Rinascente, il fronte più “caldo” delle trattative

03/11/2004

              SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 1 novembre 2004

              FINANZA pag. 37

              Rinascente, il fronte più "caldo" delle trattative

              ETTORE LIVINI


              È su Rinascente la partita più "calda" di questo autunno finanziario nel mondo della grande distribuzione: la famiglia Agnelli e il gruppo francese Auchan hanno deciso di cedere Eurofind, la finanziaria lussemburghese controllata pariteticamente cui fa capo il gruppo. E l’iter di vendita sta accelerando proprio in questi giorni.
              La procedura viaggia su due binari separati e a velocità differenti, dopo che i due soci hanno deciso di dividere il business in due. Da una parte sotto il cappello della neonata Società italiana di distribuzione moderna ci sono le attività alimentari di Sma e degli Iper, oltre al 51% delle Gallerie commerciali e alla joint venture con Leroy Merlin. Società con un giro d’affari complessivo di circa 5 miliardi l’anno e 300 milioni di debiti. Dall’altra con il vecchio nome di La Rinascente ci sono i megastore e l’Upim, per un fatturato di circa 800 milioni.

              La parte alimentare è oggetto di una trattativa privata con Auchan che già da un anno ha fatto presente agli Agnelli la sua disponibilità a rilevarne il controllo. I rapporti tra i due soci, del resto, sono ottimi e le parti hanno deciso di non regalare commissioni alle merchant bank per cercare da sole un’intesa sul valore del business in base anche al vecchio accordo che dal 2012 dava a Ifil un’opzione di vendita della sua partecipazione ai francesi. Si tratta solo, dunque, di una questione di prezzo. E il passaggio di mano potrebbe anche essere firmato in tempi relativamente brevi.

              Più complesso invece il destino del tessile. Eurofind ha nominato come advisor Lazard, che nelle scorse settimane ha raccolto circa 2025 manifestazioni di interesse da una pattuglia di investitori piuttosto articolata: non solo fondi di private equity, ma anche realtà immobiliari e società che già operano nella vendita al dettaglio e che nei giorni scorsi hanno tutti sottoscritto un confidentiality agreement. A questi candidati, proprio nell’ultimo fine settimana, è stato spedito un dettagliato infomemo che fotografa la situazione economico finanziaria del gruppo. Ed entro il primo trimestre del 2005 si dovrebbe arrivare alla cessione vera e propria, attraverso un’asta competitiva.

              Quanto incasserà l’Ifil, finanziaria di casa Agnelli, da questa operazione? Difficile stabilirlo ora con precisione. Le stime degli analisti attribuiscono al 50% di Eurofind in mano alla holding un valore tra 1 e 1,4 miliardi di euro, comunque molto di più rispetto ai 540 milioni cui Rinascente è in carico a bilancio. L’Opa da 731 milioni fatta per togliere il gruppo dalla Borsa (prezzo che tra l’altro, visto le richieste odierne dei venditori, sottostimava largamente gli asset) si è già ripagata quasi completamente. Dopo il delisting, infatti, Rinascente ha distribuito ai due soci di Eurofind circa 600 milioni di euro di riserve.

              L’addio degli Agnelli alla grande distribuzione (comprata dalla famiglia nel 1984 e finita dieci anni più tardi dopo un tour tra le varie società del gruppo sotto il capello dell’Ifil) è il primo segno tangibile della nuova strategia della holding. Il nuovo numero uno Daniel Winteler ha promesso non appena preso il timone dell’azienda una gestione dinamica delle partecipazioni. Oltre alle manovre sulla Rinascente, gli altri capitoli di questo rinnovamento sono l’apertura di due sedi negli Stati Uniti e in Asia, le aree in cui la holding dovrebbe fare le sue prossime mosse.

              I soldi della cessione di Rinascente dovrebbero servire però almeno in prima battuta ad alleggerire il debito di Corso Marconi. A fine giugno Ifil aveva una posizione finanziaria netta di 398 milioni. Difficile comunque che il gruppo decida di utilizzare i mezzi freschi per un ulteriore sostegno finanziario alla Fiat. Nell’ultimo bilancio era già precisato che la quota nel Lingotto (responsabile numero uno delle difficoltà degli ultimi esercizi) avrebbe potuto scendere sotto il 30% con la conversione del convertendo delle banche senza troppi traumi. Certo i vertici dell’Ifil hanno sempre precisato che la quota in Fiat è un «presidio strategico». Ma tradotto dal linguaggio sabaudo, molti hanno letto la precisazione come una effettiva non volontà di disimpegno del gruppo (del quale tra l’altro è stato sottoscritto di recente anche dagli Agnelli un sostanzioso aumento di capitale) senza però la disponibilità a ulteriori salassi per i conti delle holding. Rinascente, del resto, non è l’unica "riserva" di liquidità. In portafoglio a Ifi e Ifil c’è anche quasi il 100% della francese Exor, che grazie a un’oculata e metodica politica di disinvestimenti aveva in cassa a fine giugno circa 335 milioni di euro in contanti.