Rinascente va allo sciopero

03/10/2005
    sabato 1 ottobre 2005

    Pagina 10 Economia

    Rinascente va allo sciopero

      Stop di commesse e impiegati, ferma anche Upim. In difesa del contratto integrativo

        La nuova proprietà ha esordito disdicendo gli accordi precedenti. Punta a controllare turni e orari, senza trattare più con le Rsu. Abusi sui lavoratori

          ANTONIO SCIOTTO

            Rinascente e Upim bloccate in tutta Italia, oggi, per lo sciopero nazionale indetto da Filcams, Fisascat e Uiltucs: commesse e impiegati si ribellano alla nuova gestione, subentrata da qualche mese alla proprietà di Ifil e Auchan. Oggi le due storiche aziende di distribuzione dell’abbigliamento sono in mano a una cordata che vede accomunati la Investitori Associati, Borletti, Pirelli Real Estate e Deutsche Bank. Appena arrivati, i nuovi padroni hanno disdetto il vecchio integrativo, pretendendo di ridiscutere tutto da zero. Dall’altro lato, si sono moltiplicate le prepotenze, gli abusi e i ricatti nei diversi punti vendita, con i capifiliale scatenati nei confronti dei dipendenti più deboli e dei tanti contrattisti a termine.

            A farci un elenco delle minacce inaugurate dal «nuovo corso» Rinascente-Upim, è Marinella Meschieri, segretaria nazionale della Filcams Cgil: «Se la vecchia gestione poteva essere dura nel confronto – spiega la sindacalista – perlomeno era rispettosa della dignità dei lavoratori. Adesso siamo in una situazione di "barbarie". In molti punti vendita i capifiliale hanno cominciato ad avvicinare i lavoratori per modificare individualmente turni ed orari, minacciando il trasferimento di sede per i dipendenti e il non rinnovo dei contratti per i precari. Lo stesso è avvenuto in occasione degli scioperi, quando viene detto esplicitamente che chi deciderà di partecipare ne soffrirà le conseguenze».

              E non finisce qui, perché adesso il gruppo va anche al risparmio pesante sul lavoro. Come denuncia la Cgil, in diverse sedi della Upim sarebbero utilizzati «stagisti a 600 euro al mese, senza uno straccio di contributo e messi al lavoro anche per dieci-quattordici ore consecutive». Si può immaginare come lavoratori così deboli siano facilmente terrorizzabili, e pronti all’uso quando i commessi più garantiti «rompono le scatole» con lo sciopero. Personale indirizzato al «lavoro» (se ci si passa il termine) da specifici accordi realizzati con le scuole.

                Ritornando ai rapporti tra sindacato e azienda, i problemi si sono cominciati a manifestare prima dell’estate, quando la dirigenza ha annunciato la presentazione del nuovo piano industriale. All’inizio aveva parlato di settembre, poi ha rinviato a ottobre. Dall’altro lato, il contratto integrativo sarebbe scaduto alla fine del 2005. I sindacati hanno dunque avanzato una proposta: voi ci presentate il piano, e vi prendete il tempo per elaborare un rilancio efficace (se l’immagine della Rinascente non va male, infatti, quella dell’Upim è più che «opaca» ormai da anni); noi (Filcams, Fisascat e Uiltucs) accettiamo di non ridiscutere subito il rinnovo dell’integrativo e lo proroghiamo per un anno.

                  L’offerta però non è piaciuta sin da subito agli amministratori delegati Rossetto (Upim) e Radice (Rinascente), che hanno dichiarato di voler procedere parallelamente alla definizione del piano industriale e alla discussione sul contratto, e hanno dunque annunciato che presto (bisogna inviarla entro tre mesi dalla scadenza) sarebbe arrivata la disdetta dell’integrativo. Come se non bastasse, nelle prime discussioni era pure volata la parola «esuberi»; minaccia che per il momento non sembra più attuale. In ogni caso, alla fine la disdetta dell’integrativo è stata recapitata, e così è scattato lo sciopero.

                    Adesso, con l’ipotetico nuovo integrativo, Rinascente e Upim vorrebbero poter imporre unilateralmente turni e orari, senza trattarli con le Rsu (la cosa evoca molto le richieste di Federmeccanica per le tute blu). Dall’altro lato, i sindacati hanno subito inviato la propria pre-piattaforma: chiedono la riconferma di tutto quanto previsto dall’integrativo attuale, e la sua estensione alle filiali escluse; il consolidamento di parte del salario variabile maturato negli anni; un nuovo variabile confacente e facilmente controllabile; infine, chiarezza sulle tante forme di precariato ormai fuori controllo.