“Ripresa a singhiozzo, è allarme lavoro”

22/01/2010

ROMA – La ripresa c´è, ma è a singhiozzo. Le sue prospettive sono «soggette a incertezza», avverte Jean Claude Trichet, presidente della Bce. Sul futuro economico di Eurolandia aleggia il fantasma della disoccupazione che «dovrebbe continuare ad aumentare», attenuando così la propensione ai consumi. I governi devono risanare i bilanci: fino a quel momento è meglio evitare tagli alle tasse. Cautela anche dalla Banca Mondiale che parla di «ripresa ancora fragile» e mette in guardia contro «la zavorra» che ancora pesa sui bilanci delle banche.
Luci e ombre sull´economia, perciò. E anche tanti problemi. Per esempio quello della Grecia, con i suoi conti in disordine. I timori per le sorti del deficit greco pesano sull´euro e sulla Borsa locale. I giornali scrivono anche di un debito pubblico più elevato delle cifre ufficiali e dunque di menzogne sulla sua reale entità. In questo contesto, spunta perfino l´ipotesi di un prestito Ue, per dare ossigeno a una bilancia dei pagamenti in rosso: le autorità di Bruxelles però non confermano.
La Grecia è un «caso», ma non il solo. Negli Usa, i segnali che arrivano dall´economia sono contraddittori. Così, per dire, se il superindice di dicembre mette a segno un balzo dell´1,1%, il nono consecutivo e pure superiore alle attese, gli ultimi dati sull´occupazione non sono rosei. Nella settimana finita a metà gennaio, le richieste di sussidi di disoccupazione sono cresciute a sorpresa di 36 mila unità, fino a quota 482 mila, ben oltre le aspettative. Il risultato fa frenare le Borse europee e pesa pure su Wall Street.
Al dunque, in questo avvio d´anno, tutti i grandi osservatori internazionali scelgono la strada della prudenza, già tracciata dagli esperti Fmi. Ovvero: la ripresa globale c´è, è più forte del previsto ed è trainata dalla Cina, a rischio peraltro di bolla immobiliare, secondo la World Bank. Ma le mille incertezze che si intravedono all´orizzonte rendono questa «recovery» fragile, non omogenea e «a diverse velocità», stando alla definizione di Dominique Strauss-Kahn, numero uno del Fmi. L´Europa in particolare va più a rilento: dal Fondo è previsto per quest´anno uno striminzito più 0,9%; dalla Banca mondiale arriva un arrotondamento a quota 1%. Ma siamo lì.
«Ci si attende che l´economia cresca a ritmo moderato», il processo di recupero «potrebbe essere discontinuo», ammonisce Trichet nel suo Bollettino. E di nuovo il banchiere francese rileva che alcuni fattori a sostegno della crescita del Pil sono «temporanei». Ancora una volta, a una settimana dalla non decisione sui tassi, fermi al minimo storico dell´1%, invita i governi a ridurre «in modo tempestivo» i deficit nazionali: bisogna impedire che la fiducia nella tenuta dei conti pubblici venga intaccata. E bisogna anche iniziare a tratteggiare delle exit strategy dalla crisi, individuando tempi e modalità per il ritiro delle misure di sostegno all´economia. Ma attenzione a non «avvizzire» la ripresa, smantellando gli stimoli in un contesto di ancora perdurante debolezza, ammonisce la Banca Mondiale. Francoforte considera comunque «requisito minimo» l´attuale impegno ad avviare il risanamento al massimo nel 2011. Tra le riforme strutturali che i governi Ue dovrebbero attuare ci deve essere anche «un´adeguata ristrutturazione» del settore bancario. Come al solito, Trichet non fa nomi. Ma nel Bollettino si legge: «Situazioni patrimoniali sane, un´efficace gestione del rischio e l´adozione di modelli imprenditoriali solidi e trasparenti sono essenziali per rafforzare la tenuta delle banche agli choc, gettando le basi per una crescita economica sostenibile e per la stabilità finanziaria».
Timori per le banche Ue emergono anche dal rapporto della Banca Mondiale. Nei suoi calcoli, finora «solo i due terzi delle possibili perdite sono state affrontate». Nel loro rapporto, questi esperti invitano i governi a non dimenticare il Sud del mondo e dunque ad aiutare i paesi più poveri e bisognosi, resi ancora più deboli dai contraccolpi della crisi.