«Ripresa a rischio per il caro-petrolio»

01/09/2004

      sezione: IN PRIMO PIANO

      data: 31 agosto 2004 – pag: 3
      «Ripresa a rischio per il caro-petrolio»
      NICOLETTA PICCHIO
      ROMA • È il caro petrolio il vero problema da affrontare, un elemento che mette a rischio la crescita e che compromette l’andamento dell’inflazione. Il commento dei commercianti, dopo la diffusione dei dati Istat sull’inflazione delle città campione, ha come comune denominatore i problemi legati all’andamento del barile: la distribuzione sta tenendo ferme le componenti interne, in particolare l’alimentare, ma il petrolio pesa sulla crescita e sui consumi, che hanno un andamento stagnante. Su questo aspetto le dichiarazioni di Confcommercio e della Confesercenti collimano: «Il rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi rischia non solo di compromettere le possibilità di rientro dall’inflazione, ma anche di annullare le possibilità di crescita del sistema, che già sconta una dinamica dei consumi molto debole», scrive una nota del centro studi della Confcommercio.

      «Il commercio, tirato in ballo spesso a sproposito sulla questione dei prezzi, ha invece assorbito gli aumenti dei carburanti senza scaricarli sui consumatori», afferma la Confesercenti. «L’inflazione ad agosto è rimasta ferma al 2,3%, nonostante gli aumenti dei carburanti, benzina e gasolio, che hanno pesantemente inciso sui bilanci delle famiglie», continua la confederazione, sottolineando che in un anno i prezzi alla produzione sono cresciuti del 3,3%, mentre l’inflazione è stabile da sette mesi. In modo per dire implicitamente che il Governo dovrà fare molta attenzione sulle diverse responsabilità. E Marco Venturi, presidente della Confesercenti, che raggruppa soprattutto i piccoli esercizi, non risparmia una critica all’Esecutivo, «che punta esclusivamente sulla grande distribuzione, con l’idea che basti dargli mano libera per risolvere tutti i problemi».

      Con i consumi fermi, la Confcommercio non esita a definire l’attuale situazione congiunturale stagnante, anche in riferimento ai dati delle vendite al dettaglio di giugno. «La domanda interna è debolissima specie nella componente dei consumi di beni e famiglie, che dovrebbe alimentare la ripresa, senza la quale la crescita italiana rischia di rimanere ben la di sotto dell’1 per cento, attestandosi sui mediocri valori dell’ultimo triennio», scrive una nota della Confcommercio.

      Sono temi che le organizzazioni dei commercianti solleveranno nell’incontro con il Governo, fissato per il 6 settembre (anche se manca una convocazione ufficiale). A breve, forse giovedì, i due ministri dell’Economia e delle Attività produttive, si dovrebbero incontrare proprio per discutere la strategia del controllo dei prezzi (Alemanno ha chiesto un interventi fiscale contro il caro petrolio). Ieri l’ha sollecitata il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «È settembre il mese in cui ci sono le tensioni inflazionistiche, che potrebbero riscoppiare senza politiche adeguate. Sarebbe importante un segnale del Governo, che fino a qualche mese fa ha negato l’esistenza del problema». Anche dalla Uil, con Adriano Musi, arrivano segnali di preoccupazione: «In genere ad agosto l’inflazione cala, oggi i prezzi sono inchiodati al 2,3. Il controllo dei prezzi avviene solo perché i consumi frenano».