Riparte il voto sulle pensioni

23/03/2004


    sezione: ITALIA-POLITICA
    data: 2004-03-23 – pag: 15
    autore: M.ROG.
    Maroni insiste:
    «Soluzione sufficientemente giusta per equità e rigore»
    Riparte il voto sulle pensioni

    ROMA • È «una riforma sufficientemente giusta per equità e rigore». Il ministro Roberto Maroni torna a difendere la delega previdenziale sulla quale oggi la commissione Lavoro del Senato ricomincerà a votare, in sede referente. Anche se continuerà a restare congelato l’articolo 1 del testo, ovvero il "cuore" della riforma (nuova soglia di pensionamento e uso del Tfr) in stessa del nuovo round tra Governo e parti sociali. Che si terrà dopo lo sciopero generale del 26 marzo proclamato da Cgil, Cisl e Uil contro la politica economica del Governo. Un incontro nel corso del quale l’esecutivo spera di ridurre ulteriormente le distanze dai sindacati mettendo sul tavolo anche alcuni nuovi correttivi: sconti fiscali per la previdenza integrativa; presenza di rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil nei Cda dei fondi pensione aperti.
    Maroni: sistema non più sostenibile.
    Maroni sottolinea che la riforma messa a punto dal Governo «tiene conto di tutte le richieste». Quello attuale, afferma il ministro del Welfare, «è un sistema obsoleto, che non garantisce pensioni eque e adeguate e che non è più sostenibile». Per questo motivo, secondo Maroni, «questa riforma è doverosa» ed è stata fatta dal Governo «nonostante questo sistema di relazioni sindacali», perché — ha concluso il ministro, «i grandi sindacati hanno difeso solo lo status quo».
    L’iter della delega.
    Oggi la commissione Lavoro di palazzo Madama torna a riunirsi concludendo le votazioni sull’articolo 6. Dopo gli articoli 1 e 2, anche l’articolo 7 dovrebbe essere accantonato perché strettamente collegato alle norme sull’età pensionabile e sull’uso del Tfr che sono state congelate in attesa degli sviluppi del prossimo incontro tra Governo e parti sociali. La commissione è comunque intenzionata a rispettare la tabella di marcia tracciata nei giorni scorsi: conclusione dell’esame in commissione al massimo nella seconda settimana del prossimo mese e approdo in Aula il 19 aprile. Tra gli articoli della delega Maroni già votati, a destare alcune polemiche è stato quello sulla riduzione degli enti previdenziali. In particolare, la misura prevede che entro un anno dall’approvazione della riforma dovrà essere esercitata la delega per il riordino degli istituti previdenziali.
    A decidere quanti enti dovranno scomparire sarà, dunque, il Governo con i decreti attuativi della delega. In ogni caso il riassettoenti non dovrà comportare oneri a carico dello Stato. Al momento, l’ipotesi più "gettonata" (e anche criticata) è che restino in vita solo Inps, Inpdap e Inail. Scomparirebbero, cioè, tra gli altri Ipsema e Ipost. Secondo i membri della commissione si tratterebbe di una
    riduzione coerente con le norme previste dalla precedente legge delega numero 144 del ’99, che non è stata esercitata dal Governo di Centrosinistra.

    Le nuove opzioni allo studio.
    In vista del nuovo round con i sindacati il Governo sta valutando al possibilità di proporre nuovi microcorrettivi per provare a ridurre ancorale distanze con Cgil, Cisl e Uil. Inparticolare, i tecnici dell’esecutivo stanno verificando se è percorribile la strada dell’introduzione di sconti fiscali per facilitare lo sviluppo della previdenza integrativa e di una partecipazione dei rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil nei Cda dei fondi pensione aperti che si dovranno trovare in condizioni di "parità" con quelli chiusi. Ma al ministero del Welfare stanno anche esaminando l’emendamento presentato in commissione dalla Lista Prodi che, in parte (l’intervento sui coefficienti di trasformazione), potrebbe essere affrontato nel corso della discussione con i sindacati.