Rinascente, l’asta entra nel vivo

02/11/2004

              sabato 30 ottobre 2004
              sezione: FINANZA E MERCATI – pag: 31

              In arrivo gli «information memorandum»: Carlyle, Bs, Bridgepoint e Pai tra i fondi interessati all’acquisto
              Rinascente, l’asta entra nel vivo
              Il private equity si potrebbe alleare con gruppi immobiliari come Pirelli Re e Blackstone

              CARLO FESTA

              MILANO • Dopo lo scorporo della divisione alimentare, entra nel vivo la corsa su RinascenteUpim. Firmate le lettere di confidenzialità, Lazard, advisor di Eurofind (joint venture fra Ifil e Auchan), dovrebbe inviare la prossima settimana ai soggetti interessati gli information memorandum. Secondo indiscrezioni di mercato, in questa prima fase si sarebbero presentati all’appello intorno a 20 soggetti, fra operatori industriali, finanziari e immobiliari. In lizza ci sarebbero diversi fondi di private equity: Investitori Associati, Bc Partners, Carlyle, Bain Capital, Permira, Doughty Hanson, Apax Partners, Bridgepoint, Bs Private Equity, Pai, Cvc. Tra i soggetti industriali starebbero valutando il dossier gruppi stranieri come la svedese H&M e la spagnola Zara. Infine, in lizza ci sarebbero soggetti immobiliari come Blackstone, Beni Stabili (probabilmente con advisor Lehman Brothers) e Pirelli Real Estate.

              Già si ipotizzano le modalità dell’offerta. La strada prescelta potrebbe essere quella di cordate fra operatori interessati al business industriale (cioè attività, marchi e licenze) e soggetti immobiliari. Da notare che alcuni operatori come Carlyle possiedono, oltre a un braccio attivo nel private equity, anche un fondo speculativo dedicato al mattone.

              Per altri soggetti sarà invece fondamentale trovare un’intesa con gruppi come appunto, fra gli altri, Blackstone, Beni Stabili e Pirelli Re. È presumibile, come in tutte le aste di questo tipo, che il prezzo finale possa attestarsi a livelli elevati: il fatturato della parte retail è di circa 800 milioni. Ma l’asset di maggior valore è il patrimonio immobiliare, che a libro viene indicato a poco più di 100 milioni, ma il cui valore di mercato si aggirerebbe tra i 500 e i 700 milioni. Agli immobili strumentali va aggiunta la valorizzazione della parte industriale: quindi le attività commerciali, i marchi e le licenze. Il prezzo finale sarà dato dalla somma di queste due componenti, anche se — come osservano alcuni operatori — sulla redditività delle attività commerciali andrà ad incidere il canone di affitto da pagare al nuovo soggetto immobiliare proprietario. Dei 18 megastore Rinascente, del resto, otto sono di proprietà e alcuni sono nei centri storici delle principali città italiane: ad esempio, la storica sede di Milano in piazza Duomo e quella di piazza Colonna e piazza Fiume a Roma. Gli addetti ai lavori, inoltre, sono abbastanza concordi nel ritenere che, alla fine, il gruppo dei pretendenti per Rinascente possa ridursi a una short list composta al massimo da quattro-cinque cordate. Secondo le valutazioni degli analisti di una nota Sim milanese tutta Rinascente — quindi la parte food alla quale è interessata Auchan e quella non food — potrebbe valere circa 1,3 miliardi. Tuttavia la vendita potrebbe avvenire a valori più elevati, quindi superiori a 1,5 miliardi.

              La cessione del 49,6% di Rinascente in pancia a Ifil dovrebbe permettere di ridurre l’indebitamento della holding, oggi a 398 milioni di euro. Inoltre, indicano alcuni analisti, la generazione di cassa dovrebbe consentire di abbassare lo sconto sul Nav (Net asset value).