Ripresa lenta, il terziario avanzato ora chiede una cabina di regia

09/02/2010

MILANO— Cinque anni per tornare al Pil antecedente alla crisi. L’assenza di campioni nazionali nel turismo o nella tecnologia, la resistenza del settore bancario-assicurativo. E la definitiva affermazione del web 2.0 e delle tematiche ambientali. E’ un’Italia in chiaroscuro, quella restituita da «Terziario Futuro – La prospettiva delle imprese terziarie tra il 2010 e il 2012», indagine curata da S3.Studium per Cfmt, Centro di Formazione Management del Terziario di Manageritalia e Confcommercio, che sarà presentata giovedì a Milano. Non mancano le potenzialità, spicca però il «filo rosso» della scarsa capacità di mettere energie in rete. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli osserva che «ad un’economia sempre più terziarizzata devono corrispondere incentivi che sviluppino i servizi e migliorino qualità e quantità del capitale umano. E’ necessario sostenere maggiormente l’innovazione nel settore e per questo chiediamo al Ministro Scajola di mettere in campo un progetto “Servizi 2020” come strumento per cogliere tutte le opportunità dell’economia dei servizi». La ricerca mostra che i vantaggi competitivi italiani sono «ormai invecchiati». «In questi anni» dice Michelangelo Patron, direttore del Cfmt «i cinesi in grado di viaggiare in Italia saliranno a oltre 300 milioni. Ma se mancano i voli e non c’è una regia, anche politica, allora si perde questa grande occasione». Analogamente, sul tema delle politiche ambientali, «l’inazione delle autorità nazionali» e la mancanza di una produzione legislativa unitaria perdureranno fino al 2012. Spiccherà, in questo quadro, un attivismo regionale sostenuto dei finanziamenti europei e destinato a cristallizzarsi in un Paese sempre più «a macchia di leopardo»: con aree segnate da numerose start-up, soprattutto al Nord, ed altre arretrate. E mentre molti manager usciti dalla aziende in crisi saranno preziosi per contratti brevi, il triennio sarà quello del web 2.0. Il format del social network, insomma, «invaderà» trasversalmente i vari mercati. La «generazione Y», quella che le dinamiche di Facebook le costruisce ogni giorno, sarà protagonista di una nuova stagione di investimenti su internet. «Poi tra 24-36 mesi, si vedrà quali soldi sono stati ben spesi e quali no»