Risposta a Epifani. Caprioli: «Come garantire la democrazia nel sindacato»

11/10/2002

              11 ottobre 2002

              risposta a Epifani

              COME GARANTIRE
              LA DEMOCRAZIA
              NEL SINDACATO
              Giorgio Caprioli*

              Nella lunga intervista all’Unità
              del 9 ottobre il
              segretario generale della
              Cgil, Guglielmo Epifani, afferma
              che il motivo dell’impossibilità
              a presentare una piattaforma
              unitaria per il contratto
              dei metalmeccanici sarebbe la
              mancanza di regole democratiche
              per l’approvazione degli accordi,
              anche in presenza di dissensi
              tra le organizzazioni.
              Il tema proposto da Epifani
              non è eludibile. Infatti, consapevole
              della sua importanza,
              la Fim ha avanzato prima dell’estate
              una proposta approvata
              dal suo Esecutivo nazionale
              che si spinge ben oltre le tradizionali
              posizioni cisline, con
              l’intento di superare le differenti
              opzioni tra le organizzazioni
              e rendere possibile un lavoro
              unitario per la definizione
              della piattaforma.
              La riassumo brevemente:
              La piattaforma unitaria va
              sottoposta all’approvazione di
              tutti i lavoratori (iscritti e non)
              tramite referendum.
              Gli stessi lavoratori, contestualmente
              al voto sulla piattaforma,
              eleggono assemblee regionali
              di delegati, appositamente
              istituite per il contratto,
              sulla base del rapporto di un
              delegato ogni mille addetti al
              settore.
              Le elezioni avvengono su
              liste presentate dalle diverse organizzazioni
              sindacali con un
              sistema proporzionale puro.
              Non si prevedono quote paritetiche
              riservate ad alcune organizzazioni
              (come avviene nel
              sistema di elezione delle Rsu).
              Le assemblee hanno il compito
              di approvare a maggioranza
              del 51% l’ipotesi di accordo.
              Tutte le organizzazioni si
              impegnano ad accettare l’esito
              della votazione delle assemblee
              dei delegati.
              Questo sistema accetta due
              principi fondamentali, da molto
              tempo richiesti dalla Cgil:
              impedisce accordi separati sen-
              za verifica di rappresentatività
              e si basa sul suffragio universale.
              Introduce il principio della
              democrazia indiretta, assai più
              efficace di quello della democrazia
              referendaria per decidere
              su mediazioni complesse,
              come quelle necessarie a rinnovare
              un contratto nazionale.
              Il referendum, oltre a non
              essere praticamente usato né a
              livello internazionale, né in Italia
              (salvo che, appunto dai metalmeccanici)
              ha molti limiti, a
              partire da quello di introdurre
              una logica di contrapposizione
              frontale tra sindacati, dove
              gli spazi di mediazione tra opinioni
              diverse vengono azzerati.
              La risposta della Fiom è stata
              di riproporre il referendum
              come “condizione” per l’unità.
              E tutti sappiamo bene che
              porre condizioni e pregiudiziali
              per superare rotture drammatiche
              è il modo migliore
              per non discutere, tantomeno
              per trovare soluzioni. Noi invece
              abbiamo bisogno di discutere
              molto. Trincerarsi dietro
              l’affermazione che “gli altri”
              non sono democratici è un
              operazione strumentale che nasconde
              a fatica la non disponibilità
              ad affrontare questioni
              di merito.
              A questo proposito, credo
              che, se si volesse individuare
              un’agenda per ridiscutere di
              unità, occorrerebbe aggiungere
              qualche altro argomento. Segnalo
              i due che mi sembrano i
              più importanti: il rapporto tra
              sindacato e politica in un sistema
              bipolare e la direzione da
              dare alla riforma del sistema
              contrattuale (decentramento
              o centralizzazione), ferma restando
              una comune opzione
              per un assetto su due livelli (nazionale
              e decentrato) che continuo
              a ritenere il migliore possibile,
              non solo in Italia, ma a
              livello internazionale (ne sta infatti
              discutendo anche l’Ig Metall
              in Germania).
              *segretario generale Fim-Cisl