Ritocchi alla riforma Maroni

01/12/2003



      Domenica 30 Novembre 2003


      Ritocchi alla riforma Maroni

      Pensioni – Il ministro studia correttivi su casse dei professionisti e separazione previdenza-assistenza


      ROMA – Una certezza: la destinazione volontaria, e non più obbligatoria, del Tfr ai fondi pensione attraverso il "silenzio-assenso". E quattro ipotesi da valutare entro la prossima settimana: il ricorso a un meccanismo graduale per superare lo "scalino" di «quota 40» di contribuzione; l’adozione per la decontribuzione di 3-5 punti di una versione più soft; un intervento sulle Casse dei professionisti mirato soprattutto a rafforzare il sistema dei controlli; la definizione di una strategia per separare previdenza e assistenza. È il puzzle dei possibili emendamenti alla delega Maroni, nel quale potrebbe rientrare in extremis anche la riduzione da 4 a 2 delle finestre di uscita delle "anzianità", che si va delineando in attesa che i sindacati formalizzino la loro proposta alternativa. Quanto alla rotta della delega, le nuove "coordinate" (seppure non confermate ufficialmente e ancora suscettibili di ulteriori variazioni) prevedono il via libera definitivo del Parlamento tra la fine di gennaio 2004 e l’inizio di febbraio (e non più entro la fine del 2003) e il decollo (peraltro ancora "nebuloso") dei super-incentivi per chi "rinvia" dal 1° marzo o dal 1° giugno del prossimo anno invece che dall’inizio del 2004. A lavorare alla composizione del puzzle sono sia la commissione Lavoro del Senato, che ha allo studio correttivi su Tfr, gradualità e decontribuzione, sia il ministero del Welfare, che sta verificando la praticabilità di modifiche sulle Casse dei liberi professionisti e sulla separazione delle voci assistenziali da quelle previdenziali. Il tutto con l’occhio vigile del ministero dell’Economia: il vero paletto della riforma delle pensioni è infatti rappresentato dai risparmi già previsti dall’Esecutivo. In altre parole, le delega potrà essere anche ampiamente modificata ma a regime (dal 2010-2011) l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil si dovrà comunque ridurre dello 0,7% del Pil (tra gli 8 e i 9 miliardi di euro). Tfr con "silenzio-assenso". Appare ormai certo che la destinazione del Tfr alle forme integrative sarà volontaria fecendo leva sul "silenzio-assenso". Due, allo stato attuale, le opzioni: scelta libera, senza alcun vincolo, per il lavoratore; destinazione, in caso di adesione ai fondi, alla previdenza integrativa di una quota non superiore al 60 o 75% del Tfr. Gli emendamenti del Welfare. Il ministro Roberto Maroni non ha ancora deciso quali, ed eventualmente quanti, emendamenti presentare. Anche perché attende la proposta dei sindacati. Ma visto che il termine per la presentazione delle modifiche in Commissione scade il 10 dicembre, ha dato mandato agli esperti del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale anzitutto di abbozzare un possibile correttivo sulla questione delle casse dei professionisti, soprattutto con l’obbiettivo di rafforzare il sistema dei controlli. E anche di verificare la praticabilità di un intervento a breve per avviare la sperazione della previdenza dall’assistenza (anche in funzione di un’eventuale riapertura del confronto con i sindacati). Il Nucleo si riunirà a metà della prossima settimana. Il nodo-gradualità. Maroni continua ad affermare che non c’è alcuno spazio per far scattare prima del 2008 meccanismi graduali per superare lo scalino di «quota 40». Ma il presidente della commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti (Udc), ribadisce che la maggioranza sta lavorando a possibili correttivi sulla gradualità. Correttivi graditi soprattutto a Udc e An. Due le ipotesi: un meccanismo progressivo da far scattare nel 2005 per giungere a regime (nel 2012 o 2014) a «quota 40»; un dispositivo graduale che intervenga sia sul requisito contributivo sia su quello anagrafico da far scattare dal 2008. In entrambi i casi l’intervento dovrebbe essere accompagnato o preceduto da un semi-blocco delle "anzianità" (riduzione da 4 a 2 delle finestre). A questo punto resta da vedere se ci sarà un nuovo braccio di ferro nella maggioranza. Incentivi: partenza ritardata. Per i super-incentivi si profila un decollo posticipato di almeno tre mesi. Senza considerare che resta ancora da definire la questione dell’estendibilità del bonus agli "statali".

      MARCO ROGARI