Rischio competitività per il turismo

16/02/2004


        Domenica 15 Febbraio 2004

        Turismo


        Rischio competitività per il turismo

        Il business delle vacanze – Unioncamere: bassa commercializzazione all’estero per la scarsa promozione – Parla il presidente Federturismo


        MILANO – Il clima internazionale sta lentamente migliorando, le previsioni sui flussi turistici – dopo un 2003 deludente – tornano a essere favorevoli. C’è un risveglio di interesse – sottolineano gli operatori – da parte di tedeschi, americani e giapponesi, ma l’Italia, come rileva una indagine dell’Isnart-Unioncamere – presentata ieri nella giornata inaugurale della Bit di Milano – risulta tuttavia incapace di "intercettare" appieno la domanda turistica estera e di sfruttare tutte le potenzialità. «Nonostante l’euro troppo forte, ci sono segnali di ripresa che vengono dal settore turismo – ha sottolineato il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano – importanti per l’economia del Paese. Il turismo è ora di competenza delle Regioni, ma il Governo vuole continuare a occuparsene insieme alle Regioni». E il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha rimarcato subito i progetti della Lombardia e le iniziative sul fronte estero, puntando poi i riflettori sulle potenzialità dei Mondiali di sci del 2005 e rilanciando la candidatura lombarda alle Olimpiadi del 2016. È in via di superamento anche l’allarme-tedeschi (che rappresentano circa il 40% degli arrivi dall’estero) dopo un 2003 deludente. L’Osservatorio Isnart-Unioncamere conferma che quest’anno, sulla base delle prenotazioni già registrate dai tour operator, il turismo dalla Germania andrà meglio dello scorso anno e in particolare 8,1 milioni di tedeschi sono già pronti a tornare in Italia. La flessione del 2003 dovrebbe essere recuperata, grazie anche a un rinnovato interesse per le città d’arte e la montagna. Resta però lo scoglio di una politica commerciale e promozionale carente. Una indagine tra i tour operator esteri – effettuata sempre dall’Isnart – ha rilevato infatti che l’Italia resta ancora saldamente in vetta alle destinazioni turistiche più richieste, lasciando a distanza Spagna e Francia. In pratica l’Italia è il Paese più richiesto per l’83,1% degli operatori mentre la Spagna è al secondo opposto ma con una quota del 48,1% soltanto. In terza posizione la Francia (44,2%). Però – rileva l’indagine – ci sono evidenti difficoltà di carattere commerciale perchè l’analisi dei pacchetti venduti dai tour operator registra per l’Italia quote inferiori al 40 per cento. Insomma il potenziale è alto, ma i risultati sono molto più modesti. E il bilancio tracciato dall’Enit indica che nel 2003 le presenze turistiche sono calate in media del 2% (dopo il -1,4% del 2002) con un -3,8% per gli stranieri. Nel 2003 circa 46,5 milioni di italiani hanno trascorso almeno un periodo di vacanza. C’è stata una maggior frammentazione, per cui la durata si è ridotta, ma la spesa complessiva è passata dai 35 miliardi del 2002 ai 56 miliardi dello scorso anno (complici – rileva l’Isnart – anche i rincari dei listini). Leader la Toscana con 3,9 milioni di turisti, seguita dall’Emilia-Romagna (3,4 milioni) e dalla Sicilia (2,6 milioni). Gli italiani vanno poi sempre di più all’estero: per il 2004 si prevede che una quota del 30% delle vacanze sia indirizzata oltrefrontiera. Resta dunque da sciogliere in nodo dei turisti stranieri. Secondo il presidente dell’Enit, Amedeo Ottaviani, occorre investire sui mercati emergenti, soprattutto Cina (che beneficia di visti più facili) e India. La previsione di introiti per il 2003 – ha aggiunto Ottaviani – è intorno ai 28 miliardi di euro, quindi intorno ai livelli del 2001 e al di sotto dei livelli del 2000, quando gli introiti sfiorarono i 30 miliardi. «Però – ha rimarcato Ottaviani – la Finanziaria ha ridotto i nostri stanziamenti a 24 milioni e oggi abbiamo le mani legate, a malapena possiamo gestire le iniziative ordinarie». «Non sono più sufficienti le risorse destinate alla promozione turistica – ha riconosciuto il sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe Galati -. L’Enit fa un buon lavoro, ma ha bisogno di avere i mezzi necessari per confrontarsi con il mercato, anche perchè la concorrenza incalza».

        VINCENZO CHIERCHIA