“Risparmio 1″ Passa il dl risparmio, non cambia il falso in bilancio

04/03/2005

    venerdì 4 marzo 2005

    PRIMO VIA LIBERA DELLA CAMERA ALLA LEGGE CON 245 FAVOREVOLI E 127 CONTRARI

      Passa il dl risparmio, non cambia il falso in bilancio

        Ma Maroni chiede subito una modifica: i fondi pensione spettano alla Covip

          Alessandro Barbera

            ROMA
            A più di un anno dalla sua prima bozza la riforma per la tutela del risparmio passa il primo voto parlamentare, ma con il solo sì della maggioranza – 245 contro 127 no – e la richiesta immediata di modifica del ministro Maroni su un punto che metterebbe a repentaglio il nuovo sistema della previdenza complementare. Eliminate le norme sul mandato a termine per il governatore di Bankitalia e sul passaggio all’Antitrust dei poteri in materia di concorrenza fra banche, ieri è stata la volta della modifica di un altro «punto caldo» del vecchio testo approvato (con voto bipartisan) in Commissione, quello sul falso in bilancio.

              Invece dell’innalzamento da un anno a tre del massimo di pena per il reato, alla fine la maggioranza ha approvato in aula un articolo che lascia pressoché inalterato sia il massimo di pena (da un anno a un anno e mezzo), sia le soglie di non punibilità per le società quotate e non quotate. L’opposizione, che su questo punto era riuscita a ottenere il voto segreto, sperava di inasprire la norma con il sostegno di un pezzo della maggioranza. Tentativo fallito nonostante una trentina di «dissidenti» a suo favore. Bocciato anche l’emendamento del diesse Benvenuto che obbligava, a partire dal primo gennaio 2006, il riacquisto da parte delle banche collocatrici dei bond argentini venduti ai risparmiatori.

                Se dunque i fatti di mercoledì avevano già compromesso il cammino bipartisan della legge, il voto di ieri ha ulteriormente alzato i toni del centro-sinistra che ha bocciato senza appello l’intero testo. Dice il leader della Margherita Rutelli: «Tutto questo dibattito ha partorito una riformicchia. Mi chiedo se i problemi sostanziali della Banca d’Italia siano solo il mandato a termine o se non vi sia un problema di governance. Forse è razionale che dopo l’avvio della moneta unica continui ad avere 9.000 dipendenti, pur eccellenti e di prim’ordine?». Per il diesse Mauro Agostini, la nuova legge «azzera le regole minime di trasparenza che erano state concordate e allontana sempre di più la normativa italiana da quella comunitaria». Per le associazioni dei consumatori, ieri in piazza davanti a Palazzo Chigi per protestare contro il «rimborso-capestro» dei tango-bond, quella approvata è una «vera controriforma».

                  Di tutt’altro segno il giudizio della maggioranza che, a differenza di mercoledì, ha questa volta affollato i banchi del governo: c’erano i ministri Scajola, Pisanu, Urbani, Giovanardi, Marzano e il sottosegretario alla presidenza Bonaiuti.

                    Per il vicecoordinatore di Forza Italia Cicchitto «non è una riformicchia» come dice il centrosinistra, che anzi dovrebbe fare «l’esame di coscienza» per non aver varato alcuna riforma quando era al governo. Per Riccardo Pedrizzi, sostenitore della prima ora di Fazio, è «una riforma organica, ancora più completa della Sarbanes-Oxley varata negli Stati Uniti» dopo gli scandali Enron e Worldcom.

                      Anche se «La Padania» ha dato pochissimo rilievo alla notizia, il leghista Maroni si dice soddisfatto per il testo che ha «smentito» le posizioni oltranziste su Bankitalia. Il ministro del Lavoro apre però immediatamente il «fronte Covip», l’autorità di vigilanza sui fondi pensione fortemente ridimensionata dall’ultima versione del testo. Mercoledì infatti la Camera ha approvato un emendamento di Forza Italia che ha sostanzialmente sottratto all’Autorità la vigilanza «i controlli di trasparenza delle condizioni contrattuali e sull’offerta al pubblico» dei fondi pensione, affidati alla Consob come avviene per gli altri prodotti finanziari.

                        Secondo Maroni si tratterebbe in sostanza della soppressione della Covip e della «fondamentale funzione di vigilanza unitaria dell’intero sistema, nonché della trasparenza dei fondi. E’ un grave errore che deve essere corretto al Senato, pena l’impossibilità dell’avvio della previdenza complementare previsto dalla delega. Questo tipo di risparmio ha un profilo sociale elevato che lo distingue da altre forme di investimento finanziario». Sul punto i sindacati sostengono Maroni, che però lo attaccano per la decisione dell’aula. Dice il segretario confederale della Cisl Baretta: «Non è possibile condurre un negoziato serio in una situazione in cui il governo e la maggioranza non sono in grado di sostenere una posizione univoca».