Rinviato a oggi il summit tra i segretari confederali

20/11/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Rinviato a oggi il summit tra i segretari confederali
    Massimo Mascini
    ROMA – I rapporti tra Governo e sindacati sono davvero appesi a un filo. In questi mesi non c’è mai stato idillio tra l’Esecutivo e le forze del lavoro, ma stavolta quel filo potrebbe davvero rompersi. Tutto si giocherà in poche ore. Alle 15 di oggi i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno per cercare una strategia comune, dopo tre ore andranno a Palazzo Chigi per vedere il premier. Doveva essere una riunione quasi di routine, specialmente dopo che il Governo aveva disinnescato la bomba pensioni rinviando di un mese la delega. Ma la presa di posizione del Governo sull’articolo 18, l’inserimento nella delega sul mercato del lavoro della sospensione, sia pure temporanea e limitata ad alcune fattispecie, dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha ravvivato la fiamma del dissenso. I tre sindacati, sia pure con i loro particolarismi, sono sul piede di guerra. Considerano il diritto al reintegro nel posto di lavoro nei casi di licenziamento senza giusta causa non un tabù, ma un diritto fondamentale, in quanto tale indisponibile e non ammettono che il Governo ci metta le mani. Cgil, Cisl e Uil su questo hanno posizioni non differenti, una volta tanto. Il loro timore è che non si tratti di una sperimentazione, nel senso che difficilmente si tornerebbe indietro, e hanno soprattutto paura che per quella strada si finisca per colpire il dissenso, di qualsiasi tipo, ma soprattutto quello sindacale. Sergio Cofferati lo ha detto venerdì alla manifestazione dei metalmeccanici. «Nessuno – ha spiegato – dirà che si licenzia un lavoratore perché ha fatto sciopero o ha una tessera sindacale, ma questo può accadere». E tanto basta per opporsi senza quartiere. Naturalmente le posizioni delle tre confederazioni non collimano e forse proprio per questo si è preferito rinviare di una giornata il vertice tra i tre segretari generali, inizialmente previsto per ieri, per evitare discrasie pericolose alla vigilia di un incontro chiarificatore con il Governo. La Cgil è la più decisa: il direttivo ieri ha chiesto formalmente il ritiro di tutte le deleghe e ha annunciato che proporrà lo sciopero generale alle altre confederazioni. Cisl e Uil sono convinte della necessità di eliminare qualsiasi riferimento di modifica dell’articolo 18, ma forse preferiscono attendere per verificare cosa accade, cosa effettivamente il Governo voglia fare e cosa possono provocare le diverse pressioni che le confederazioni hanno intenzione di esercitare. Savino Pezzotta sostiene che più che la delega che il Parlamento possa dare al Governo interessano i decreti delegati che sulla base di quella delega saranno messi a punto. E sull’insieme della riforma del mercato del lavoro le opinioni sono molto differenti, dato che Cisl e Uil hanno trovato molte cose interessanti nella delega del Governo. Ma non esiste alcun dubbio che il sindacato non accetterà una manomissione dell’articolo 18. Proprio per questo tutti negano che sia possibile una qualche compensazione tra quanto deciso sul tavolo del riordino della previdenza e quello che invece passa sul tavolo del mercato del lavoro. Il fatto che lo scontro sulla previdenza sia stato quanto meno allontanato con lo slittamento della decisione sulla delega non autorizza il Governo, dicono i sindacati, a credere che possa essere accettato un colpo sui licenziamenti. «Sono tavoli asimettrici, è impossibile una compensazione – avverte Adriano Musi, numero due della Uil – se qualcuno ha consigliato Berlusconi in tal senso non gli ha fatto un favore». Del resto, aver preso una decisione del genere il giorno prima dello sciopero dei metalmeccanici e del via al congresso dei Ds non può essere un caso, è una decisione strategica presa in un quadro generale preciso. Ma proprio per questo il sindacato è deciso a procedere senza deflettere, puntando forse anche sul fatto che esistono su questa manovra molte perplessità all’interno del Governo, e non solo nella Destra sociale, stando ai segnali che sembrano venire da ambienti cattolici e leghisti. www.ilsole24ore.com/lavoro
    Martedí 20 Novembre 2001
 
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