Ritrova un posto solo il 20% dei disoccupati

19/03/2003



              Mercoledí 19 Marzo 2003
              ITALIA-LAVORO
              Ritrova un posto solo il 20% dei disoccupati

              Rapporto Isfol: cresce l’occupazione ma tante contraddizioni

              SERENA UCCELLO


              MILANO – Reattivo ma segnato da profonde contraddizioni. È il mercato del lavoro italiano così come lo ritrae l’Isfol nell’annuale monitoraggio. A spiccare come ormai un elemento caratterizzante della situazione italiana è la crescita dell’occupazione, particolarmente interessante rispetto agli obiettivi posti dalla Ue e soprattutto in considerazione di un generale quadro economico stagnante (il Pil per il 2002 è cresciuto dello 0,4%). A differenza infatti di altri Paesi europei la frenata congiunturale non ha impedito all’Italia di creare occupati. Nel 2002 il tasso di occupazione è salito dell’1,8% (in assoluto gli occupati sono arrivati a 22 milioni) mentre nel Mezzogiorno e nel Centro la crescita è stata lievemente maggiore (1,9%). Per contro la disoccupazione è scesa ai minimi da dieci anni, toccando quota 8,7%, contro una media Ue che è passata dal 7,4% del 2001 al 7,7% dell’anno scorso. Tanto basta per far parlare l’Isfol di «paradosso italiano», reso ancora più singolare dal persistente e sotto molti aspetti invariato divario tra il Nord e il Sud. Perché se è vero che alla fine del 2002 il tasso di occupazione del Mezzogiorno ha raggiunto quota 43,9%, è altresì vero che questo tasso rimane lontano dal 61,5% del Centro Nord. Il gap è poi reso più pesante dal fatto che «se si considera – spiega Massimo Lo Cicero docente di economia dei mercati finanziari all’Università di Tor Vergata – il totale dei disoccupati del Mezzogiorno pari a un milione e 389mila emerge che questi sono cresciuti rispetto al milione e 167mila del 1993». A dare la misura di un panorama piuttosto complesso, la constatazione che chi esce dal mercato del lavoro con fatica vi rientra: solo due disoccupati su dieci, a distanza di un anno, hanno trovato un impiego, mentre uno su quattro è uscito definitivamente dal mercato, rinunciando anche a cercare un lavoro. E se la nuova occupazione è prevalentemente dipendente a tempo indeterminato – anche se nell’ultimo trimestre del 2002 si è registrata una decisa ripresa del part-time – il lavoro atipico è però raddoppiato negli ultimi dieci anni. Nonostante questa crescita (dal 9,1% del 1993 al 16,2% del 2002) l’Italia resta comunque in coda all’Europa – dove la percentuale è del 28,8% – davanti alla sola Grecia, e ben distante dalla Spagna, dove i lavoratori flessibili rappresentano il 35,1% dell’occupazione dipendente.