Riparte la corsa ai consumi anche a costo di fare debiti

09/12/2003


SABATO 6 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 11 – Cronaca
 
 
L´ECONOMIA
Immobile il mercato del lavoro. Pochi giovani pensano alla pensione: i soldi non bastano

Riparte la corsa ai consumi anche a costo di fare debiti
          Piccoli prestiti a breve termine in aumento del 19 per cento nei primi mesi dell´anno: vanno forte hi-fi e tv. Boom dell´acquisto di case
          LUISA GRION


          ROMA – Quando si tratta di cambiare l´auto, la lavatrice o la moto non c´è paura per il futuro che tenga. Si fa, a costo di dover chiedere i soldi alla banca. Finiti gli anni in cui gli italiani riuscivano a risparmiare e arrivato il tempo in cui s´indebitano per fare acquisti. Lo rileva, fra le altre cose, il rapporto del Censis esibendo cifre che non lasciano spazio ai dubbi: nel 2002 il volume del credito al consumo – ovvero i piccoli prestiti a breve termine effettuati dagli istituti di credito ai clienti – sono aumentati quasi del 6 per cento, ma nella prima metà del 2003 la quota è balzata al 19.
          Si tratta di cifre contenute, ciò che basta, appunto, a cambiare l´elettrodomestico o la vettura. Ma segnalano che il debito non fa più paura, che c´è una fetta di popolazione che vive al di sopra delle disponibilità e che la voglia di consumare – pur se volta ai beni «seri» e destinati a durare – resiste ai grigiori del tempo. Non per nulla il Censis segnala un aumento del 2,3 per cento nella spesa per hi-fi, tivù e computer, del 4 per le comunicazioni e dello 0,7 per i viaggi e il tempo libero. Ancora più forte il segnale che arriva dalla casa: solo nei primi cinque mesi di quest´anno le famiglie che acquistano immobili sono aumentate del 31 per cento rispetto al 2002 (forse perché il mattone è ridiventato l´investimento più sicuro) e alla fine di quest´anno le compravendite supereranno il milione.
          Ciò detto, la situazione economica che traspare fra le righe del rapporto non è buona. Preoccupa più d´ogni altra cosa il lavoro, settore che il centro studi definisce «cristallizzato» e avviato verso una «fase non positiva». Più difficile uscirne, più difficile entrarci. Tra il 1998 e il 2002 è calato il numero di persone che hanno fatto il loro ingresso nel mercato (da 1.420.000 a 1.298.000) ed è diminuito dell´1 per cento il numero di chi se ne è andato (da 1.214.000 a 1.202.000). Il «mix» delle due dinamiche ha aumentato la permanenza nello stesso posto: se nel 1998, su cento occupati risultavano nella stessa condizione, dopo un anno, il 93,8 per cento; nel 2002 la percentuale è salita al 94,2. La mobilità è bassa: non si rischia e ci si accontenta. E´ sempre più difficile, poi, uscire dal limbo della disoccupazione. Il tasso di permanenza è passato da 51,8 del 1998 a 53,9 del 2002, mentre l´incidenza dei disoccupati di lunga durata è aumentata dal 61,4 per cento del 1999 al 63,4 del 2002.
          E in questa rigidità che penalizza i giovani, colpisce soprattutto la precarietà della loro situazione previdenziale: il lavoro c´è e non c´è, quindi i contributi non si versano. Dall´indagine Censis, su un campione di lavoratori atipici con età fino ai 29 anni è emerso che oltre il 71 per cento non sta facendo nulla per garantirsi una pensione futura: probabilmente non ce la fa ad accantonare soldi. O per farlo, aspetta di saperne di più o almeno di non dover ancora dipendere dai genitori. Il 62,7 per cento dei lavoratori atipici confessa infatti di aver dovuto contare nell´ultimo anno sul supporto dei parenti. Oltre il 56 ritiene inoltre la spesa sociale e le prestazioni garantite saranno destinate a contrarsi: tanto vale puntare al «microwelfare» sperando nelle risorse che verranno o che mamma e papà riusciranno ancora a garantire.