“Riscriviamo le regole Serve un’intesa con la Cisl e la Uil”

18/01/2011

Archiviato il referendum, in casa Cgil si studiano le mosse per arginare prima e rimediare poi allo «strappo» alle regole prodotto dal caso Mirafiori. Su questo tema c’è urgenza: la strada è quella di provare a fare un accordo con Cisl e Uil prima, con Confindustria poi, per arrivare a una legge che sostanzialmente impedisca il «dumping contrattuale» realizzato dall’ad Fiat Sergio Marchionne. Diverso è il discorso per la situazione specifica degli stabilimenti di Pomigliano e di Mirafiori: lo stato maggiore del sindacato guidato da Susanna Camusso – impegnato per il successo dello sciopero generale Fiom del 28 gennaio – sa che ci vorrà almeno un anno prima dell’avvio delle linee produttive «nuove» a Mirafiori. Nel frattempo i lavoratori saranno a lungo in cassa integrazione.

Insomma, non c’è fretta, il problema di «come restare all’interno della fabbrica» resta, ma c’è tempo per ponderare le mosse di questo percorso di rientro a Mirafiori. La Cgil valuta che il 46% di «no» dei lavoratori, espresso in condizioni di pesante ricatto occupazionale, ha dimostrato che una fabbrica così non si può governare senza passare per un sistema concordato e consensuale. Magari non ora, ma alla fine – dice il segretario generale – Marchionne si dovrà convincere e mediare.

Anche i ricorsi giudiziari di cui ha parlato il segretario generale al programma di Lucia Annunziata su Rai3 per adesso sono materia affidata allo studio preliminare degli esperti di diritto del lavoro: ieri una lunga riunione della Consulta giuridica Cgil ha cominciato a valutare le diverse opzioni legali sul tappeto, ma per adesso nulla è stato deciso. Tendenzialmente, il segretario vorrebbe evitare comunque uno showdown giudiziario. Appare invece definitivamente tramontata l’ipotesi della «firma tecnica». Impraticabile per ragioni statutarie e per l’opposizione della Fiom, ma anche resa impossibile dall’indisponibilità oggettiva da parte dei sindacati firmatari a socchiudere il pur minimo spiraglio per un rientro della Fiom. Certo è che anche la via «maestra» – un’intesa con Cisl e Uil, e poi con gli imprenditori per fare nuove regole – rischia di essere accidentata. Camusso aveva scritto a Bonanni e Angeletti sottoponendo una proposta di modifica del documento unitario del 2008 su democrazia e rappresentanza e chiedendo un incontro: ieri sono arrivate le repliche, decisamente ostili e negative. E se la Uil ha evitato una risposta ufficiale (pure ricordando che meglio sarebbe insistere sul documento del 2008), la Cisl ha replicato con una nota davvero molto dura. La proposta Cgil «è astrusa, efficace solo per incoraggiare estremismi ed irresponsabilità», e «sembra più mirata alla soluzione di un problema interno di organizzazione che a trovare una base proficua per un accordo interconfederale, di cui la Cisl conferma la opportunità e urgenza». Insomma, per la Cisl l’incontro sollecitato «non è necessario», e il documento del 2008 «è l’unica base per un’intesa rapida e costruttiva». «Sono sorpreso – replica il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni – di solito se un sindacato chiede un incontro e sottopone una bozza a maglie larghe per poter discutere, ci si siede per parlare. Il documento del 2008 è un riferimento anche per noi, ma non si può far finta che da allora non sia successo niente. Servono meccanismi per arginare la deriva degli accordi separati. Noi comunque insistiamo».

Anche perché in casa Cgil si spera in un segnale di disgelo soprattutto da Confindustria. Che Cisl e Uil prevedibilmente per un po’ preferiscano tenere sulla graticola la Cgil è cosa scontata. Magari, si ragiona, gli industriali saranno interessati a una ricucitura più veloce possibile dello strappo nelle regole su contratti e rappresentanza, che per adesso ha portato anche al congelamento del tavolo delle parti sociali sulla politica economica. I più stretti collaboratori di Camusso si dicono convinti che Confindustria abbia interesse a evitare il proliferare delle fuoriuscite dal contratto e dall’associazione, e a trovare un’intesa con la Cgil. Una soluzione gradita anche ai grandi gruppi, come Eni e Finmeccanica. Altrimenti, non resterà che la mobilitazione.