Riprende il dialogo con Confindustria, ma delusi commercianti e artigiani

31/10/2002




31 ottobre 2002
RETROSCENA

Il dialogo ripreso con Confindustria e la delusione di commercianti e artigiani

L’euforia di D’Amato: hanno mollato su tutti i fronti. La telefonata del numero uno degli imprenditori a Buttiglione. Il premier e la barzelletta sul sindacato di Epifani

      ROMA - A fine serata il presidente della Confindustria Antonio D’Amato lascia Palazzo Chigi attorniato dai suoi collaboratori. Prima di infilarsi in macchina il leader degli industriali dà sfogo alla sua euforia: «Hanno fatto marcia indietro su tutti i fronti». In effetti è così: il governo ha «mollato» sugli incentivi della 488, sui bonus per l’occupazione e sul credito di imposta per gli investimenti. Alla fine sono arrivati anche soldi in più: 500 milioni di euro. E, quel che più conta, la risistemazione delle caselle è stata scritta con due penne: quella del ministro Tremonti e quella di D’Amato, appunto. Il vertice di ieri, dunque, segna il recupero dell’alleanza tra governo e Confindustria. Un riaggancio voluto dal premier Silvio Berlusconi, ma preparato nei giorni scorsi da una tenace opera di ricucitura operata dai centristi (in prima fila Marco Follini) e da settori di An. Non a caso ieri una delle telefonate chiave (venti minuti buoni) D’Amato l’ha fatta al ministro Buttiglione, all’ora di pranzo. In definitiva il vertice di ieri rilancia l’alleanza tra governo, Confindustria, Cisl e Uil. Commercianti e artigiani si sentono risospinti ai margini. Uno stato d’animo, prima ancora che una posizione politica, fotografato alla perfezione nelle fasi finali dell’incontro. A uno a uno i leader delle «categorie produttive» hanno lasciato il tavolo senza attendere la conclusione. Il più amareggiato è il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Per qualche giorno aveva pensato di poter rientrare nell’area dei beneficiati, facendo sponda con Tremonti. Ieri si è ritrovato con la cesta vuota. Anche il leader della Confesercenti, Marco Venturi, è profondamente deluso. Stesso discorso per la Confartigianato, che, addirittura, medita manifestazioni di protesta clamorose. L’incontro di Palazzo Chigi conferma anche l’incomunicabilità tra Cgil e governo. Berlusconi si è servito di una barzelletta per rimarcare il concetto. Eccola: «Un giovane risponde a un annuncio per un impiego da informatico, con conoscenza dell’arabo. "Lei conosce l’uso del computer?" chiede il datore di lavoro. "No", è la risposta. "Allora parla l’arabo". "Macché" risponde il giovane in romanesco. "Scusi, che cosa è venuto a fare?" "No, sono venuto a dirvi che per qualunque cosa non contate su di me"». Conclusione del premier: «Anche noi non contiamo sulla Cgil».
      Restano tesi anche i rapporti tra i sindacati. Nei giorni scorsi il leader della Cisl, Savino Pezzotta, aveva minacciato uno sciopero contro la Finanziaria. «E’ il ruggito del coniglio» aveva commentato Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil. Ieri Pezzotta le ha regalato un coniglio di peluche: «Così ti ricorderai di me».
G. Sar.


Economia