Rincari, negozi nel mirino

22/09/2003



      Domenica 21 Settembre 2003


      Rincari, negozi nel mirino

      Cerutti (Confindustria): i commercianti devono cominciare a ridurre sensibilmente i prezzi

      C.CAS.


      MILANO – I commercianti restano nel mirino delle critiche per l’andamento dell’inflazione.
      Il vicepresidente di Confindustria, Giancarlo Cerutti, in risposta all’appello della Confcommercio (si veda «Il Sole24-Ore» di ieri), ha puntualizzato che «tutti hanno bisogno della ripresa dei consumi. Ma i prezzi alla produzione sono aumentati molto meno di quelli al consumo, quindi i commercianti comincino a diminuirli in modo sensibile. Noi industriali sappiamo bene che tante volte per difendere un mercato siamo obbligati a fare tagli e avere un rapporto costo-prezzo meno favorevole. Invece di fare polemiche comincino a fare la stessa cosa anche i commercianti». La perdita di controllo dei prezzi è stata confermata anche dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia). Il presidente Massimo Pacetti, alla seconda Festa nazionale dell’agricoltura a Taormina, ha parlato di «piena emergenza prezzi in Italia con frutta e verdure talmente care al dettaglio da condizionare i consumi». E se i fagiolini ormai hanno raggiunto la vetta di 3,70 euro al chilo, il 20% in più che in Spagna, gli agricoltori dicono che non è certo colpa loro che stanno dalla parte dei cittadini e denunciano che l’evoluzione dei prezzi dipende dai commercianti. Inoltre gli straordinari eventi climatici di quest’anno hanno determinato cali produttivi medi di oltre il 25 per cento e ovviamente dove la richiesta dei mercati interni non potrà essere soddisfatta, per problemi di mancanza di prodotto, sarà necessario ricorrere alle importazioni. Con l’inevitabile aggravio di costi. «Il problema dovrà coinvolgere le istituzioni europee – continua Pacetti – a cui spetta individuare le contromisure necessarie per arginare l’escalation dei prezzi». A rincarare la dose ci ha pensato anche il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi. «Purtroppo questa è un’inflazione che non è giustificata dai costi, è un problema obiettivo, molto italiano. Dall’ingresso dell’euro si è creata una forbice tra l’andamento dei prezzi al dettaglio e l’andamento dei prezzi alla produzione». Quanto alle responsabilità punta il dito contro pubblici esercizi, certa distribuzione al dettaglio, servizi bancari e assicurativi e servizi pubblici locali. Per i rimedi invece dice che forse bisognerebbe «accelerare la liberalizzazione del commercio e far funzionare di più il mercato perchè se un mercato è efficiente e trasparente non produce queste improprie impennate dei prezzi». Infine i consumatori. Rilevano che la spinta arrivata dai capitoli più dinamici del periodo, cioè istruzione e abbigliamento, è stata soltanto in parte compensata dalla discesa dei prezzi del petrolio.
      Inoltre l’Intesa dei consumatori fa notare che nonostante l’accordo per il contenimento, tra gennaio e ottobre, i premi assicurativi sono lievitati ancora, in una corsa che sembra non avere fine.
      A farne le spese sono stati soprattutto i diciottenni. Secondo le associazioni dell’Intesa gli aumenti sono arrivati fino all’11% a Milano e fino al 6-7% a Roma, Napoli e Palermo.