Ritorno alle origini per l’articolo 18

29/01/2002





Ritorno alle origini per l’articolo 18
ROMA – L’istituto della reintegrazione nel posto di lavoro previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Nella concezione originaria era limitato ai soli casi di licenziamento discriminatorio. Ma si era in tempi di autunno caldo e di crescita impetuosa delle lotte sindacali – ricorda Pietro Ichino, ordinario di diritto del lavoro all’Universit� statale di Milano – e �l’entusiasmo un po’ massimalista dell’epoca prese la mano del legislatore, che estese l’obbligo del reintegro a tutti i casi di licenziamento senza giusta causa�. Tant’� che gi� nel 1985 un documento del Cnel – che portava tra le altre la firma dell’allora leader della Cgil Luciano Lama (si veda il �Sole-24 Ore� di domenica) – giudicava �iniqua� la disciplina tuttora in vigore e ne proponeva una �radicale revisione�: rendere omogenea la normativa per tutti i lavoratori e limitare l’obbligo del reintegro ai licenziamenti discriminatori; in tutti gli altri casi prevedere il pagamento di una penale a titolo di risarcimento del danno. Una proposta di riforma ancora oggi validissima, commenta Ichino. Che non a caso l’ha ripresa e rielaborata nel libro "Il lavoro e il mercato" del 1996. �Occorre superare la situazione attuale in cui una met� della forza lavoro � inamovibile e l’altra met� porta tutto il peso della flessibilit�, spiega Ichino. Una divisione di fatto in �lavoratori di serie A� e �lavoratori di serie B�. In questo senso la proposta del Governo sull’articolo 18 non scioglie il nodo di fondo: �La legge delega per un verso lascerebbe sostanzialmente immutata la situazione nell’area dei lavoratori protetti, per un altro verso creerebbe nuove figure di lavoro precario nell’area del lavoro non protetto – continua Ichino -. La linea giusta, che � poi quella della proposta Cnel nell’85, � invece dare a tutti i lavoratori la stessa rete di sicurezza ragionevole e compatibile con le esigenze di flessibilit� del sistema�. E a Cofferati, che domenica in un’intervista all’�Unit� avvertiva che non si pu� toccare l’articolo 18 perch� �elemento di civilt�, Ichino risponde cos�: �Se davvero fosse una questione di civilt�, il movimento sindacale dovrebbe essere da trent’anni in agitazione permanente per estendere questa protezione a quella met� della forza lavoro che non l’ha mai avuta. Ma allora dovremmo considerare "incivili" anche le condizioni di lavoro di tutti i lavoratori francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi e svedesi, per i quali non � mai stata prevista la reintegrazione automatica in caso di licenziamento ingiustificato�. Ripartire dunque, anche se con trent’anni di ritardo, dallo "spirito" originario dello Statuto: reintegro in pochi e circoscritti casi e indennizzo in tutti gli altri. E in questa direzione andava un disegno di legge presentato nell’88 proprio dal "padre" della Statuto dei lavoratori, Gino Giugni, allora senatore. �L’articolo 18 va rivisto nel senso di arrivare a introdurre una forma di arbitrato che coinvolga le parti sociali senza rendere obbligatorio il reintegro�, dichiarava Giugni al �Sole-24 Ore� ancora qualche settimana fa. L’idea � condivisa anche da Roberto Pessi, docente di diritto del lavoro alla Seconda Universit� di Roma. �Il problema – avverte – � la congruit� del risarcimento economico, che deve essere tale da rendere il licenziamento un mezzo di tutela dell’interesse dell’impresa da usare solo come estrema ratio�. Secondo Pessi il modello per le grandi aziende pu� essere quello oggi in vigore per i dirigenti: un risarcimento da stabilire entro un minimo di 8-10 mensilit� e un massimo di 22 mensilit�. Diverso, naturalmente, il caso delle piccole e medie aziende, per le quali andrebbe prevista �una scalettatura�. La soluzione proposta da Ichino punta invece sull’anzianit� di servizio del lavoratore: �Pi� importante della divisione tra piccole e grandi aziende � il fatto che l’indennizzo cresca con il crescere dell’anzianit� di servizio – dice -. Per il resto � giusto prevedere una modulazione, ma il criterio non deve essere tanto il numero di dipendenti quanto il fatturato dell’ultimo anno�. Sostanzialmente d’accordo con le soluzioni fin qui prospettate anche Franco Carinci, presidente dell’Associazione italiana del diritto del lavoro e docente all’Universit� di Bologna. Che per� giudica pericolosa la situazione di scontro venutasi a creare sull’articolo 18 tra Governo e sindacati: �A questo punto uno stralcio sarebbe politicamente opportuno�. Ad ogni modo, avverte, una riforma seria dovrebbe investire anche gli ammortizzatori sociali.
Emilia Patta

Marted� 29 Gennaio 2002