Rinvio a giudizio per Ricucci e Billè

09/10/2007
    martedì 9 ottobre 2007

      Pagina 16 – Economia

        Rinvio a giudizio
        per Ricucci e Billè

          La richiesta del pm per l’operazione Rcs e la gestione del fondo di Confcommercio

            di Laura Matteucci/ Milano

              PROCESSO – Rinvio a giudizio per Stefano Ricucci, per l’ex presidente di Confcommercio Sergio Billè e per altre 14 persone indagate (tra cui il figlio di Billè, Andrea). La fallita scalata alla Rcs, la vecchia gestione del fondo del presidente della Confcommercio (circa 17 milioni di euro l’anno) e la gara per l’assegnazione del patrimonio immobiliare di Enasarco: sono questi i capitoli di indagine, riuniti in un unico procedimento, per i quali i pm della procura di Roma Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli hanno chiesto il giudizio, che coinvolge anche due società riconducibili all’immobiliarista, la Magiste International e la Garlsson Real Estate. Lui, l’ex «furbetto», si dice «tranquillo»: «La magistratura fa il suo lavoro, noi facciamo il nostro, ci difendiamo».

              Ma le accuse sono pesanti: vanno dall’appropriazione indebita alla corruzione aggravata, aggiotaggio informativo, false fatturazioni, occultamento di scritture contabili, manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate sono i reati formulati dai magistrati. Sulla richiesta dovrà ora pronunciarsi il gip Orlando Villoni.

              Per il tentativo di scalata a Rcs nell’estate di due anni fa, Ricucci è accusato di aggiotaggio informativo, occultamento di scritture contabili e false fatturazioni. L’indagine venne avviata sulla base di un esposto dell’Adusbef, che denunciava come da qualche mese gli assetti azionari di Rcs fossero sottoposti a turbolenze non indifferenti per il rastrellamento di quote azionarie da parte di Ricucci. Denuncia poi accertata dai magistrati.

              Arrestato il 18 aprile 2006, Ricucci venne scarcerato il 13 luglio, dopo avere iniziato a collaborare. Per gli stessi fatti resta ancora aperto il fascicolo che ipotizza per l’imprenditore l’ipotesi di bancarotta per distrazione per il dissesto di Magiste international.

              Nell’ambito dell’inchiesta su Rcs la procura ha già rinviato a giudizio le presunte «talpe» che informavano Ricucci degli sviluppi dell’inchiesta romana: l’ex ufficiale dell’esercito Vincenzo Tavano, il tenente colonnello della Guardia di finanza Antonio Carano, il brigadiere capo della Gdf Luigi Leccese, e l’imprenditore edile Tommaso di Lernia.

              Per l’inchiesta sulla gestione delle risorse extra bilancio del fondo del presidente di Confcommercio l’accusa è di concorso in appropriazione indebita aggravata. Billè, insieme a Ricucci e ai dirigenti indagati, si è appropriato indebitamente – scrivono i magistrati – «di somme ingenti (5 milioni l’anno)» abusando delle sue cariche.

              Billè è coinvolto in tre distinti filoni di indagini: la compravendita, fittizia secondo i pm, dell’immobile di via Lima, a Roma, ceduto da Ricucci alla Confcommercio (l’ipotesi era di ospitarvi la nuova sede dell’associazione) per 39 milioni di euro; la gestione dei cosiddetti fondi del presidente, ossia la presunta appropriazione da parte di Billè, per fini personali, di fondi Confcommercio per l’acquisto, tra l’altro, di opere d’arte per 2 milioni di euro e per il pagamento del canone di affitto della sua abitazione all’Ara Coeli a Roma per 222 milioni di vecchie lire all’anno; le presunte tangenti (50 milioni) che Ricucci avrebbe dovuto versare allo stesso Billè, a Donato Porreca e Fulvio Gismondi, per ottenere la gestione del patrimonio immobiliare dell’Enasarco.