«Rivedere le pensioni? Non siamo mica matti»

18/03/2002
La Stampa web






retroscena
Roberto Ippolito


(Del 18/3/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
L´ESECUTIVO SORPRESO PER LE POLEMICHE SEGUITE AL VERTICE EUROPEO DEL FINE SETTIMANA
«Rivedere le pensioni? Non siamo mica matti»
Per il governo una strategia in 3 passaggi: fine degli interventi coattivi blindatura dei diritti maturati dai lavoratori; rapido sviluppo dei fondi

E´ domenica. Un ministro vuole stare tranquillo a casa. Lontano dalle beghe di questi giorni, distante dal famigerato articolo 18 dello statuto dei lavoratori con le controverse regole per i licenziamenti. Non gli va di parlare in pubblico. Ma si trattiene a stento. «Non siamo mica matti» sbotta di fronte all´improvvisa riapertura del dibattito sulle pensioni. Ma cosa sta succedendo? «Nulla, nulla» assicura il ministro che decide di non replicare a nessuno, pur avendo voglia di spiegare e assicurare che in pentola non bolle proprio niente. Eppure il segretario della Cisl Savino Pezzotta, ma anche quello della Uil Luigi Angeletti sono sul chi vive: avvertono che a nessuno venga in mente di rimettere le mani sulle pensioni. Perchè lo fanno? Tutto comincia sabato. Chiuso il vertice europeo di Barcellona, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi parla delle decisioni prese intrecciandole come è ovvio con le questioni domestiche. E come è prevedibili parla dell´articolo 18 e delle proteste sindacali che culmineranno nella manifestazione della Cgil del 23 marzo e nello sciopero generale unitario. Berlusconi difende e motiva l´intervento sulle norme relative ai licenziamenti. Giudicando infondate le contestazioni malignamente fa presente che ci sarebbero ben altre «buone ragioni» per provocare le proteste. Cosa voleva dire? Quale stoccata ha in mente? Si scatena il tam tam. E da più parti si addebita al premier l´idea di voler ritornare sul tema pensioni, già affrontato e chiuso con un disegno di legge delega presentato in parlamento. Sarebbe una clamorosa sfida: nel 1994 lo sciopero contro la riforma delle pensioni diede una spallata al suo precedente governo di soli otto mesi che poi cadde per l´uscita della Lega. Ma ora dall´interno del governo si assicura che non c´è in programma alcuna iniziativa sulla previdenza: «Nulla, nulla». Ma il vertice di Barcellona non ha sollecitato l´innalzamento dell´età media di pensionamento? Non è in discussione, come temuto fra i sindacati, l´aumento dell´età pensionabile? Ambienti autorevoli negano qualunque iniziativa. E imputano a chi l´ipotizza di strumentalizzare le parole di Berlusconi. Anzi, nel governo, si manifesta molta soddisfazione per le conclusioni di Barcellona che, stando alla versione di alcune fonti, rappresenterebbe il successo dell´«asse» tra lo stesso Berlusconi e Tony Blair e Josè Aznar, capi dei governi della Gran Bretagna e della Spagna. Le decisioni del vertice sarebbero cioè perfettamente in linea con l´impostazione italiana già definita. Di cosa si tratta? Innanzitutto fine degli interventi coattivi: ovvero nessun altro intervento che modifichi la situazione esistente cambiando i meccanismi essenziali del sistema. L´Italia come l´Unione europea, viene sostenuto da ambienti governativi qualificati, basa la sua azione di controllo della spesa previdenziale sugli incentivi alla permanenza al lavoro.
Secondo caposaldo della politica italiana è poi la cosiddetta blindatura dei diritti maturati dai lavoratori. E il terzo punto della strategia è rappresentato dallo sviluppo dei fondi pensione: come l´Europa, l´Italia insiste sul «secondo pilastro» (la previdenza integrativa facoltativa e volontaria) da affiancare a quella obbligatoria, ma in questo campo è storicamente molto più indietro. Dunque dal governo si fa sapere che nessun provvedimento è allo studio, nessun provvedimento è stato esaminato a Barcellona, nessun provvedimento è minacciato. E allora perché si torna a discutere di pensioni? Soltanto per speculazione e per allargare il fronte della protesta, si risponde. Insomma, secondo questa versione, c´è soltanto un´operazione di disinformazione, piuttosto scontata nel momento di un conflitto aperto. Ma se il governo non ha alcuna intenzione di scottarsi con le pensioni (non avendo certamente dimenticato i giorni neri del 1994), cosa voleva dire Berlusconi alludendo ad altre possibili «buone ragioni» per far arrabbiare i sindacati? E´ domenica. I ministri preferiscono restare tranquilli. Ed evitare di interpretare il pensiero del Capo. Ma sembra evidente che il premier alludesse alla possibilità di un intervento molto più radicale sull´articolo 18, cancellandolo del tutto, o sullo statuto dei lavoratori. Comunque qualcosa di devastante. La guerra è la guerra…

 

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