale, retributivo – dichiara quale presidente della Confcommercio di Roma Cesare Pambianchi -. Questo aumento occupazionale è stato permesso o almeno agevolato dal Contratto integrativo territoriale del terziario, che abbiamo firmato a settembre con il sindacato confederale di categoria per garantire più opportunità di impiego ai lavoratori, maggiore produttività all’impresa, servizi migliori ai consumatori secondo le più virtuose applicazioni della flessibilità contrattuale…».
Fino a qualche anno fa, il periodo delle feste natalizie e di fine anno nei negozi (talvolta persino nei supermercati) favoriva infatti “alluvioni" di lavoro familiare, sommerso, “nero", irregolare, che senza assicurare alcuna garanzia di incassi aggiuntivi alle imprese o di qualità alla clientela in termini di servizio, consulenza ed assistenza, aumentava invece il caos, le liti, gli equivoci, le file davanti alla cassa o persino all’ingresso. «Era l’epoca quella – ricorda Pambianchi – in cui la rigidità delle norme contrattuali di lavoro comprometteva parecchie opportunità di impiego anche nel nostro settore. Infatti, assumere regolarmente pure una sola persona in più in azienda produceva l’obbligo di legge di lasciarcela per sempre, seguitando a stipendiarla pure a prescindere dalle necessità dell’azienda e dalla quantità e dalla qualità del suo lavoro». Ora invece è tutto diverso e Pambianchi ne dà gran parte del merito ai sindacati: «Fatte salve le retribuzioni extra e i sacrosanti giorni di riposo compensativo per i lavoratori – sostiene – la domenica è un giorno lavorativo come gli altri e lo stesso vale anche per le feste di Natale e di inizio anno».
Anche Amedeo Meniconi, segretario generale della “Fisascat Cisl" romana e regionale (e fra i cofirmatari dello storico accordo integrativo) nutre una grande fiducia negli effetti natalizi di quel contratto di secondo livello. «Anzitutto – premette – ritengo che l’Integrativo provinciale siglato in settembre con la Confcommercio possa determinare incrementi occupazionali anche maggiori del citato 20% e valutabili, a mio avviso, fino al 25% in più». Più di che cosa e di quale cifra di partenza? «Con la flessibilità del lavoro e con le nuove forme contrattuali (da 16 a 18, 19, 24, 30, 32 ore di lavoro settimanale con livelli retributivi stantardizzati a livello sindacale in base a qualifiche e mansioni) – spiega Meniconi – oggi è arduo definire precisamente il numero dei lavoratori occupati e dare un chiaro significato a questa cifra. Diciamo che rispetto alle 120 mila persone fluttuanti che si possono definire impegnate con un minimo di stabilità nel commercio al dettaglio, a Natale ci aspettiamo 30 mila posti di lavoro in più, ovviamente a tempo determinato. Lunedì avremo i primi incontri con catene della grande distribuzione». Lo schema di riferimento “consultato" dal sindacalista funziona grossomodo così: «Presso ciascuno dei grandi centri commerciali – afferma – ci aspettiamo una quarantina d’assunzioni a tempo determinato per Natale, nei supermercati una decina, nei negozi pure una va bene. Ma in ballo c’è la qualità dei servizi: giustamente i consumatori romani non sopportano lunghe file stressanti alla cassa per pagare lo scontrino e farsi incartare i pacchetti».

LA POLEMICA
«Più commesse, meno file»

«Le file natalizie nei negozi si possono e si devono evitare – concordano Cesare Pambianchi (Confcommercio) e Amedeo Meniconi sindacalista Cisl-Fisascat -. Il recente Contratto integrativo territoriale firmato a Roma dalle parti è utile pure per questo». I tempi sono cambiati. «Una volta – dice Pambianchi – le file di consumatori davanti alla cassa o alla porta dei negozi inorgoglivano i negozianti a riprova del loro talento e della qualità della loro mercanzia». Per il sindacalista, invece, «se oggi in un negozio o davanti si formano file in momenti diversi da quelli dei saldi è solo perchè c’è una cattiva gestione del personale che espone i clienti ad attese immotivate per pagare e ritirare gli acquisti».
Il recente Contratto integrativo rilancia infatti l’istituto dell’apprendistato indirizzandolo su forme retributive leggere per le aziende e su percorsi formativi utili a imprese e lavoratori. Oltre a una sede di conciliazione preventiva delle controversie tra lavoratori e aziende (Ente bilaterale) ci sono tirocinii formativi per studenti-lavoratori e disoccupati ultratrentaduenni (espulsi magari da altre attività). Le retribuzioni legate al riconoscimento di un’ampia gamma di flessibilità contrattuali consentono ai lavoratori più impegno in periodi di punta e minore in altre fasi. «Con queste agevolazioni disponibili – conclude Meniconi – i negozi romani con lunghe file alla cassa per pagare dimostrano di essere malgestiti da imprenditori avari e disinformati». Pambianchi è più cauto: «Il contratto integrativo consente effettivamente una gestione del personale in grado di migliorare i servizi al cliente tra l’altro evitando le code alle casse».

F. Vent.