Ritirato il piano anti-privacy

25/09/2007
    martedì 25 settembre 2007

    Pagina 30 – Economia

      Ritirato il piano anti-privacy

        Dietrofront dopo la bufera. Epifani al Senato: fermatevi

          L´Ulivo rinuncia all´emendamento che limitava la tutela sopra i 15 dipendenti

            ROMA – Stop agli attacchi alla privacy. Contro le norme che minacciano di minare alle fondamenta la tutela dei nostri dati personali, si levano gli scudi del Garante, dei sindacati e delle associazioni dei consumatori. E la politica? All´inizio sta a guardare, pochi sembrano infatti disposti a strapparsi le vesti a difesa della riservatezza dei cittadini. Poi in serata la svolta: gli emendamenti vengono ritirati.

            A sollevare per primo il caso è Stefano Rodotà, con un appello sul web (www.adunanzadigitale.org / privacy/), rilanciato ieri da Repubblica, e arrivato ben oltre le 4mila adesioni. Due i fronti aperti: primo, con emendamenti al ddl Bersani sulle liberalizzazioni, parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno proposto di esonerare tutte le imprese dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali; secondo, gli stessi emendamenti prevedono l´eliminazione delle tutele per le persone giuridiche, gli enti e le associazioni. Insomma con le nuove norme, le imprese non potrebbero più essere chiamate a rispondere per non aver protetto i dati sensibili dei propri dipendenti. Per questo, ieri il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, ha scritto al presidente del Consiglio e al ministro per esprimere le sue «forti preoccupazioni», minacciando una «segnalazione alla Commissione europea».

            Sul caso interviene anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che chiede alla commissione Industria del Senato di fermarsi e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali. Critico anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «Non capisco perché sul tema della privacy bisogna abbassare il livello di guardia nelle aziende per quanto riguarda la tutela dei dati personali dei lavoratori». L´appello on line di Rodotà incassa l´adesione dell´Associazione "Articolo 21", dei Verdi, di Rifondazione comunista e dell´Italia dei Valori. Dal ministero di Pierluigi Bersani, arriva invece un richiamo alla cautela: «Ci vuole un atteggiamento equilibrato e prudente – sottolineano a via Veneto – soprattutto su una questione delicata come questa. E comunque è il Parlamento sovrano che decide».

            Poi, in serata, arriva la notizia della retromarcia: il senatore dell´Ulivo, Paolo Giaretta, decide infatti di ritirare gli emendamenti al ddl sulle liberalizzazioni, con cui chiedeva la rimozione degli obblighi di tutela della privacy che gravano sulle imprese. «Non è nelle mie intenzioni – afferma il senatore – promuovere colpi di mano in Parlamento in materie delicate come quelle che riguardano la tutela dei diritti individuali. Ma – aggiunge – sono convinto che va affrontato con urgenza il tema della giusta proporzione tra la finalità della tutela dei diritti e gli oneri burocratici che gravano sulle attività economiche. E´ una proporzione che il buon legislatore deve sempre tenere presenti». Secondo Giaretta, «nel recepimento delle Direttive europee in materia di privacy vi è stato un eccesso di zelo e sono stati introdotti numerosi adempimenti cui sono tenute le nostre imprese, mentre quelle di altri Paesi europei hanno oneri burocratici minori. Questo è il problema che va affrontato. Gli emendamenti – conclude – avevano l´unica finalità di aprire questo dibattito e comunque, se approvati, non avrebbero avuto gli effetti catastrofici paventati». Non è tutto. In commissione Industria del Senato si starebbe ora pensando di reintrodurre gli obblighi di tutela della privacy pure nelle aziende fino a 15 dipendenti.

            (vla.po.)