Ristoranti cinesi, posti a rischio

02/07/2003

ItaliaOggi (Aziende e Affari)
Numero
155, pag. 11 del 2/7/2003
di Massimo Galli


Effetto sars.

Ristoranti cinesi, posti a rischio

Per il momento non risultano chiusure di ristoranti cinesi, ma i posti di lavoro a rischio sono tra 600 e mille. Colpa dell’effetto Sars. Per questo la comunità cinese di Milano ha inviato alle autorità cittadine, provinciali e regionali una petizione, in cui chiede più dialogo e aiuto per superare la fase critica. L’iniziativa è stata illustrata ieri alla stampa nella sede dell’Unione del commercio, del turismo e dei servizi. Sono circa 400 gli esercizi legati alla ristorazione e al commercio di prodotti alimentari, e 3.500 le persone coinvolte direttamente a livello occupazionale, escludendo l’indotto. Ogni giorno i ristoranti cinesi erogano più di 20 mila pasti nell’area milanese.

Inutile dire che l’allarme legato alla polmonite atipica ha avuto come effetto quello di allontanare la maggior parte dei clienti. ´Inizialmente si pensava a un calo del 30-40%’, ha detto Luigi Sun, consigliere di Epam, l’associazione provinciale milanese pubblici esercizi, ´in realtà la diminuzione di clientela ha superato l’80%. Per un ritorno alla normalità dovremo aspettare il 2004. Per ora non abbiamo registrato chiusure, ma qualcuno si trova in una situazione molto critica. Ci sono i primi segnali di ripresa, ma questi saranno più netti a settembre, con la riapertura delle fiere’.

All’interno della comunità cinese è stato costituito un gruppo di lavoro che fa da filtro e da portavoce, con il supporto del consolato generale della Cina, e che sta analizzando la situazione e studiando soluzioni. Questo avviene in collaborazione con Asl ed Epam. Da parte di 137 esercenti è stata sottoscritta una petizione, inviata alle autorità politiche milanesi insieme a un libro bianco, in cui si chiede la disponibilità a incontrare i rappresentanti del gruppo di lavoro. ´L’obiettivo’, si legge nella lettera, ´è quello di confrontarsi sulle iniziative da intraprendere: aiuti finanziari, possibili incentivi fiscali, ma anche collaborazione per iniziative di carattere promozionale e di prevenzione igienico-sanitaria’.

Su quest’ultimo aspetto Tao Tu Gen, console aggiunto della Repubblica popolare cinese a Milano, ha affermato che sono state offerte garanzie sulla provenienza dei cibi e che, nella fase critica della diffusione della Sars, i connazionali erano stati invitati a non recarsi in Cina.

I ristoratori cinesi si rivolgono anche alle banche, chiedendo prestiti a tasso agevolato per evitare la chiusura degli esercizi più a rischio.