“Rivalutazione della moneta 1″ Cinquant’anni a caro prezzo

01/02/2005
    del lunedì
    lunedì 31 gennaio 2005

    sezione: PRIMO PIANO – pagina 5

    Rivalutazione della moneta dal 1954 al 2004
    Cinquant’anni a caro prezzo
    In testa alberghi e cinema mentre frenano gli elettrodomestici
    ROSSELLA CADEO
    In cinquant’anni il costo della vita è aumentato di circa 25 volte: tabelle Istat alla mano, preso come riferimento il 1954 (e fatto uguale a cento quell’anno), si vede il 2004 schizzare oltre quota 2.500. Un bel salto che però non ha interessato allo stesso modo tutti i beni che le famiglie si trovano a pagare per mangiare, abitare, spostarsi, comunicare, divertirsi nel tempo libero. Molte voci, infatti, sono riuscite a mantenersi "distanziate" rispetto alla marcia dell’inflazione.

    Gli aumenti.
    Per scoprire quali articoli di spesa oggi si possono definire più o meno "convenienti" rispetto a mezzo secolo fa, è sufficiente rispolverare i listini (in lire) di allora e confrontarli con i prezzi attuali. Si scoprirà così ad esempio che un chilo di pane costava circa 7 centesimi (140 lire secondo le rilevazioni del Servizio Statistica del Comune di Milano) contro i 2,88 euro di oggi: un aumento di quasi 40 volte, il doppio rispetto al trend generale dei prezzi al consumo. Certo, aggiornando ai valori attuali gli importi di allora (utilizzando la tabella con i coefficienti di rivalutazione dell’Istat pubblicata a fianco: per trasformare in euro 2004 gli importi del 1954 bisogna moltiplicarli per 25,3942 e dividerli per 1936,27), l’escalation si ridimensiona (+58%).

    Tuttavia è evidente che alcuni prodotti si sono mossi di più e altri di meno. Al primo gruppo (si veda il grafico) appartengono ad esempio il cinema, il biglietto dell’autobus, la casa, una notte in un albergo di Milano.


    Volata anche per la tazzina del caffè al bar, da 2 centesimi (circa mezzo euro rivalutato) a quasi 80 (+3.800%) e la partita di calcio che ora costa 11 euro contro i 24 centesimi del 1954 (6 a prezzi attualizzati).


    Ad aver corso meno (o alla stessa velocità) dell’indice generale dei prezzi sono altri beni, molti dei quali caratterizzati da una profonda evoluzione. A partire dalle auto, oggi più sicure, accessoriate, confortevoli e meno inquinanti di un tempo: una 1100 Fiat, ad esempio, poteva costare 480 euro nel 1954 (dati Anfia), che attualizzati diventano 12.200, circa 2mila meno di quanti ne servono oggi per una vettura della stessa categoria, mettiamo una Stilo tre porte. Addirittura sotto l’inflazione (e molto più efficienti di un tempo) i grandi elettrodomestici di casa. Per un frigorifero occorreva circa un quarto del famoso «milione del signor Bonaventura», cioè 130 euro (3.300 euro 2004): oggi ne potrebbero bastare 360. Si salvano anche il treno Milano-Roma, il canone tv, la carne, benzina e gasolio.


    Stipendi. Ma quanto occorreva lavorare un tempo per acquistare uno di questi beni? Basti l’esempio di un appartamento: 100 metri quadri in semicentro di un capoluogo di almeno 100mila abitanti costavano intorno a 3mila euro e con 470 euro l’anno (la retribuzione lorda, ad esempio, di un funzionario statale secondo l’Istat) ci sarebbero voluti circa 6,5 anni. Ipotizziamo oggi un impiegato del settore privato che guadagni 23mila euro l’anno (stime OD&M): un appartamento costerebbe minimo 200mila euro, ossia quasi nove anni di lavoro.