Rinascente tornerà in Borsa

21/03/2005


    sabato 19 marzo 2005

    sezione PLUS – pagina 36

    Dopo l’affare / Il ruolo di Investitori Associati e di Dario Cossutta
    Rinascente tornerà in Borsa
    Al momento non è previsto lo « spezzatino » di Upim

      Il futuro di Rinascente Upim è in Borsa, obiettivo neanche tanto nascosto, visto che maggior socio della newco, con il 46% ( davanti a Deutsche Bank ( 30%), Pirelli Re ( 20%) e alla famiglia Borletti ( 4%)) è Investitori Associati: gruppo finanziario che ha una logica di investimento di qualche anno al termine del quale le opzioni sono solitamente la cessione o la quotazione a Piazza Affari.

      Rinascente Upim è anche la terza grande operazione che Dario Cossutta (in questo deal assieme a Filippo Gaggini) porta tra le mura di Investitori Associati: Cossutta negli ambienti della finanza milanese è noto per le operazioni Seat ( uno e due) e Lottomatica. Negli ambienti romani viene ricordato ancora per il cognome: lui, figlio di Armando
      (presidente dei Comunisti Italiani), si trova a dover gestire una delle operazioni che ha creato più timori negli ultimi mesi tra i sindacati, a causa degli effetti occupazionali ( numerosi i comunicati della Filcams— Cgil al riguardo) sui 3mila dipendenti del gruppo Rinascente Upim.

      Le domande, del resto, sono molte? Rinascente diventerà la Harrod’s italiana? Che fine farà Upim? Alla vigilia della cessione, prima che venisse incoronato il vincitore tra le cinque cordate in gara, voci di mercato indicavano la catena Upim pronta a passare di mano con uno spezzatino: interessati fondi di private equity specializzati nel turnaround.

      Lo stesso presidente di McDonald’s Mario Resca si era detto pronto ad organizzare una cordata per acquisire la catena Upim, per la quale si rende necessario un processo di ristrutturazione. Queste voci si ripresentano anche oggi, una settimana dopo l’assegnazione della vittoria ( grazie agli 890 milioni messi sul piatto) a quella che è stata definita erroneamente la cordata italiana, vista la presenza della tedesca Deutsche Bank.

      Cosa potrebbe succedere nei prossimimesi? Secondo indiscrezioni, l’obiettivo di Investitori Associati e della famiglia Borletti sarebbe quello di mantenere sotto la propria gestione entrambe le catene. Nessuna cessione o spezzatino, dunque, ma una creazione di valore per entrambi i marchi. Pirelli Re e Deutsche Bank sono invece interessati agli immobili, magari da far confluire in qualche fondo. La quotazione degli asset industriali potrebbe essere agevolata dalla notorietà dei diversi brand nel settore della grande distribuzione e dalla possibità di fare un turnaround di Upim.

      Ogni progetto, fanno notare alcuni banchieri, è comunque prematuro. Ci sono ancora da definire diversi aspetti, malgrado sia già stato studiato un piano industriale, anche con la consulenza di A. T. Kearney e quella legale dello studio Gianni Origoni Grippo: del resto, Rinascente— Upim è nato come deal soprattutto immobiliare e pochi hanno pensato fino a ieri alle potenzialità degli asset tessili. E proprio Cossutta aveva messo in evidenza, prima della vittoria nell’asta, l’aspetto fondamentale di queste attività, oltre al rischio di svilirle, magari con canoni di locazione troppo elevati che sarebbero andati a incidere sulla redditività del tessile. Quel 46% di Investitori Associati nella cordata non è dunque un caso: è, invece, una scommessa sulle potenzialità di questi asset e su una futura Ipo.

        Carlo Festa

        L’ 1% CHE NON ADERI’
        E’ in mano a gestori
          A chi fa capo quell’ 1% di Rinascente non ceduto nell’Opa del 2002 lanciata da Ifil ( tramite la controllata Eurofind) e nella successiva Opa residuale? Secondo indiscrezioni, il pacchetto sarebbe in mano, oltre cha ad alcuni privati, a qualche società di gestione. I titoli Rinascente, prima delle ultime cessioni, erano stati scorporati in modo proporzionale: 4 milioni 322mila azioni alimentari e la stessa quantità di azioni tessili. Ora sta ai due nuovi azionisti acquirenti ( da una parte Auchan e, dall’altra, la nuova cordata Pirelli Re Investitori Associati) decidere cosa fare dello 0,9% in circolazione.
          Se liquidarli allo stesso prezzo delle ultime offerte oppure se mantenerli nella compagine. Una cosa è certa: visto come è andata ( Rinascente venne valutata 1,77 miliardi ai tempi dell’Opa, mentre a pezzi Ifil ha ottenuto un incasso doppio) chi non aderì all’Opa, ha avuto ragione.