“Ripresa 1″ Tre rischi: tassi, cambio dell’euro e petrolio

15/05/2006
    sabato 13 maggio 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Tentare la ripresa col debito record

      Tre rischi: aumento dei tassi, cambio dell’euro, costo del petrolio. Draghi prepara l’analisi

        di Bianca Di Giovanni / Roma

        TRE RISCHI – I segnali di ripresa ci sono tutti. La crescita economica si fa sentire forte in tutto il mondo. Nella corsa viene coinvolta anche l’Europa, finora pi� ferma delle altre aree geografiche. In primis quella Germania che torna ad essere la locomotiva. �Quando la Germania va, ne beneficiano tutti�, aveva detto qualche settimana fa Mario Draghi a Washington e qualche giorno prima all’Ecofin. Un’analisi pi� approfondita sui settori che compongono questo Pil in rimonta sar� affrontata dal governatore di Bankitalia nelle prossime considerazioni finali del 31 maggio. Un tema inaugurato gi� dal predecessore Antonio Fazio, che per due anni consecutivi ha dedicato il suo intervento all’analisi sui ritardi competitivi del Paese. Sar� l’assise di maggio la prima occasione del numero uno di Bankitalia per fare il punto sulla situazione, visto che all’ultimo momento � stato cancellato anche il tradizionale incontro di primavera con i banchieri. Per ora pare certo che a ridare fiato al sistema Italia sia la produzione industrale dei beni intermedi: macchine utensili, apparecchi elettrici, mezzi di trasporto. Tutti settori orientati all’export. Sempre piatto il tessile-abbigliamento, anche se il settore dovrebbe essere al giro di boa dopo la concorrenza durissima dell’estremo oriente.

        Ma sul Pil lo stesso Draghi invita alla cautela. Sulla ripresa del Belpaese dei primi mesi del 2006, in molta parte innescata anche da un rimbalzo tecnico rispetto alla stagnazione del 2005, pesano tre rischi fondamentali: i tassi (in odore di rialzo), i cambi e il prezzo del petrolio. Il costo del denaro � un elemento decisivo per l’equilibrio dei conti pubblici, in un Paese con il terzo debito pubblico del mondo. Proprio ieri da Via Nazionale � giunto l’ultimo dato sullo stock di debito ed � scattato l’ennesimo record, a quota 1.551,441 miliardi. Salgono le entrate tributarie nel primo trimestre, a quota 74,454 miliardi di euro. Un trend che riflette evidentemente la ripresa in atto.

        Il rischio cambio euro-dollaro colpisce in particolar modo l’Italia, visto l’orientamento all’export del sistema produttivo. E non solo: vista anche la dipendenza dell’Italia da gas e petrolio, che si pagano in valuta americana.

        Insomma, un’economia debole e un bilancio fortemente in �rosso�. Sta tutta qui la sfida per cogliere o meno la ripresa mondiale in atto. Proprio la fragilit� della condizione italiana induce molti esperti alla prudenza. �Non vi � motivo, ancora, per rallegrarsi – scrive l’economista Riccardo Faini su laVoce.info – Anche nel 2005, il prodotto interno aument� nel secondo trimestre a un tasso altrettanto elevato, accendendo cos� molte speranze, che si spensero per� rapidamente nei trimestri successivi�. Sta di fatto, osserva Faini, che l’Italia resta il fanalino di coda dell’Europa. Un dato preoccupante che non deve far perdere di vista due obiettivi: proseguire il risanamento e adottare riforme. Secondo Faini, comunque �il problema non � se attuare o meno una manovra aggiuntiva in corso d’anno. Misure temporanee e concitate, volte principalmente a tamponare la falla dei nostri conti pubblici, finirebbero solo per sottolineare la situazione di emergenza della nostra finanza pubblica, facendo poco o nulla per affrontare il problema alla radice. Il primo compito del prossimo Governo sar� quello di porre mano a misure che frenino la crescita della spesa pubblica soprattutto di parte corrente, obiettivo clamorosamente fallito dal precedente esecutivo�.

        Il secondo pilastro contiene la riforma delle professioni, la liberalizzazione dell’energia, la privatizzazione di partecipazioni non strategiche (tra cui, secondo l’economista, ci sarebbe anche Alitalia), l’apertura del mercato dei servizi pubblici locali, la maggiore concorrenzialit� in settori come i taxi e le farmacie. Operazioni che non costano molto ma che potrebbero aiutare il sistema. Si dice da anni e ancora non si fa. Ci sar� pure un motivo.

        Evidentemente non � selo questione di soldi.