“Riposizionamenti” Le ragioni dei giovani francesi

30/03/2006
    mercoled� 29 marzo 2006

      Pagina 6

      LAVORO 1. COSA NON VA NELLE RIFORME

      di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

        Le ragioni dei giovani francesi

          Si sentono, non a torto, la generazione kleenex. E anche in Italia c’� questo pericolo

          La flessibilit� del mercato del lavoro � oggi al centro del dibattito politico in Francia e in Italia. La decisione del governo francese di approvare un nuovo contratto di lavoro flessibile, che per i giovani lavoratori sotto i ventisei anni pu� essere rescisso in qualsiasi momento nei primi due anni, ha portato a dimostrazioni degli studenti che non si vedevano dal 1968. Nell’arena politica italiana, la flessibilit� del mercato del lavoro � un tema sempre pi� importante nel dibattito che precede le elezioni del 9 aprile, a pochi giorni dal quarto anniversario della morte di Marco Biagi, il giurista del lavoro assassinato dai terroristi per le sue idee e per i tentativi di riformare il mercato del lavoro italiano.

          Italia e Francia hanno molto in comune. Entrambi i paesi sono storicamente caratterizzati da legislazioni sul lavoro tra le pi� rigide dei paesi Ocse. � molto difficile licenziare i lavoratori assunti con un contratto a tempo indeterminato, che spesso godono di un lavoro sicuro a vita. Negli ultimi dieci anni, entrambi i paesi hanno introdotto alcune riforme marginali del mercato del lavoro, che non hanno cambiato le regole che governano i contratti standard lavoro dipendente, ma hanno liberalizzato i contratti a termine e creato un ampio ventaglio di contratti flessibili, che permettono alle imprese di assumere nuovi lavoratori per un periodo di tempo limitato. Di conseguenza, la quota di lavoratori assunti con contratti flessibili � cresciuta in modo costante, raggiungendo il 13 per cento in Italia e il 10 per cento in Francia. I nuovi contratti proposti da Dominique De Villepin sono coerenti con questa strategia. Il Cpe, (contratto di primo impiego) in particolare, � la quint’essenza della riforma marginale, perch� consente alle imprese di assumere e licenziare liberamente i lavoratori pi� giovani, senza nessuna conseguenza sullo stock di lavoratori assunti a tempo indeterminato. Gli studenti delle manifestazioni parigine si autodefiniscono la “generazione Kleenex”, perch� pensano di non avere nessuna sicurezza di impiego a medio termine, una volta che il contratto sia finito. Non hanno tutti i torti. In Francia, il 50 per cento delle nuove assunzioni avviene con contratti flessibili. In Italia, l’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia riporta che, anche nel nostro paese almeno il 50 per cento dei giovani lavoratori sono assunti con contratti a termine. Il tasso di conversione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato � basso (circa il 10 per cento in un anno), e denota un alto rischio di segregazione per i giovani lavoratori assunti con contratti a termine. E vi � chi sostiene che la flessibilit� dovrebbe essere cancellata, nonostante il buon andamento dell’occupazione in Italia negli ultimi dieci anni.

          L’ingresso nei contratti a tempo indeterminato. Crediamo che il dibattito in entrambi i paesi stia prendendo una direzione sbagliata e pericolosa. Se la discussione si trasforma in una battaglia intergenerazionale tra i “padri protetti gi� all’interno del sistema” e i “figli outsider” c’� ben poca speranza che in entrambi i paesi siano mai introdotte le necessarie riforme del mercato del lavoro: una alleanza tra giovani lavoratori e membri del sindacato avr� sempre la meglio. E poich� alcune delle preoccupazioni dei giovani lavoratori sono ragionevoli, siamo convinti che i politici di entrambi i paesi stiano commettendo degli errori. Un piano di riforma di lungo periodo, ragionevole e credibile, dovrebbe offrire ai giovani lavoratori un “percorso verso la stabilit�” ben definito. Oggi, una volta concluso il contratto a termine, non c’� nessuna prospettiva di lungo periodo. Il Cpe proposto dal governo francese, dopo i due anni, � rigidamente regolato: � probabile che le aziende si dimostreranno riluttanti a trasformare improvvisamente contratti completamente flessibili in posizioni molto rigide. Dopo i primi due anni, l’esito probabile di molti di questi contratti sar� la disoccupazione, perch� il costo di convertire i Cpe in contratti a tempo indeterminato � troppo alto. Una politica pi� intelligente dovrebbe aspirare a promuovere un ingresso duraturo, anche se per tappe, nel mercato del lavoro stabile, con l’introduzione graduale di forme di protezione dell’impiego, in modo da evitare la formazione di un doppio mercato del lavoro di lungo periodo. La protezione dell’impiego, nella forma di indennit� di licenziamento, dovrebbe aumentare gradualmente, mentre si allunga la durata di un impiego presso un’impresa, senza grandi discontinuit�. Tutto questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un contratto a tempo indeterminato, uguale per tutti e certamente non differenziato per et�. Perch� a tutte le et� (ad esempio dopo un periodo di maternit�) si pu� avere bisogno di rientrare nel mercato del lavoro. Il modo con cui strutturare questo percorso di ingresso non pu� che variare da paese a paese. In Italia, ad esempio, riteniamo utile allungare il periodo di prova a sei mesi e poi prevedere un periodo di inserimento protetto da tutela obbligatoria contro il rischio di licenziamento e, al termine del terzo anno, il passaggio alle tutele oggi previste per i contratti permanenti. Al contempo, la durata massima dei contratti a tempo determinato dovrebbe essere ridotta a due anni.
          Molto probabilmente i giovani lavoratori accetterebbero un percorso verso la stabilit� all’interno del mercato del lavoro standard, in cui si parte da un contratto che non ha a priori limiti di durata e in cui si pu� legittimamente aspirare a rimanere a lungo, se la performance risulter� adeguata nelle mansioni che vengono chiamati a svolgere. Non sappiamo quanto un simile percorso di ingresso possa piacere ai sindacati. Se volessero opporsi, tuttavia, sar� chiaro a tutti che lo fanno per proteggere gli insider, e contro le aspirazioni delle giovani generazioni.

        Tratto da lavoce.info