Rispunta l´«omissis» nel giallo del carteggio

01/07/2002







(Del 29/6/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
CENSURE, MANIPOLAZIONI, FONTI SOSPETTE: TUTTE LE INCONGRUENZE
Rispunta l´«omissis» nel giallo del carteggio

ROMA
CHE storia è questa? Di un apprendista stregone che pensava di voler fare giustizia? Di una semplice «fonte bolognese», secondo la versione del direttore di «Zero in condotta» – il quindicinale dei No global bolognesi -, che voleva far tornare sul banco degli imputati i responsabili della mancata scorta al professore Marco Biagi? E, dunque, di un amico, di un collaboratore del giuslavorista ucciso dalle Br? Questo è solo il primo degli interrogativi di una storia che si è tinta di giallo, che conserva molti punti oscuri e ha alimentato sospetti e intossicato il già difficile clima politico. Stiamo parlando della pubblicazione delle cinque lettere che il professor Marco Biagi aveva spedito ad altrettanti interlocutori istituzionali, dal presidente della Camera Casini al ministro del Welfare Maroni. In quelle lettere, Biagi chiedeva quella adeguata tutela-scorta che gli stavano revocando, perché si sentiva nel mirino, e ipotizzava, in alcune di quelle missive, di essere bersaglio delle Br e della «criminalizzazione di Cofferati». Il primo interrogativo è, dunque, la fonte, colui che ha consegnato materialmente il dischetto con le sei lettere di Biagi (una, quella personale scritta a una amica, il direttore della rivista Monteventi non l´ha voluta rendere pubblica) al quindidicinale dei No Global bolognesi. Per l´avvocato Guido Calvi, senatore diessino e coordinatore del pool di giuristi che si occupa della vicenda per conto della Cgil, questa fonte «deve essere un luogo istituzionale – uffici giudiziari, uffici di polizia – che le ha avute, le ha raccolte e poi, violando i suoi doveri, le ha consegnate alla stampa per farle pubblicare». La Procura di Bologna, invece, ha fatto sapere di essere in possesso soltanto delle lettere inviate al ministro del Welfare, Roberto Maroni (e per conoscenza al prefetto di Bologna), al prefetto Mario Iovino e di una lettera (non quella pubblicata da «Repubblica») al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Le prime due sono state consegnate dal prefetto di Bologna, la terza, quella a Casini, è stata recuperata dalla memoria del computer portatile di Biagi. Il secondo interrogativo è collegato al primo. Perché il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi e lo stesso presidente della Camera – se è vero che la lettera in possesso della Procura è diversa da quella pubblicata da «Repubblica» – non hanno consegnato ai magistrati quelle lettere?
Perché i contenuti delle lettere sono stati manipolati, manomessi, censurati? Soltanto perché non si voleva, sempre secondo la giustificazione di Monteventi, trascinare nelle polemiche Sergio Cofferati? Quella inviata al direttore di Confindustria, Stefano Parisi, e pubblicata ieri, da questo punto di vista è davvero inquietante. Biagi la spedisce il 2 luglio del 2001 (l´8 giugno, il Comitato provinciale di Roma aveva revocato la tutela al professore di Bologna) e invita l´amico a intervenire per riottenere la protezione. In un passaggio, la lettera fatta giungere a «Zero in condotta» risulta manomessa, come ha confermato Parisi rendendo noto il testo integrale della missiva. Il punto in questione è questo: «Voglio continuare a fare le cose che ci piacciono – scrive Biagi – ma non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale».
Perché è stato censurato il riferimento a Cofferati? E, soprattutto, chi è la «persona assolutamente attendibile» che insinua in Biagi il convincimento che il segretario della Cgil lo minacci? Si chiede il parlamentare diessino Giuseppe Caldarola, componente del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi: «Perchè il direttore di Confindustria non ha chiamato Cofferati, che lui conosce bene, anche come uomo? Viceversa, se ha ritenuto le minacce fondate perchè non si è rivolto al magistrato»? Perché, sentito in Procura non più di venti giorni fa, non ha ritenuto di doverne parlare ai magistrati? Chi è questa persona che accusa Cofferati di minacciare il giuslavorista? Attenzione alle date. La lettera è del 2 luglio del 2001, la trattativa sull´articolo 18 non è all´orizzonte. Fino ad allora, Sergio Cofferati pubblicamente non aveva mai criticato Marco Biagi, il quale addirittura il 21 novembre partecipa a un seminario della Cgil sul Libro Bianco: «L´occasione per un confronto – esordì il professore – è troppo interessante e divertente». Il segretario della Cgil polemizza indirettamente con Biagi solo nel febbraio scorso, al convegno di Torino dell´Unione Industriali. La fonte di Biagi da chi avrebbe appreso delle minacce di Cofferati? Nella lettera inviata al prefetto di Bologna, l´1 settembre scorso, Biagi riferisce che dopo la sua sollecitazione, il presidente della Camera, Casini, aveva parlato con il Capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Effettivamente Casini incontrò De Gennaro, tra il 22 e il 23 luglio, dopo il G8 di Genova, e in quell´occasione gli segnalò le lamentele del suo «amico». Il Capo della Polizia verificò che Biagi non era più protetto a Roma mentre continuava ad avere la tutela a Bologna, Milano e Modena. Il ministro dell´Interno, Claudio Scajola, ha sempre sostenuto di non sapere nulla della revoca delle scorte a Biagi. La sua inchiesta interna, successiva all´omicidio delle Br, sulla mancata scorta al professore di Bologna, ha accertato solo «un´evidente distonia nel circuito valutativo centrale e periferico». L´ultimo interrogativo, dunque, è: il Capo della Polizia informò il ministro dell´incontro con Casini e dei rischi che correva il professore Biagi?