Rincari, il terziario non è unico reo

22/09/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
223, pag. 5 del 20/9/2003
di Stefano Sansonetti


Il presidente della Confcommercio ha accusato il governo di comportarsi come Ponzio Pilato.

Rincari, il terziario non è unico reo

Billè: i produttori sono responsabili degli aumenti di prezzo

La responsabilità dell’aumento dei prezzi non è dei commercianti ma delle aziende di produzione. E il governo la deve smettere di comportarsi come Ponzio Pilato, scaricando su tutto il settore del terziario colpe che hanno altri ´padrini’. A cominciare dall’esecutivo stesso, che non ha ancora messo a punto la riforma delle pensioni, ha accantonato le promesse di attenuare la pressione fiscale e non ha ancora adottato provvedimenti per contenere l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Non è andato per il sottile il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, che ieri ha esposto in questi termini le ragioni a difesa dei commercianti sulla querelle del caro-vita. Accanto a lui tutti gli esponenti del terziario aderenti alla confederazione: Giovanni Cobolli Gigli, presidente Faid (Federazione associazioni imprese distribuzione); Giacomo Errico, presidente Fiva (Federazione italiana venditori su aree pubbliche); Lanfranco Morganti, presidente Fida (Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione) ed Edi Sommariva, direttore generale Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). È quindi sul governo e sull’industria che Billè ha puntato il dito, sottolineando che i rincari dipendono in larga misura proprio dall’aumento dei prezzi alla produzione, dalla mancanza di provvedimenti a sostegno della domanda e dalla crescita dei costi aziendali, a cui non ha fatto da contrappeso la promessa riduzione del carico fiscale. ´Tutto il settore del terziario è stufo di essere messo quotidianamente alla berlina’, ha detto Billè, ´come se fosse l’unico colpevole di una situazione che ha altre cause, radici e padrini’. A supporto delle proprie tesi la Confcommercio ha reso noti i rincari più significativi dei prezzi alla produzione per alcuni prodotti di marca. Le variazioni percentuali, per esempio, su precedenti listini con decorrenza settembre-ottobre 2003, vedono un aumento del 3,3% per il latte, del 5,5% per i succhi di frutta, del 6% per i formaggi e i salumi. Secondo Billè è inaccettabile che a fronte di questa situazione il governo faccia ´il Ponzio Pilato, scaricando sui protagonisti del mercato responsabilità che invece sono di chi oggi esercita a ogni livello le funzioni pubbliche’. E per mettere in evidenza l’inerzia del governo di fronte alla gravità della situazione, Billè ha anche snocciolato i dati su previsioni economiche e inflazione elaborati dal centro studi Confcommercio. Ne risulta che nel 2003 il pil crescerà di uno striminzito 0,3%, mentre l’inflazione si assesterà attorno al 2,7%. ´Ma il problema non è tanto l’inflazione’, ha argomentato Billè, ´quanto i bassi consumi dettati dall’incertezza in cui viviamo. Basti pensare che la domanda per i prepensionamenti è aumentata del 37%’.