Rinnovi bloccati 10 milioni al palo

04/02/2003



4 febbraio 2003

          Rinnovi bloccati 10 milioni al palo
          Fissato il calendario delle trattative per i metalmeccanici, ma in generale i rinnovi contrattuali non procedono. Impiegati pubblici sul piede di guerra, più garanzie per il lavoro domenicale nel commercio. Il leader Cgil Epifani: il contratto nazionale deve restare centrale, «è una difesa per tutti»
          ANTONIO SCIOTTO


          ROMA
          Dal 10 febbraio al 5 marzo prossimo, una serie di incontri serrati. E’ stato fissato ieri il calendario per la discussione del contratto dei metalmeccanici: Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica si confronteranno su atipici, occupazione e part-time (10 febbraio), formazione ed enti bilaterali (17 febbraio), orario, ambiente e previdenza complementare (26 febbraio), inquadramenti (4 marzo). Il 5 marzo, il match più atteso, quello sul salario: tre diverse richieste di aumento, ma già ieri Fim e Uilm annunciavano che «ci sono tutti gli elementi» per una convergenza tra le loro piattaforme e che si potrebbe chiudere entro Pasqua.

          Metalmeccanici divisi

          Si approfondisce dunque il fossato con la Fiom, decisa a recuperare quanto perso dai salari con il contratto separato e a costruire maggiori tutele per gli atipici, in particolare il riconoscimento del lavoro subordinato per chi sia stato precario più di 8 mesi nella stessa azienda. La Fiom chiede un aumento dei minimi tabellari di 135 euro, la Fim chiede 86,10 euro, la Uilm 92,34. E se la richiesta della Cgil corrisponde a un aumento dell’8,6%, il direttore di Federmeccanica Roberto Biglieri – smentendo Confindustria, che qualche giorno fa aveva parlato di un 6% – ha ribadito che gli industriali sono disposti a concedere al massimo il 4,3%, ovvero circa 67 euro. Biglieri è anche tornato a pararsi dietro l’indifendibile inflazione programmata (1,4%), ma Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, ha risposto che la cifra prevista dal governo «non è un riferimento», mentre ha posto un altolà deciso all’ipotesi che Federmeccanica chieda di inserire nel contratto gli strumenti previsti dalla delega sul lavoro. Al termine della segreteria di oggi, inoltre, la Fiom dovrebbe decidere, sull’esempio di quanto già fatto in Abruzzo e Piemonte, di portare da 4 a 8 le ore di sciopero generale del 21 febbraio: il tema «aggiunto» è un no deciso alla delega sul mercato del lavoro che il Senato dovrebbe approvare già entro questa settimana. Decisione che potrebbe rendere più tesi i rapporti con Federmeccanica, non disposta a transigere sul protocollo del `93, che prevede la moratoria sugli scioperi nei primi tre mesi di trattativa.

          I lavoratori pubblici

          Ma i metalmeccanici non sono l’unica categoria in attesa di rinnovo. Oltre a loro (in tutto 2 milioni), altri 8 milioni di lavoratori aspettano che sindacati e parti datoriali raggiungano un accordo, mentre i salari sono sempre più erosi dall’inflazione. Secondo Guglielmo Epifani «prima bisogna chiudere i contratti aperti da oltre un anno come sanità, istruzione e pubblico impiego» e soltanto «dopo discutere per verificare l’accordo del luglio `93 sulla concertazione», in modo da evitare il cambio delle regole in corso di trattative. Riguardo alla proposta del leader Cisl Pezzotta di dare più importanza al secondo livello di contrattazione, il segretario della Cgil tiene la barra sui contratti collettivi: «Il problema è soprattutto non togliere al contratto nazionale le tutele e il peso che garantiscono quella parte del mondo del lavoro che non ha il secondo livello di contrattazione, in molti casi la maggioranza dei lavoratori». Sul piede di guerra sono gli impiegati pubblici (oltre 3 milioni, compresa la scuola), il cui contratto è scaduto a fine 2001. Cgil, Cisl e Uil – la piattaforma è unitaria – annunciano battaglia nel caso in cui il ministro Tremonti non si decida a sbloccare le risorse per la scuola e quelle promesse dall’ex ministro Frattini. «Abbiamo incrementi delle retribuzioni ampiamente al di sotto dell’aumento del costo della vita – spiega il segretario confederale Cgil Gian Paolo Patta – E’ emblematico il dato tendenziale 2001-2002: l’incremento è dello 0,9%, a fronte di un’inflazione del 2,7%».

          La piattaforma del commercio

          E’ stata da poco licenziata la piattaforma del commercio, che verrà sottoposta alle assemblee aziendali. Per gli 1,5 milioni di lavoratori del settore, Filcams, Fisascat e Uiltucs chiedono un aumento salariale mensile a regime di 100 euro per il quarto livello, la volontarietà e un supplemento del 30% per il lavoro domenicale. Per i collaboratori coordinati e continuativi si chiede la definizione, all’interno del contratto nazionale, di un compenso minimo corrispondente a quello del lavoro subordinato: si vuole evitare che figure come le commesse, tipicamente subordinate per organizzazione del lavoro e orari, siano retribuite come co.co.co.

          Tranvieri e alimentaristi

          Tra le altre piattaforme, sono da ricordare quelle del trasporto pubblico locale (120 mila addetti) e dell’agroalimentare (350 mila addetti, in scadenza nel maggio prossimo). Il contratto dei trasporti pubblici è scaduto da oltre un anno: Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti chiedono un aumento di 106,39 euro mensili e l’applicazione della riduzione di orario settimanale a 38 ore, già concordata nel contratto quadriennale. Per l’agroalimentare, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil chiedono un aumento mensile di 100 euro, la riscrittura delle norme sulle terziarizzazioni e l’introduzione della contrattazione di secondo livello sul territorio per le imprese che non praticano la contrattazione aziendale.