“Ristoranti” Allarme dei gestori

25/07/2005
    lunedì 25 luglio 2005

      Pagina 12

      Allarme dei gestori
      «Ristoranti vuoti»

      La Fipe: il 75 per cento dei locali lamenta un calo dei clienti,
      non è colpa dei prezzi alti ma del cambiamento degli stili di vita
      Per Bankitalia «i conti sono cresciuti del 40% in sei anni»

        Luigi Grassia

        L’onda lunga della crisi dei consumi travolge anche i ristoranti, le pizzerie, le tavole calde e tutti i locali deputati alle delizie del palato. Proprio d’estate, tradizionale momento di piena per i pranzi e le cene fuori casa, tocca ai gestori aderenti alla Confcommercio lanciare l’allarme: tre quarti di loro stanno incassando meno che nel 2004, e per un terzo il trend è «molto negativo». Non sarà per caso colpa dei prezzi proibitivi che compaiono sui menù? «Assolutamente no», lo nega recisamente il direttore generale della Federazione italiana pubblici esercizi, Edi Sommariva, secondo cui il trend sfavorevole sarebbe dovuto «ai cambiamenti degli stili di vita dei consumatori, che stanno andando sempre meno fuori casa. Si gioisce di meno, viene meno la convivialità e questo è un peccato». Una spiegazione che il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, liquida come «una barzelletta»: «Fa il paio con la presunta e misteriosa psicosi che avrebbe colpito gli italiani e che secondo qualcuno motiverebbe il calo dei consumi senza rapporto alcuno con i prezzi. La verità è che la capacità di acquisto delle famiglie si è molto impoverita e un gran numero di consumatori sono costretti a fare attenzione a come spendono i soldi per mangiare».

        I dati della Fipe rivelano un 76% di ristoratori intervistati che lamenta un fatturato negativo rispetto al 2004, nel cui ambito c’è un 33% «molto negativo» (cioè con una riduzione di oltre il 5%); va bene al 16% che galleggia sui livelli del 2004 mentre solo l’8% sta meglio. La contrazione riguarda sia la spesa per singolo cliente che il numero assoluto di coperti, che è calato per il 40% degli intervistati e per il 21% è «fortemente diminuito».

        Il direttore della Fipe Sommariva ammette che i rincari sono stati considerevoli in corrispondenza del concambio lira/euro e nel periodo successivo, ma osserva che «con il 2005 i prezzi si sono stabilizzati e questo studio è relativo proprio a quest’anno»; non dovrebbero essere gli aumenti, allora, a motivare la flessione del giro di affari negli ultimi i dodici mesi. Alla Fipe risulta che i prezzi che compaiono sui menù siano rimasti invariati nell’86% dei locali di ristoro e siano addirittura diminuiti del 5,4%, nonostante un aumento dei costi delle materie prime per la cucina denunciato dal 78% degli intervistati.

        Che negli ultimi anni il conto al ristorante si sia fatto molto più salato non risulta solo alle associazioni dei consumatori ma anche alla Banca d’Italia: da una ricerca i cui risultati sono stati diffusi pochi giorni fa, risulta infatti che dalla fine del 1998 all’inizio del 2004 i prezzi della ristorazione si sono impennati, crescendo in media del 40%. Il dato è stato raccolto su un campione di ben 2500 locali.
        Le stime variano notevolmente a seconda di chi le produce. Secondo l’Istat, per esempio, sempre prudente, la spesa pro-capite annua per il ristorante o la pizzeria è cresciuta del 24,8% fra il 1992 e il 2004, passando da 620 euro e 774 (a valori costanti). L’Intesa dei consumatori giudica molto inferiori al vero queste cifre e ad esempio su alcune voci da bar e da pizzeria valuta un rincaro medio dell’83% nel solo periodo fra il 2001 e il 2004.

        Trefiletti di Federconsumatori ammette che nell’ultimo anno c’è stata, come dice la Fipe, una frenata dei prezzi della ristorazione, ma afferma che «è stata dovuta al calo dei consumi e al gioco della domanda e dell’offerta che ha fatto capire ai gestori che ormai eravamo arrivati al punto di rottura e che alzare ancora i prezzi sarebbe stato un suicidio. Proprio domani presenteremo una ricerca con i numeri del calo del potere di acquisto degli italiani nel settore alimentare in 4 anni. Risulta fra l’altro che dal concambio a oggi lo spostamento di risorse dai redditi fissi agli altri ammonta a 52 miliardi di euro».