Ristorazione autostradale, aree di frontiera con poca protezione

19/03/2020
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I confini sono chiusi, gli spostamenti preclusi, le regioni strette nei loro conteggi quotidiani, a contenere l’emergenza che ha segnato il territorio in modo più o meno denso.
Poi c’è il movimento che continua, diramato ovunque, incessante, quello delle merci che devono raggiungere la popolazione in ogni dove.
Nelle autostrade, dove questo traffico scorre per la maggior parte del suo tragitto, gli addetti degli Autogrill continuano a lavorare per garantire agli autotrasportatori cibo e servizi, a tutte le ore.
In un primo momento l’azienda aveva deciso per la chiusura notturna poi i camionisti, che transitano in tutte le fasce orarie, hanno chiesto di tornare al vecchio regime.
Ma il problema del monopresidio notturno, che per i punti vendita più piccoli esiste da sempre – grandi incassi di giorno, più esigui la notte – con la diminuzione del lavoro si è esteso anche ai negozi più grandi e alla solitudine dell’addetto in servizio dalle 22 alle 6 del mattino si sono aggiunti nuovi timori e nuove inquietudini legate alla possibilità di contagio.
A fare quel turno al buio, poi, sono soprattutto donne, perché sono loro la maggioranza della forza lavoro della catena.
Ci sono le strisce a terra, i cartelli all’ingresso che invitano i clienti a non entrare in più di quattro alla volta, a portare via la merce per fermarsi il meno possibile, “ma tra loro qualcuno capisce e rispetta le indicazioni, altri no. Magari hanno altri problemi, magari hanno guidato tutta la notte “ spiega Silvia – nome di fantasia – impiegata in uno dei tanti Autogrill che punteggiano le autostrade italiane. “Abbiamo chiesto di garantire almeno la presenza di una seconda persona, per controllare gli ingressi, per essere protette, ma ci hanno risposto che costa troppo, la notte c’è poco lavoro e i conti non tornano”.
E così, alle 10 di sera nel presidio illuminato che interrompe la monotonia del viaggio, entra una persona sola, il più delle volte una donna, che fino alle 6 del mattino fa il suo lavoro convivendo con la paura – di un furto, di un’aggressione e ora anche della malattia.
“La notte l’autogrill è un mondo a parte, lo è sempre stato, ma adesso ancora di più”.
Quando c’è stata la grande fuga serale dopo il decreto dell’8 marzo, racconta Silvia, l’autostrada era piena di macchine, e le macchine piene di gente che scappava dal nord: “abbiamo pensato, è la volta che lo becchiamo”. E in generale la notte non è detto che sia così deserta, i camionisti si sentono con il baracchino, si danno appuntamento e arrivano in gruppi. “I bagni vengono puliti e sanificati da una ditta esterna fino alle 21, ma da quell’ora alla fine del turno, alle sei, sono terra di nessuno, utilizzarli diventa sempre più rischioso. E i clienti prima vanno in bagno, poi vengono al bancone a ordinare”.
Gli addetti sono stati muniti di mascherine, a norma ma senza il filtro “e mentre lavori ti tocchi di continuo, perché scivolano. E i guanti, andrebbero cambiati a ogni cliente”.
Le lavoratrici hanno espresso le loro preoccupazioni, ma la prevenzione non sembra essere una priorità per l’azienda. Silvia si chiede se la retribuzione di un secondo addetto o di un vigilante possa pesare così tanto nei bilanci da rinunciare alla sicurezza necessaria.
I sindacati di categoria puntano a una riduzione dell’orario per la ristorazione autostradale così come per gli altri esercizi commerciali che restano in funzione per garantire alla cittadinanza servizi essenziali, e ne hanno fatto formale richiesta in una lettera congiunta indirizzata al Presidente del Consiglio Conte, all’indomani del decreto dell’11 marzo.
“Se gli addetti di questi settori devono essere in prima linea, come lo sono dal 23 febbraio, la loro tutela è una precondizione fondamentale e va rispettata – si legge in una nota unitaria – in assenza di correttivi che contemperino servizi di utilità, servizi essenziali e sicurezza, l’alternativa è il fermo e la chiusura per tutelare le lavoratrici e i lavoratori”.
Intanto Silvia e le sue colleghe continuano a lavorare, sperando che la Stradale passi una volta di più o che si fermino di tanto in tanto le guardie giurate. E non sono poche le volte che fuori nel parcheggio, in macchina, c’è il marito della lavoratrice di turno, a fare la notte con lei, per controllare che vada tutto bene e per non lasciarla da sola.