Rischia di slittare il via alla nuova previdenza

09/10/2003


09 Ottobre 2003

LA DISCUSSIONE POTRÀ COMINCIARE SOLO DOPO IL 15 NOVEMBRE. SI VA AL 2004? MARONI: CE LA FAREMO ENTRO L’ANNO
Rischia di slittare il via alla nuova previdenza
Stretti i tempi dell’iter parlamentare. Pera deciderà se forzare le procedur
Roberto Giovannini
ROMA
A meno di miracoli slitterà al 2004 la trasformazione in legge della delega previdenziale del governo. Un colpo di scena, tenendo conto che il varo entro l’anno della riforma delle pensioni è un passaggio fondamentale per assicurare il consenso di Bruxelles e dei mercati al pacchetto di finanza pubblica italiano. E il rinvio non sarà causato – almeno direttamente – dallo scontro tra Esecutivo e sindacato o dai mal di pancia nella maggioranza: ma dall’inesorabile necessità di rispettare i tempi e le procedure dell’esame parlamentare. Tempi e procedure che – dicono gli addetti ai lavori – impedirebbero il «sì» finale del Parlamento entro il 31 dicembre. E che si allungherebbero di molto se – come pare essere orientata a stabilire anche la Presidenza del Senato – la delega previdenziale non verrà considerata tecnicamente «collegata» con la manovra economica 2004, e dunque potrà iniziare il suo iter a Palazzo Madama solo dopo il 15 novembre. Per adesso, consultati i regolamenti, a questa conclusione è giunto Tomaso Zanoletti (Udc), il presidente della Commissione Lavoro del Senato presso cui giace la delega sulle pensioni. Ieri Zanoletti ha illustrato in una lettera al presidente Marcello Pera il delicato problema procedurale, e chiesto lumi sul da farsi.
Per Zanoletti (esponente però di un partito che ha sollecitato un percorso più «dialogato» della riforma), le regole parlamentari non lasciano dubbi. Nella missiva si sottolinea che la delega previdenziale comporta variazioni di spesa e quindi il suo esame non potrebbe avere luogo durante l’esame della Finanziaria 2004, a meno di essere considerato ad essa «collegato». Cosa problematica, visto che il ddl Maroni risulta «collegato» alla Finanziaria 2002, e non è stato indicato nel Dpef 2004-2008 come «collegato» alla Finanziaria 2004. Quindi, l’esame in Commissione Lavoro potrebbe essere ripreso solo dopo il 15 novembre. In queste ore il ministro per i Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi sta cercando di trovare una soluzione tecnica: ma toccherà a Marcello Pera decidere. Sarebbe possibile «forzare» le procedure, ma a quanto si apprende gli stessi tecnici della Presidenza sembrerebbero concordare con l’interpretazione di Zanoletti.
Roberto Maroni, ieri sera, ostentava ancora ottimismo: «Il Parlamento è sovrano – ha detto – ma i tempi ci sono, la approveremo entro dicembre». Accanto a lui, Zanoletti scuoteva il capo: «Entro l’anno non ce la facciamo».
Una previsione che pare realistica. Anche perché, come ha fatto osservare a un sorpreso Tremonti un parlamentare nel corso dell’audizione sulla manovra, l’emendamento che contiene il giro di vite sulle pensioni è stato sì varato dal Consiglio dei ministri venerdì, ma ancora non è stato formalmente depositato. «La questione che mi solleva – ha replicato Tremonti – è rilevante. Ne parlerò con il ministro competente», ovvero Giovanardi. E sempre Tremonti ha spiegato che «non c’è un legame fra manovra finanziaria e riforma previdenziale». O meglio, «c’è un collegamento politico e non tecnico», perché «tutti sanno che nei paesi dell’Ue la tenuta dei conti pubblici dipende dalla capacità di incidenza dalle riforme strutturali».
Ma non è un segreto per nessuno che l’obiettivo dei sindacati è quello di rallentare l’iter della riforma, possibilmente superando il 31 dicembre e la fine del «semestre europeo». A parte i ventilati rimpasti di governo, se verrà dimostrata a suon di scioperi l’indigeribilità di una riforma previdenziale votata sotto elezioni europee, la speranza di Cgil-Cisl-Uil è che la Cdl addivenga a più miti consigli. Il clima continua ad essere pesante: Maroni invita i sindacati a fare proposte alternative evitando «mezzucci e bugie», ma il leader Cisl Savino Pezzotta replica che «ora è il tempo della mobilitazione, non più quello delle proposte». E i pensionati dello Spi-Cgil annunciano l’avvio di una vertenza con l’Esecutivo.
Ma secondo gli esperti, anche sulla base di ipotesi molto generose (ovvero ipotizzando un «aiuto» da Pera e un atteggiamento non ostruzionistico dell’opposizione, e senza considerare stop per ripensamenti nella Cdl o negoziati col sindacato) solo un miracolo permetterebbe il varo della riforma entro l’anno. L’emendamento ancora non c’è, e in ogni caso la Commissione Lavoro è attiva per tre giorni alla settimana e solo per due ore al giorno. Il presidente Zanoletti ha già annunciato che viste le molte novità richiederà una nuova tornata di audizioni. Dal 16 ottobre potrebbe cominciare la discussione generale sul provvedimento: potrà intervenire ognuno dei 320 senatori, anche se solo per 20 minuti. Si va al 28 ottobre, ed è facile prevedere che verranno depositati un migliaio di emendamenti. Il testo arriverebbe nell’Aula del Senato il 15 novembre, e sbarcherebbe il 22 novembre in una Camera ingolfata dalla sessione di bilancio per una nuova lettura. E se poi a Montecitorio venisse approvato anche un solo emendamento, si dovrebbe comunque tornare a Palazzo Madama.