Riunione del Comitato del PCN per le Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali

Riunione del Comitato del PCN per le Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali:
dalla tragedia del Rana Plaza una spinta a maggiore coerenza e incisività?

Si è tenuta, nei giorni scorsi, presso il Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del MISE la riunione del Comitato del Punto di Contatto Nazionale (PCN).

Missione del PCN, in Italia come in tutti i 43 paesi aderenti alle Linee Guida dell’OCSE per le Imprese Multinazionali, è la promozione del rispetto di questo strumento da parte delle multinazionali, responsabilità questa dei Governi.

Il Comitato, con funzioni consultive, è composto di una quantità di soggetti, la maggior parte dei quali in rappresentanza di Ministeri, amministrazioni regionali ed enti di varia natura, e di organizzazioni imprenditoriali e sindacali.

L’efficacia della funzione consultiva è stata finora significativamente compromessa dalla ridottissima frequenza delle riunioni, poco più che annuali. A partire da questa preoccupazione, sollevata ancora una volta dalla rappresentante della CGIL, si è convenuto che dal prossimo mese di settembre le riunioni saranno convocate con frequenza adeguata; ciò anche al fine di non penalizzare la trattazione dei temi legati alla concreta ed efficace promozione delle Linee Guida da parte del PCN, responsabilità che appare al momento diluita in una confusa congerie di temi genericamente raggruppati sotto un’ambigua categoria di Responsabilità Sociale delle Imprese, in cui appare sempre più chiaro che ciascuno mette i criteri e i parametri preferiti, a scapito del rafforzamento di strumenti normativi e promozionali internazionalmente definiti e impegnativi per il governo.

Queste preoccupazioni erano state ancora una volta espresse dai sindacati internazionali, in particolare per voce del TUAC – comitato sindacale consultivo presso l’OCSE – all’ultima riunione presso l’OCSE di tutti i PCN di cui si è dato conto con nota dell’1/7/2013.

Significativo che di quella riunione sia stato dato ampio e positivo resoconto al Comitato da parte del segretariato del PCN italiano, che ha in particolare illustrato le misure a seguito del tragico incidente del Rana Plaza in Bangladesh che ha messo in luce le responsabilità di grandi imprese multinazionali. Insieme alle iniziative assunte dall’OIL, dall’OCSE, dallo stesso Governo del Bangladesh (che è però ancora oggi lontano dall’adeguare la sua legislazione del lavoro alle fondamentali norme di diritto e sicurezza del lavoro), è stato illustrato l’accordo sindacale sottoscritto da un numero importante di noti marchi tanto produttori che distributori presenti in Bangladesh e dai sindacati internazionali che rappresentano i lavoratori del tessile e della distribuzione (IndustriALL e Uniglobal). L’Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh, vincolante per i sottoscrittori, è fortemente innovativo e di grande potenziale; la sua importanza sta innanzitutto nella sua natura di accordo sottoscritto in base a trattativa fra le parti sociali e in particolare per le modalità concordate per la sua attuazione, con trasparenti procedure e responsabilità, per il monitoraggio, la risoluzione di eventuali controversie, il collegamento a misure legislative e di ispezione di responsabilità governativa.

Il Comitato ha accolto con grande favore la proposta del PCN di mettere in atto subito dopo la pausa estiva una concreta iniziativa rivolta alle aziende italiane del settore tessile operanti in Bangladesh, con l’assistenza del Comitato stesso. Obiettivo primario è quello di identificare e riunire innanzitutto le aziende, di diversa taglia, coinvolte nell’evento del Rana Plaza, per una discussione su concrete misure preventive, da estendere poi al settore tessile nel suo insieme; obiettivo ulteriore è quello di coinvolgere i marchi operanti in particolare in paesi in via di sviluppo con mercato del lavoro più fragile e quadro legale spesso inadeguato alla normativa internazionale, con l’intento prioritario di raggiungere la catena dei fornitori e sensibilizzare le piccole imprese. Le azioni da proporre potranno comprendere una serie di iniziative concrete, in particolare di formazione sulle Linee Guida, di sensibilizzazione e di pubblicizzazione dell’Accord internazionale, rispetto alle quali abbiamo garantito grande disponibilità. Questa può essere un’iniziativa concreta per dare, da una parte, visibilità e riconoscimento del ruolo di promozione delle Linee Guida al PCN e, dall’altra, perché esso contribuisca a rafforzare l’azione dell’OCSE, anche in collaborazione con PCN di altri paesi.

Infine, ancora in riferimento alla tragica vicenda del Rana Plaza, il Segretariato del PCN ha informato che il MISE sta esaminando un’interpellanza parlamentare su questa materia, rivolta anche ai Ministri degli Esteri e del Lavoro.

Un altro buon esempio di crescente collaborazione fra il PCN italiano e quelli di altri paesi può essere rappresentato da un caso di presunta violazione delle Linee Guida che è stato recentemente sollevato presso i PCN italiano, britannico e statunitense. La natura confidenziale delle informazioni relative a casi in corso di esame impedisce di darne qui conto in dettaglio, ma va sottolineata l’importanza della collaborazione nella gestione congiunta del reclamo da parte dei tre organismi.

Un’ultima annotazione merita una iniziativa presentata come parte del Piano d’Azione Nazionale sulla RSI. Di esso e dell’approccio retrostante abbiamo più volte richiamato limiti e pericolose ambiguità, soprattutto per il potenziale detrimento che ne deriva a strumenti a carattere più univoco e vincolante quali le Linee Guida dell’OCSE. L’esempio di questa iniziativa, di cui non si possono escludere anche lodevoli intenzioni di chiarificazione, conferma purtroppo le nostre preoccupazioni. Si tratta del tentativo di definire una piattaforma interregionale di indicatori per la valutazione della responsabilità sociale delle imprese. L’obiettivo sarebbe quello di definire un insieme condiviso per costruire un piano di riferimento unico; ciò a fronte del fatto che il proliferare di iniziative sotto la generica etichetta di responsabilità sociale, differenti da una regione o un’amministrazione ad un’altra e poggiate su un quadro deliberatamente privo di riferimenti normativi, dà come è inevitabile risultati di pericolosa confusione.

Due sono le questioni cruciali sulle quali abbiamo attirato l’attenzione del PCN.

La prima e fondamentale è che in nessuna parte si indica come fattore unificante e chiarificatorio minimo l’esplicito impegno di rispetto delle Linee Guida dell’OCSE: appare francamente difficile capire come il PCN italiano, la cui missione e ragion d’essere è appunto la promozione e attuazione delle Linee Guida per conto del Governo, possa trascurare questo “dettaglio” della propria funzione.

La seconda, per noi non meno grave, pur se non sorprendente nella logica della buona volontà sostitutiva delle regole (più elegantemente detta della soft law), è il riferimento alla realtà purtroppo diffusa di strategie “premiali” da parte delle amministrazioni che intendono appunto premiare i comportamenti cosiddetti socialmente responsabili delle imprese. Mentre non scandalizzano ben collaudate strategie, di cui si hanno esempi significativi in diversi paesi, di promozione basata su incentivi, radicalmente diversa è la logica sottesa all’idea di premi. Queste producono la negazione del rispetto delle regole, la riduzione del riconoscimento dei diritti fondamentali a variabile dipendente dalla buona volontà e minano alla radice il sistema di norme e gli strumenti internazionalmente riconosciuti.

Si sta assistendo a livello internazionale ad un accelerato e preoccupante smantellamento della nozione stessa di regole democraticamente definite a garanzia di tutti, in favore di un coacervo di dispositivi auto legittimati fra cui scegliere, quando non reinventare, quello preferito.

Queste preoccupazioni non sono apparse estranee a molti dei membri del Comitato PCN e costituiranno auspicabilmente tema di riflessione comune più approfondita nei prossimi mesi. Conforta il fatto che il segretariato del PCN abbia più volte ricordato nel corso della riunione che, appunto, non vi è un bisogno di definire o reinventare principi, poiché essi sono già definiti dalle Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali, che ovviamente non possono essere messe in discussione, ma vanno promosse, implementate e fatte applicare da parte del governo, in tutte le sue articolazioni amministrative.

Politiche globali - Carla Coletti – Leopoldo Tartaglia