Rinascente, via la spilla

18/05/2012

Ora la battaglia sui festivi

Intanto, sparisce la spilla sessista «Averla è facile, chiedimi come». Ora, tocca alla riorganizzazione dei turni di lavoro. l blitz di Susanna Camusso a Firenze all`assemblea delle commesse della Rinascente ottiene due significativi risultati: il primo, far rimettere l`azienda a trattare col sindacato. Il secondo, dare coraggio e fiducia alle rivendicazioni delle lavoratrici, sfiancate dai turni e lese nella propria «dignità di donne e professioniste». «Ci sentiamo tutte più forti, è stata una incredibile iniezione di fiducia, ringraziamo il nostro segretario nazionale», dice Mariangela Delogu della Rsu. La leader della Cgil ci mette la faccia: «In tutta la grande distribuzione c`è il tema dell`organizzazione del lavoro. È un settore dove si pensa di risolvere la crisi con l`apertura dei negozi e un carico di lavoro delle lavoratrici che impedisce loro di avere un equilibrio con la vita personale». Non può mancare un riferimento alla spilla: «Il linguaggio non è indifferente, non c`è rispetto per la dignità delle lavoratrici».
LA STORIA
Da tempo le commesse della Rinascente di piazza della Repubblica sono sul piede di guerra. Il far west degli orari del commercio (sancito dal governo) le costringe a lavorare tutte le domeniche, i turni vengono comunicati in ex- tremis: impossibile conciliare le esigenze di mariti, genitori e figli. Soprattutto per le neomamme, a cui non viene concesso il part time (le alternative: nonni o baby sitter, che costano). La goccia che fa traboccare il vaso è la spilla da indossare sul lavoro, che pubblicizza la carta clienti: «Rinascente Card – Averla è facile, chiedimi come». I fiorentini hanno la battuta facile: la spilla espone le commesse a raffiche di battute sessi- ste. Non finisce qui: nei giorni delle "coccole al cliente" (dove sono tenute a dare consigli su immagine, trucco, nodi alla cravatte) c`è un`altra spilla, fucsia, da indossare, che recita «Tvtb». D`ordinanza vestito nero, tacchi, foulard (ancora fucsia) e capelli tirati su. Il caso fa rumore, le commesse scrivono a Camusso e al ministro Elsa Fornero. La prima risponde, la seconda per ora no. LA GIORNATA All`assemblea indetta dalla Cgil all`hotel Tornabuoni (off limits per i giornalisti) ci sono praticamente tutte le 80 commesse della Rinascente. Camusso arriva dopo aver ricevuto in Provincia la tessera onoraria dell`Aned, l`associazione degli ex deportati nei lager nazisti.
La segretaria della Cgil, a cui le commesse regalano il libro "Il piccolo principe" e la spilla della discordia "rivisitata" («Facile chiederla, difficile averla»), inizia il suo intervento così: «La crisi acuisce le pressioni delle imprese, dobbiamo stare unite». Ma le protagoniste sono loro, le commesse. Molte di loro, anche quelle finora restìe a uscire allo scoperto, trovano la forza di raccontare la propria storia. E sono storie di domeniche senza figli, di comunioni e cresime saltate, di quotidianità non programmabile, di genitori trascurati, di pressioni e difficoltà psicologiche, di porte del negozio tenute aperte d`inverno, perché chi passa deve vedere bene la merce offerta. Alla fine dell`assemblea, le commesse corrono via veloce perché inizia il turno di lavoro. Una di loro, Clarissa, si commuove: «È stato emozionante, siamo tutte più unite, Camusso è fantastica». Un`altra, Francesca, torna sulla contestata spilla: «Noi rispettiamo il cliente, ma no al messaggio che tutto è comprabile e che dalle cose si passa alle persone». Camusso tiene a dire: «Ho parlato con gente che ha mostrato amore per il proprio lavoro. I negozi sono luoghi di relazione, tutti devono dare e avere rispetto. La scelta delle aperture perenni peggiora la qualità sociale e anche la qualità del lavoro». Il segretario fiorentino della Cgil Mauro Fuso aggiunge: «Il caso Rinascente non è certo isolato, noi facciamo appello alle aziende e alle istituzioni». Dulcis in fundo, Camusso e alcune delegate vengono ricevute dai vertici dell`azienda: clima «cordiale», spilla ritirata in tutta Italia (ufficialmente per fine promozione) e disponibilità aziendale a discutere delle richieste delle lavoratrici, in un apposito incontro a stretto giro di posta.