Ristorazione, nel 2002 ricavi in crescita dell’1%

03/10/2002



          3 ottobre 2002


          ITALIA-ECONOMIA


          Ristorazione, nel 2002 ricavi in crescita dell’1%

          I gestori di mense contrari agli appalti al ribasso

          Nicola Dante Basile


          MILANO – Si appanna la stella della ristorazione del fuori casa, commerciale e collettiva, che per anni ha giocato il ruolo di jolly più dinamico della filiera alimentare, con tassi di crescita anche a due cifre. E la concomitanza della frenata congiunturale spinge le imprese a lanciare un grido d’allarme per denunciare il «malcostume» delle gare d’appalto al massimo ribasso. Secondo le previsioni dell’associazione di settore Angem, la ristorazione fuori casa chiuderà il 2002 con un consuntivo assai modesto rispetto al passato: per quanto i dati siano ancora sostanzialmente in area positiva, l’incremento tendenziale (anno su anno) non dovrebbe andare oltre l’uno per cento. Con la distinzione di fondo che a frenare di più sarà la fetta più consistente del business, vale a dire il canale commerciale che pesa per oltre 40 miliardi di euro, mentre quello delle mense aziendali, del catering, delle comunità e dei buoni pasto (6,2 miliardi di euro) marcherà un miglioramento dell’ordine del punto e mezzo percentuale. In Italia la ristorazione collettiva coinvolge poco più di un migliaio di imprese, ma una cinquantina di esse controllano quasi la metà del business. Con 70mila addetti e 2 miliardi di pasti serviti nel corso dell’anno, il segmento più importante è quello delle mense aziendali private che incide per oltre il 38%; tuttavia sono i segmenti sotto il controllo di enti pubblici (sanità, scuole e comunità) a guadagnare sempre più terreno. E sono proprio questi i settori dove prevale l’assegnazione degli appalti a mezzo di gare basate sul prezzo più basso. A preoccupare gli addetti ai lavori, infatti, non è tanto il raffreddamento della domanda, che come altri settori di attività accusa le conseguenze del changeover lira-euro, quanto «la mancanza di norme chiare in materia di appalti. «Se si continua così, potrebbero essere in tanti a lasciarci le penne», accusa il presidente dell’Angem, Guido Garavello. Gli fa eco Edi Sommariva della Fipe-Confcommercio, secondo il quale «se i committenti insistono su questa strada dei prezzi al ribasso, il rischio è di penalizzare gli standard minimi della qualità dei prodotti offerti. E dunque con danni per il consumatore». La categoria non intende restare con le mani in mano, chiedendo per prima cosa l’aiuto anche di Confcommercio; il cui presidente, Sergio Billé, ha annunciato di avere investito del problema sicurezza alimentare il commissario Ue per i Consumatori David Byrne. Che ha dichiarato di star lavorando a un format di norme sulla sicurezza dei cibi e delle bevande che avranno un parametro unico per tutti i Paesi membri dell’Unione.