“Ristoranti” Stanno male? Tutta colpa della loro ingordigia (E.Raspelli)

25/07/2005
    lunedì 25 luglio 2005

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      TROPPI MEDICI DISCORDI AL CAPEZZALE DELLA GASTRONOMIA ITALIANA: L’OTTIMISTA AD OLTRANZA E QUELLO IN MALAFEDE

        I ristoratori stanno male? Tutta colpa della loro ingordigia

          di Edoardo Raspelli

            IL capezzale è uno solo, il malato(se è malato!) è uno soltanto ma i medici sono due e, oltretutto, non vanno assolutamente d’accordo tra di loro.
            Per il primo dottore, autorevole, importante, magari poco esperto di quel settore specifico ma comunque celebre in altri, non c’è da preoccuparsi: il paziente ha un bello spazio di ripresa, può recuperare bene, anzi, non è stato mai infermo…

            Per l’altro medico, invece, non solo il malato ha una bella crisi in corso, ma chissà se riesce a cavarsela. Il primo medico, davanti all’infermo ha fatto spallucce ed un bel sorriso, l’altro luminare, invece, è pessimista, pieno di paure e timori… Hanno fatto un bel consulto in due settimane; hanno dato in quindici giorni due pareri discordi ed intanto il paziente è lì e non sa a cosa imputare la sua infermità.

            Il capezzale è la gastronomia italiana, il paziente è il ristorante italiano, i due medici sono, da una parte Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e rassicurante paladino di ottimismo, dall’altra la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la lobby dei padroni dei ristoranti, nota al pubblico soprattutto per le proteste, a suo tempo, contro l’obbligo delle ricevute fiscali e, più di recente, per la minaccia di fare una serrata per difendere (ahimè) il fumo al ristorante.

            Non più tardi di quindici giorni fa Silvio Berlusconi è uscito con una delle sue battute: «I compagni di classe dei miei figli hanno quasi tutti due telefonini» – ha detto – e su questo non stento a crederci… Poi ha proseguito completando la sua diagnosi sulla situazione economica dell’Italia: «I ristoranti sono pieni».

            Gli ha risposto subito la Notizia del club di Papillon dove Paolo Massobrio, curiosamente stizzito contro il capo del governo, ha stigmatizzato dicendo: «Certo,se guarda i sei metri quadrati intorno a lui…».

            Pagato per mangiare, dal largo e dal lardo dei miei cento-centocinquanta ristoranti l’anno, passando dalla familiarità della Chiacchierata di Napoli alla raffinatezza del Donatella di Oviglio (le eccezioni!), posso dire, ahimè, che il malato è grave, ma anche che il malanno se l’è proprio cercato… I ristoranti lavorano soprattutto al sabato sera ed alla domenica a pranzo; la domenica sera è già un momento no, su per settimana non parliamone…

            Come mai? Perché i compensi dei giornalisti non sono raddoppiati da tre anni a questa parte, perché un operaio continua a portare a casa 800-1000 euro al mese, perché camerieri e cuochi (le spese per il personale rappresentano il 70 per cento dei costi di un ristoratore) guadagnano come una volta… ma le ricevute fiscali si sono rarefatte e le cifre sono schizzate all’insù. Se il biglietto dei Musei Statali di Pompei è passato da 1000 lire ad un euro, volete che gli antipasti da 10 mila lire non si siano trasformati in 10 euro, i secondi piatti da 20-25.000 lire a 20-25 euro?! Mi piacerebbe che le rubriche dei giornali potessero pubblicare i conti come facevamo una volta, se ne vedrebbero delle belle… In un’accettabile trattoria si spendono 35 euro, in un discreto ristorantino 50-60 euro… Volete risparmiare? Unica strada è non mangiare, mangiare di meno o diminuire, ahimè, le uscite al ristorante.