Rinascente, verso l’accordo separato sull’integrativo

08/11/2001

 








giovedì 8 novembre 2001

Per i 30mila dipendenti del gruppo della grande distribuzione si tratta il rinnovo. Divengenze tra i sindacati sul premio fisso di produzione

Rinascente, verso l’accordo separato sull’integrativo

MILANO. Il premio fisso di produzione divide i sindacati della Rinascente e li porta sull’orlo di un accordo separato, un rischio ancora evitabile anche se i margini di ricucitura sono esili e lunedì 12 a Milano, presente la segretaria confederale Cgil Carla Cantone, un’assemblea nazionale dei 350 delegati Cgil del gruppo deciderà se confermare la proposta che divide la Filcams da Fisascat e Uiltucs. In gioco c’è una bella fetta del futuro salario dei 30 mila dipendenti del gruppo che, oltre alla storica Rinascente, oggi annovera i marchi Auchan, Sigros, Cedis Migliarini, Colmark. Da un anno si deve rinnovara l’integrativo, scaduto da ormai 21 mesi. Perchè si rischia la rottura?
L’attuale colosso della grande distribuzione è una piccola giungla contrattuale, nata dalle acquisizioni che hanno importato i trattamenti delle aziende di provenienza, cosicché dal ’96 una porzione di busta paga proviene dal vecchio integrativo che prevede un premio aziendale fisso di 180 mila lire per 14 mensilità, ed un’altra fetta, che riguarda circa 7 mila addetti, è invece in modo esclusivo salario variabile. Spiega il segretario nazionale Filcams, Claudio Treves: «Dal ’96 tutti gli accordi hanno rinviato ad un futuro integrativo la necessaria perequazione dei trattamenti, e con l’attuale rinnovo abbiamo unitariamente fatto una proposta per risolvere il problema». La prima risposta di Rinascente è stata tranciante: armonizziamo pure, ma tagliando il salario fisso a tutti i nuovi assunti. Pretesa respinta all’unissono, dodici ore di sciopero, le prime otto il 13 ottobre.
All’inizio di ottobre, una nuova proposta salariale dell’azienda trova i sindacati su fronti diversi, Filcams da una parte e Fisascat e Uiltucs dall’altra. Treves riepiloga: «Nelle unità produttive dove vigono le 180 mila lire, queste valgono anche per i nuovi assunti, ma lo sviluppo, ovviamente compresa l’intera quota di imprese che oggi non hanno il premio fisso, continua con il solo salario variabile, all’interno del quale l’azienda potrà attuare qualche forma di perequazione». Ossia: salario variabile, ma più alto o più basso a seconda che l’interessato usufruisca o meno delle 180 mila lire fisse. Treves motiva l’obiezione: «L’impianto è inaccettabile perchè limita alle attuali strutture produttive gli accordi aziendali che riconoscevano le 180 mila lire. Così si introduce una forma di doppio regime mascgerato». Cisl e Uil di categoria invece hanno dichiarato disponibilità a discutere la proposta, purché dotata di un congruo aumento salariale variabile.
Il dissenso di merito, come nei metalmeccanici si è trasformato in un rischio di rottura per la mancanza di regole di democrazia. La Cgil infatti, riscontrato il divario di opinioni, ha subito proposto di fermare le bocce e consultare i lavoratori. Treves: «Nemmeno questo percorso è stato possibile, ma la Filcams non può non confrontarsi coi suoi rappresentati. L’assemblea di lunedì farà emergere il loro giudizio sull’ipotesi aziendale e sul rilancio della nostra proposta che punta a ridurre le distanze sulle 180 mila lire».
g.lac.




 

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